«Santelli e il centrodestra accentrano il potere. In Calabria quadro preoccupante»

Le dimissioni di Callipo («spero che ci ripensi, ma andremo avanti»). Lo scontro sulle commissioni («il centrodestra non rispetta le regole democratiche»). Gli investimenti sul Brand Calabria («del corto di Muccino si occuperà la Corte dei conti»). Intervista al capogruppo dem in consiglio regionale Bevacqua. Che guarda anche al futuro del Pd: «Bruno Bossio chiede lo scioglimento? Difficile vedersi marginalizzati per chi è abituata a farla da padrone. Il congresso si faccia dopo le amministrative di settembre, continuiamo con l’apertura alla società civile»

Domenico Bevacqua

REGGIO CALABRIA Pochi mesi. E poche sedute. Ma molto dense. Il consiglio regionale è ripartito da poco, soprattutto a causa della crisi Covid. Eppure non si può dire che non siano “esplosi” casi e argomenti. Prima il goffo tentativo di estendere i vitalizi, poi lo scontro sulle commissioni (tutte appannaggio della maggioranza), infine le dimissioni del leader dell’opposizione Pippo Callipo. Percorso breve ma intenso. Domenico Bevacqua, capogruppo del Pd in consiglio regionale, è chiamato, assieme al suo partito, a rilanciare l’azione della minoranza.

La legge sull’estensione dei vitalizi anche ai consiglieri decaduti è stato uno scivolone che l’opposizione ha condiviso con la maggioranza. Ci racconta com’è andata? Come mai non vi siete accorti del “trucco”?
«Sulla questione dei cosiddetti vitalizi, il capitolo è chiuso. Sappiamo tutti che non si trattava affatto di vitalizi, aboliti da tempo, ma la gente vive tempi difficili e non si può far nascere il sospetto che si vogliano reintrodurre privilegi. È vero che la proposta è stata diretta emanazione della maggioranza di centrodestra ma, quando si commette una leggerezza e si è gruppo dirigente, non si può puntare su altri il dito, perché bisogna assumersi le proprie responsabilità: spesso, in passato, questa onestà intellettuale è mancata. Per questo, mi sono pubblicamente scusato con gli iscritti del Pd e con i miei elettori, nonché con gli amici Pippo Callipo e Francesco Pitaro per averli indotti in errore».

Le dimissioni di Callipo sono un colpo per l’opposizione, che perde il proprio candidato presidente ed esce depotenziata da questo passaggio. Come pensate di rilanciare l’azione in consiglio regionale? 
«Spero sinceramente che la scelta maturata da Callipo possa essere oggetto di ripensamento: dall’apertura alla società civile che ha ispirato la sua candidatura non si deve tornare indietro. E un partito come il Pd deve essere il primo a dimostrare di volere e sapere valorizzare le energie migliori provenienti dalle comunità e dai territori. Altrettanto chiaramente, però, bisogna essere consapevoli della fatica e della pazienza dell’azione politica: chi liberamente decide di impegnarsi in politica deve mettere in conto le possibili arroganze istituzionali delle maggioranze e gli intoppi derivanti da ragnatele regolamentari e burocratiche. A volte, la pazienza richiesta è enorme e alla minoranza ne occorre sempre una dose almeno doppia: ma le cose si possono cambiare soltanto dall’interno. Il progetto continua, il Pd non recede di un passo e lo dimostreremo ancor più nei prossimi mesi».

Dopo i vitalizi è scoppiato il caso delle Commissioni. Per la minoranza nessuna presidenza e una parte dei consiglieri di maggioranza vorrebbe che il presidente Tallini applicasse i poteri sostitutivi. Come si esce dall’impasse?
«La vicenda delle Commissioni è la testimonianza lampante della mancanza di rispetto delle più elementari regole democratiche da parte della maggioranza. D’altronde, cosa si potrebbero aspettare la Calabria e la cultura istituzionale di un’intera regione da una maggioranza che non riesce per mesi a trovare un accordo per nominare i presidenti di Commissione; che, pur di trovare la quadra, si inventa una ottava Commissione; che, dopo un indegno teatrino sulla Commissione Antindrangheta, si appropria anche della Commissione Vigilanza; che decide di votarsi da sola presidenti e vice presidenti?
Se, a tutto a ciò, aggiungiamo la mancanza di esercizio del ruolo di garanzia da parte del presidente del consiglio regionale e l’assenza totale del ruolo politico-istituzionale spettante al presidente della giunta, il quadro diventa veramente preoccupante».

