‘Ndrangheta stragista, Lombardo: «Abbiamo il dovere di ricostruire quanto è accaduto»

Al via la requisitoria del processo sugli attentati avvenuti in provincia di Reggio Calabria contro i carabinieri, che costarono la vita ai brigadieri Fava e Garofalo e ferirono altri quattro militari. Fu la partecipazione delle cosche calabresi alla stagione degli attentati continentali: «Le stragi di mafia non saranno mai il “passato” per l’Italia»

di Fabio Papalia
REGGIO CALABRIA «Le stragi di mafia non saranno mai “passato” in questa nazione». E’ iniziata oggi la requisitoria del procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, oggi per l’occasione affiancato anche dal procuratore capo Giovanni Bombardieri, nel processo ‘Ndrangheta stragista, che si celebra dinanzi alla Corte d’assise di Reggio Calabria. Imputato è il boss palermitano Giuseppe Graviano, insieme al calabrese Rocco Filippone di Melicucco, quale mandante degli attentati avvenuti in provincia di Reggio Calabria contro i carabinieri, che costarono la vita ai brigadieri Fava e Garofalo e ferirono altri quattro militari. Secondo l’accusa quei tre attentati contro simboli dello Stato erano il modo in cui la ‘Ndrangheta partecipò alla stagione degli attentati continentali fra il ’93 e il ’94.
La requisitoria, che sarà depositata anche in forma scritta, occuperà cinque udienze (e per questo si comporrà di 5 parti) e si concluderà il 10 luglio.
«E’ un processo – ha esordito Lombardo rivolto ai giudici popolari – in cui siamo chiamati a completare un percorso ricostruttivo estremamente rilevante che non coinvolge soltanto il fronte calabrese ma che va a intersecare i suoi accadimenti con una ricostruzione molto più ampia che coinvolge tanti altri uffici e che trova fondamento su sentenze passate in giudicato che hanno segnato la storia giudiziaria di questo Paese e che ci raccontano una stagione drammatica che lo Stato italiano ha vissuto nei primi anni 90».

IL FILOSOFO NIETZCHE Nell’incipt della sua lunghissima requisitoria Lombardo ha citato il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche: «Sono appassionato di filosofia, problema legato alla vicinanza di mia moglie che è insegnante di storia e filosofia. C’è un problema che mi sono posto iniziando a fare la ricostruzione, ed è un problema che tutti noi siamo chiamati a porre nel momento in cui a distanza di tutto questo tempo, oggi portiamo alla vostra attenzione una ricostruzione che si scontra con quello che ci è stato raccontato per circa 30 anni. Tanto i giudici popolari quanto i giudici togati si sono chiesti più volte, nel corso di questo processo, quando sentivamo insieme determinati racconti “ma quanto tempo è passato? Ma in tutto questo tempo, che cosa è stato fatto?” E’ una domanda alla quale oggi siamo tutti chiamati a dare risposte. Proprio oggi in cui celebriamo la 127° udienza di questo processo nei tre anni che il codice di procedura penale ci riserva in presenza di imputati detenuti». «Una delle domande che ho fatto a me stesso – ha proseguito Lombardo – è quella che ruota intorno al concetto di tempo, che è uno degli interrogativi che l’uomo porta con sé da sempre ponendosi un ulteriore quesito che non sempre trova risposte adeguate, se la percezione del tempo sia oggettiva o soggettiva. E soprattutto come si misura il tempo e come il tempo assume rilevanza per stabilire che cos’è passato, che cos’è presente e che cos’è futuro».
«L’unità del sistema internazionale per la misura del tempo – ha affermato Lombardo – non è il minuto, è il secondo. Noi oggi qui per rispondere alla domanda che voi stessi vi siete posti nel corso di questo dibattimento “quanto tempo è passato?”, ragionando in secondi dal 1 febbraio 1994, che è l’ultimo episodio di cui noi ci occupiamo in questa sede e sul quale siamo chiamati a confrontarci perché non si tratta di reati prescritti, se una giornata è composta da 86.400 secondi, un anno è composto da 31 milioni 536 mila secondi, abbiamo aspettato tutti la verità sui fatti di cui ci occupiamo in questo processo per 819 milioni 936 mila secondi. Vi sembra un tempo ragionevole? A me no».
«Il tempo – ha spiegato il procuratore aggiunto – è un concetto fondamentale quando si è chiamati a dare giustizia, perché c’è una possibile moria di fondo tra il tempo necessario per dare giustizia e il tempo che trascorre dagli accadimenti su cui siamo chiamati a dare giustizia e cioè, non si può dare giustizia sommaria. Per non dare giustizia sommaria ci vuole una enorme quantità di tempo quando come in questo caso gli accadimenti che noi siamo chiamati a ricostruire sono estremamente complessi e sono caratterizzati da tutta una serie di condotte, lo vedremo nel corso della requisitoria ma lo abbiamo vissuto nel corso del processo tutti insieme, da comportamenti gravemente depistanti di collaboratori di giustizia, che sono stati inseriti all’interno di percorso investigativi complessi per svolgere la funzione di mine antiuomo e quegli uomini eravamo noi, non erano quelli che erano stati già, purtroppo, vittime di delitti gravissimi. Se ci interroghiamo sul tempo che è passato e sul tempo che abbiamo utilizzato per effettuare determinate ricostruzioni, arriveremo a interrogarci, e io mi interrogo prima di voi su questo concetto, se qui stiamo parlando di passato, di presente o di futuro. Perché, vi invito a non fare una lettura distratta di questi accadimenti, nel momento in cui avete avuto la possibilità di leggere che si sono verificati tra il primo dicembre del 93 e il primo febbraio del 94, e quindi un’epoca che utilizzando il criterio ordinario di misurazione del tempo è un’epoca passata. Niente di più sbagliato, non cadete in questo errore – ha affermato Lombardo rivolto ai giudici popolari – perché secondo la concezione dell’eterno presente di Nietzsche noi non stiamo parlando di passato, stiamo parlando di eterno presente. Perché tutto quello che la nostra mente non dimentica non è passato. Le stragi di mafia non saranno mai “passato” in questo nazione».

