Caso vitalizi, cancellata la “legge vergogna”. «È stata l’inganno di un furfantello»

Abrogata la norma che estendeva le indennità ai consiglieri decaduti. Coro unanime dei consiglieri intervenuti. Callipo: «La revoca ci fa onore, no ai ciarlatani da Facebook». Irto: «Sì a tagli ma in un quadro non demagogico». Le opposizioni chiedono l’insediamento delle commissioni. Bevacqua si scusa con il resto dell’opposizione

REGGIO CALABRIA Nel giorno del dietrofront rispetto alla norma che allargava le indennità differite il dibattito è ampio. Centoventi secondi per combinare un pasticcio, molto di più per discuterne dopo l’introduzione del presidente del consiglio regionale Domenico Tallini e la relazione di Filippo Mancuso (Lega), servita a illustrare perché la leggina approvata in fretta e furia il 26 maggio si colloca fuori dal contesto dell’intesa della Conferenza Stato-Regione ed è persino costosa per le casse della Regione. Il provvedimento che la cancella è stato approvato poco dopo le 17,30. Mancuso ha esordito dicendo: «Oggi dimostriamo che con questo Consiglio diamo risposte ai calabresi. Quello che è accaduto è stato un incidente di percorso che vogliamo lasciarsi alle spalle, una disattenzione generale a cui rimediamo e sono sicuro non capiterà più. Ma non siamo il Consiglio regionale dei privilegi, perché nel corso di questa legislatura provvederemo a razionalizzare ulteriormente i costi con le esigenze di buon funzionamento dell’Assemblea e nel rispetto delle aspettative dei calabresi». Si è discusso anche d’altro: le opposizioni hanno chiesto che si insedino le commissioni, e l’11 giugno dovrebbe esserci un consiglio sulla designazione delle presidenze.