L’inizio di legislatura è stato caratterizzato dai provvedimenti per fronteggiare la crisi Covid e dagli investimenti annunciati dalla presidente Santelli per rilanciare il Brand Calabria. Come giudica l’azione di governo?
«In questi mesi abbiamo assistito solo a provvedimenti che hanno provato a “scimmiottare” alcune misure nazionali, ma sono risultati fallimentari o di utilità parziale. Ciò che maggiormente preoccupa, però, nell’atteggiamento della presidente Santelli, sono la sua volontà di accentramento del potere e l’allergia per i procedimenti di comparazione comprovata delle competenze. Avvocatura regionale, riorganizzazione dei Dipartimenti, arrivo di “super” dirigenti esterni. Per tacere dell’ultimo milionario ed “emozionale” affidamento diretto al regista Muccino, che sarà sicuramente oggetto di attenzione da parte della Corte dei Conti. Tutto ciò costituisce anche una mortificazione per le tante realtà calabresi non considerate e anche per quegli attori e registi calabresi affermati a livello nazionale… I sindaci, i calabresi oggi si aspettano non il Brand Calabria, ma una risposta certa sulle città pulite e non invase dai rifiuti, un contributo su come fare ripartire le scuole in sicurezza a settembre e soprattutto servizi socio sanitari efficienti. Di tutto ciò alla presidente Santelli interessa poco; delega responsabilità e confronto a chi si trova, magari, spaesato nel ruolo affidatogli. Così come il suo assordante silenzio sul nefasto decreto legge 35 del governo giallo-verde e sulla colonizzazione della Calabria dei manager del Nord che dimostra, ancora di più, la superficialità con cui vengono trattati i problemi».

Enza Bruno Bossio propone di sciogliere il Pd. Denuncia la mancanza di carisma del gruppo dirigente e chiede una rifondazione. Quale crede sia il futuro dei dem? 
«È dura vedersi marginalizzati per chi, come l’onorevole Bruno Bossio, è abituata da sempre a farla da padrone: la sua scelta di affiancare Matteo Orfini conferma, peraltro, le sue difficoltà a trovare ascolto nel dibattito interno al partito. Ed è ancora più grave che lasci intravedere la possibilità di andare oltre il Pd. Mi sarei aspettato ben altro atteggiamento da chi è stata nominata in Direzione nazionale da parte del segretario Zingaretti; di certo non queste uscite rancorose, le quali non offrono alcun contributo utile al rafforzamento del Pd, l’unico partito riformista, popolare e radicato nei territori. Poi per quanto riguarda il carisma bisogna capire cosa si intende. Per me avere ricevuto 7.596 preferenze significa aver trasmesso qualcosa, visto che non avevo con me nulla, dico nulla, se non l’affetto, la stima e la vicinanza di tantissima gente non figlia degli apparati che qualcuno conosce bene, né di gestione di potere».

Quando crede sarà celebrato il congresso regionale del Pd? Che caratteristiche dovrebbe avere il prossimo segretario regionale?
«Svolgendo il ruolo di capogruppo in consiglio regionale, alcune volte senza il supporto che ci si attenderebbe dal resto della minoranza di centrosinistra, auspico con forza l’avvio del percorso congressuale. Anzi, approfitto di questa occasione per chiedere alla segreteria nazionale di agevolare e supportare la celebrazione del congresso regionale subito dopo le elezioni amministrative di settembre. Non certo perché io nutra riserve sul lavoro che sta compiendo il commissario Graziano, con il quale siamo in piena sintonia. Semplicemente, la Calabria ha bisogno di un gruppo dirigente che sia democratica espressione dei territori e che dai territori riceva legittimazione. Quanto al profilo del prossimo segretario regionale, ritengo debba delinearsi proseguendo nell’apertura alla società civile, in un clima il più possibile unitario e promuovendo tutte le opportunità che consentano alle donne di concorrere su un piano di reale parità. Sarebbe davvero un bel segnale. Posso comunque affermare con certezza che il Pd calabrese non tornerà indietro rispetto al percorso tracciato dalla segreteria nazionale». (ppp)





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