L’ETERNO PRESENTE «Quelle stragi eversive, spaventose, drammatiche, consumate ai danni di tutti noi e di uno Stato di cui tutti noi siamo cittadini, sono proprio la rappresentazione giudiziaria del concetto filosofico dell’eterno presente quindi tutti siamo chiamati a ricostruire fino in fondo quegli accadimenti proprio perché tutti ancora portiamo addosso ferite, paure, il peso enorme del compito che ci viene riservato, il dolore, la rabbia, il desiderio di verità. Quella che in questa aula di Giustizia finalmente verrà ricostruita. Allora se questo è vero, il futuro di questa nazione che ruota attorno alla ricostruzione di verità giudiziarie complesse, non si fonda sull’inganno e sulla mistificazione di tutti quelli che hanno tentato di far credere che la ‘Ndrangheta non abbia avuto ruoli nella strategia stragista, e i primi a portare avanti questa ricostruzione sono stati proprio i gradi elevati di quella stessa organizzazione criminale che invece un ruolo ce l’aveva avuto ed è un ruolo che andava ben oltre il supporto logistico a determinate azioni. La nostra ricostruzione andrà oltre le verità sottobanco, il compromesso, le scorciatoie, il silenzio e la paura. Questo siamo chiamati a fare oggi, perché noi abbiamo il dovere della verità, abbiamo il dovere di chiederla come cittadini, abbiamo il dovere di cercarla come magistrati del pubblico ministero, avete il compito di affermarla voi giudici. Costi quel che costi, perché noi viviamo un eterno presente da cui dipende il nostro domani».
«Avere al fianco il procuratore della Repubblica – ha affermato Lombardo concludendo la parte iniziale della requisitoria – significa rappresentare nella sua massima espressione l’ufficio che in questa Repubblica ha il compito di cercare la verità, perché per noi il tempo si è fermato e questo eterno presente diventerà altro solo quando tutto quello che va ricostruito, sarà ricostruito fino in fondo e ancora purtroppo il lavoro da svolgere sarà lungo». (redazione@corrierecal.it)





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