IL DIBATTITO Per il capogruppo del Pd Domenico Bevacqua «abbiamo dato la possibilità ai tanti professionisti del facile populismo a enfatizzare questa vicenda, e abbiamo consentito anche a tanti nostri amici, veri o falsi, che oggi prendono il vitalizio, di strumentalizzarla. Non potevamo fare scelta peggiore, instillando il dubbio sulla nostra credibilità, e questo mi amareggia molto. Da oggi non ci saranno più consentiti errori e non ci presteremo più a questi errori. Potevamo e dovevamo prenderci il tempo necessario, non abbiamo fatto e abbiamo sbagliato tutti, ma – mi rivolgo alla maggioranza – se avessimo insediato le commissioni sicuramente questi errori non li avremo fatti. Invito quindi la maggioranza a trovare la quadra ed eleggere le commissioni, di cui la Calabria è priva da mesi e che configura una violazione del principio di legalità». «Detto ciò – prosegue Bevacqua –, non sfuggo dalle mie responsabilità, perché ognuno di noi doveva fare un controllo più attento: io non ho difficoltà ad ammettere di aver peccato personalmente di superficialità, ho messo la firma su quel documento e ne assumo la responsabilità. E chiedo scusa agli elettori, amici del centrosinistra, ai tanti iscritti del Pd, e anche a Callipo e Pitaro perché entrambi hanno firmato il documento dopo aver visto la mia firma sul provvedimento consegnatami dalla maggioranza. Comunque, come gruppo del Pd non accadrà mai più, non avalleremo mai più il richiamo di provvedimenti che non sono stati approfonditi. E anche la burocrazia deve fare meglio il proprio ruolo. Oggi dobbiamo porre rimedio, non con le parole la con i fatti. Come Pd non abbiamo proposto una nostra legge perché riteniamo necessario un intervento diretto del presidente del Consiglio nella sua funzione di equilibrio e garanzia». Per Tilde Minasi (Lega) «le gratuite speculazioni sul tema sempre caldo dei vitalizi, che sono stati aboliti da anni, hanno messo in ombra quanto sin qui di positivo è stato fatto nell’emergenza Coronavirus. Il messaggio passato è di continuità con il passato, in netta antitesi con quello che intendiamo perseguire, ed è passato anche con attacchi personali, e non può essere ammesso. Le esperienze pregresse hanno determinato la unanime iniziativa di pervenire all’abrogazione della norma, che ci consente di trasformare un errore in un atto di onore e di chiedere scusa ai calabresi. In futuro non dovrà essere dato spazio a situazioni border line, a fraintendimenti sulla volontà di creare privilegi. Ci siamo confrontati a lungo come Lega, perché per la prima volta siamo in questa aula e in tanto ci hanno votato per cambiare con il passato, per questo la Lega non intenderà soprassedere a fattispecie analoghe ed a modalità regolamentari che alimentano equivoci».
Tra le voci che si sono levate in consiglio quella di Francesco Pitaro (Misto): «Bisogna dire che il consiglio ha scritto una pagina avvilente, che dobbiamo revocare. Ho confessato la mia leggerezza e per questo ho depositato subito una norma per emendare l’errore. Però devo rilevare che se ci fossero state già le commissioni tutto questo non sarebbe successo. Ed è giusto che i calabresi sappiano che quella proposta, diversa da quella concordata in conferenza dei capigruppo, è stata un inganno, c’è stata una mano di un furfantello, che si è fatto quella leggina probabilmente a casa e che viene da quella parte dell’emiciclo. Se fosse un ordine professionale, costui sarebbe stato cacciato, tocca a voi individuarlo e renderlo innocuo sotto il profilo politico. Ora è il momento della lealtà e della responsabilità».
Anche Pietro Molinaro (Lega) propone «di abrogare l’articolo 42 del regolamento perché non è possibile che un consigliere regionale si trovi durante o a fine dei lavori una norma di cui non ha potuto approfondire nulla, è un vulnus che ci porta a fare qualche errore».
Ma è la “manina” a tenere banco. Anche nel discorso di Giuseppe Aieta (Democratici Proressisti). Non che ci sia una particolare “caccia” a chi ha inserito il provvedimento nell’ordine del giorno: «Le manine ci sono sempre state, e in tutte le assemblee, c’è sicuramente da organizzare i lavori con più puntualità. Di questa vicenda resta il fatto che questa assemblea ha adottato importanti provvedimenti contro il Coronavirus, oggi con uno scivolone infantile abbiamo riportato indietro le lancette dell’orologio. Quindi ripariamo il danno assumendo l’impegno di lavorare alla manutenzione delle leggi e dei regolamenti a cominciare dalle spese di funzionamento dei gruppi, che sono tentazioni da abolire». Pippo Callipo (Io resto in Calabria) sottolinea che «la revoca ci fa onore, checché ne dicano i ciarlatani da Facebook. Ma adesso dobbiamo recuperare fiducia e combattere per eliminare sprechi e privilegi». Per Nicola Irto (Pd, unico a non votare per la leggina) «bene ha fatto il presidente Tallini a convocare questa seduta, ed è vero che non ci sono più vitalizi, io infatti non lo avrò, ma tengo a precisare che certi risparmi che oggi sono tornati utili sono stati fatti nella passata legislatura. Dobbiamo metterci in testa che per la Calabria è tutto più difficile, e dobbiamo ragionare anche in termini di opportunità o meno di un provvedimento oltre che di legittimità. Io dico che al populismo si deve rispondere con la verità, e allora se si mette mano a leggi che tagliano stipendi dei dirigenti o altre spese, ma in un quadro non demagogico, io sono d’accordo. Io non ho votato quella orma ma questo non mi assolve, nessuno è assolto, perché il clima di odio quando è svincolato dalla realtà fa male a tutti. Noi dobbiamo rispondere al populismo con il coraggio e la verità».
Per Graziano Di Natale (Io Resto in Calabria) «va colmato al più presto il vulnus dell’assenza delle commissioni consiliari, perché le proposte di legge sin qui approvate non sono passate al vaglio delle commissioni, e il nostro gruppo non è più intenzionato a votare più proposte che non siano passati dalle commissioni. Non mi convince neanche il sistema di votazione, andrebbe attivato il voto elettronico. L’unico privilegio che rivendico è quello di rappresentare i calabresi, per cui chiedo che l’assemblea assuma l’autorevolezza del ruolo e rappresenti degnamente i calabresi e vedere risolti i loro problemi».
Baldo Esposito (Casa delle Libertà) spiega: «Mi sento tutto quel fango addosso, abbiamo fatto un errore di opportunità politica, di mancata comunicazione, e infine un errore di merito, chiarendo comunque che non si era assolutamente reintrodotto il vitalizio. Ma oggi penso che parte un nuovo modo di vedere la politica e di condividere in modo bipartisan alcune proposte. Dalle opposizioni arriva un messaggio chiaro, non possiamo più tergiversare nella definizione delle commissioni, dove ci sarà da fare un grande lavoro partendo anche da una profonda rivisitazione di leggi, regolamenti e spese dei gruppi».
Luigi Tassone (Pd) considera giusta «la convocazione da parte del presidente Tallini, quindi oggi riconosciamo un errore, ma non possiamo essere messi alla gogna mediatica, anche io ribadisco che non abbiamo introdotto alcun vitalizio, io non lo avrò quando non sarò più consigliere. E’ giusto ribadirlo ai populisti e ai leoni di tastiera».





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