WATERFRONT | Le mazzette del “re del bitume” per gli appalti dell’Anas

Nell’inchiesta della Dda di Reggio Calabria il rapporto tra un funzionario e l’imprenditore Domenico Gallo. Le sue imprese hanno ottenuto lavori per 3,5 milioni grazie all’intercessione dell’ingegnere. Che ha ottenuto in cambio beni di lusso. E 94mila sul conto della moglie. Anas: «Dipendente sospeso nel 2017»

REGGIO CALABRIA Non solo gli appalti per il waterfront. Le attività investigative della Dda di Reggio Calabria che hanno portato all’emissione di 63 misure cautelari nel contesto di un cartello di imprese legate ai clan della Piana di Gioia Tauro avrebbero scoperchiato anche il pentolone di una serie di appalti pilotati all’Anas. L’inchiesta avrebbe svelato lo «stabile rapporto corruttivo insistente» tra Giovanni Fiordaliso, funzionario dell’Anas del Compartimento di Reggio Calabria, e il noto imprenditore Domenico Gallo, definito dagli inquirenti «dominus di numerose società fornitrici di bitume e calcestruzzo». Il patto tra i due sarebbe stato finalizzato alla frode nell’esecuzione di svariati contratti di fornitura (che celavano tra l’altro subappalti non autorizzati), nonché svariati lavori in regime di somma urgenza indebitamente affidati a imprese riconducibili a Gallo – per un valore complessivo pari a 3,5 milioni di euro – nell’ambito di quattro gare per lavori di ammodernamento di tratti dell’Autostrada A2 Salerno – Reggio Calabria, indette – tra il 2009 e il 2016 – da Anas Spa. Per “aiutare” l’imprenditore, il funzionario avrebbe ricevuto beni di lusso, altre indebite utilità e promesse di incarichi redditizi nelle sue imprese.
Sarebbe emerso che, attraverso le imprese risultate riconducibili all’imprenditore, e con l’ingerenza di Fiordaliso, Gallo abbia potuto effettuare forniture di bitume in diversi tratti autostradali della Salerno-Reggio Calabria, attraverso contratti di subfornitura o nolo a caldo e nolo a freddo che celavano, in realtà, subappalti non autorizzati e utilizzando materiali di qualità inferiore rispetto ai parametri imposti dai capitolati di appalto.
Nel dettaglio, per i vantaggi derivanti dalle omissioni poste in essere dal funzionario dell’Anas, il “re del bitume” – tra l’altro – attraverso bonifici bancari che avevano come causale la retribuzione per prestazioni di lavoro mai effettuate – avrebbe fatto percepire somme di denaro, per circa 94mila euro, a Caterina De Giuseppe, moglie del funzionario, alla quale sono state contestate operazioni di riciclaggio volte a ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa del denaro ricevuto.

ANAS: «FUNZIONARIO SOSPESO NEL 2017» Anas, in una nota ha precisato che «l’ex funzionario Anas, coinvolto nell’inchiesta, già dal mese di febbraio del 2017 non è più in servizio. In quello stesso anno, a seguito delle indagini scaturite dall’inchiesta cosiddetta. “Cumbertazione”, seguì l’immediata sospensione dal servizio disposta da Anas, che si è costituita parte civile nel procedimento penale per il risarcimento dei danni subiti. Anas, ferma restando la doverosa collaborazione con gli organi inquirenti, è impegnata costantemente nell’azione di contrasto alle condotte illecite che ledono l’immagine dell’Azienda e di tutti i dipendenti onesti.





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