Dal decreto “Semplificazioni” un salvagente per i conti di Reggio Calabria

Un articolo depotenzia le recenti sentenze della Corte Costituzionale che hanno bocciato i comportamenti tenuti dalla Città metropolitana dello Stretto (e da Napoli) sulle anticipazioni di liquidità

Vi proponiamo un articolo da “EE&Edilizia” del Sole 24 Ore di oggi a firma del docente Unical Ettore Jorio.

L’arbitro, al secolo il Governo, fischia un rigore in favore delle Città metropolitane di Napoli e Reggio Calabria.
Di contro, solleva il cartellino rosso nei confronti della Consulta.
Il tutto, in “zona Cesarini”.
Lo fa introducendo nel decreto c.d. “Semplificazioni”, da poco approvato dall’Esecutivo, un articolo provvisoriamente contraddistinto dal numero 14 bis e “motivato” dai disagi Covid 19, con il quale ha sostanzialmente sottratto la vis delle recenti sentenze della Corte Costituzionale (n. 18/2019 e n. 115/2020), che hanno bocciato i comportamenti tenuti dalle due Città metropolitane (una terza è dedicata al Comune di Pozzallo) in relazione al trattamento riservato alle anticipazioni di liquidità godute a mente del D.L. 35/2013.
Hanno, ovviamente, detto ben altro, dissuadendo ogni intento manipolatorio dei bilanci e ogni genere di malversazione di anticipazioni di liquidità e simili.
Il tutto, comunque, finalizzato ad impedire che si utilizzassero le risorse introitate, destinate a sopperire a deficienze di cassa, per generare nuova spesa corrente e un indebitamento intergenerazionale. Un modo per far scialacquare gli amministratori di oggi a discapito finanche dei loro pronipoti carichi di debito pubblico da pagare.
Un atteggiamento, tenuto dagli enti locali, stigmatizzato e “incriminato” dalle rispettive sezioni di controllo di Napoli e di Catanzaro con due attente ordinanze assunte, volte a rimettere al giudizio della Consulta le leggi che consentivano di rimodulare gli originari piani di riequilibrio ed eludere, così, le responsabilità derivanti da dichiarazioni di dissesto, allo stato più che verosimili.
L’intento del Governo è quello di concedere una moratoria quantomeno di un anno ai Comuni meno attenti ma perspicaci e agganciati con le alte sfere. A quelli che hanno utilizzato comodi percorsi abilitativi a rimodulare e riformulare i loro piani di rientro nel periodo intercorrente tra il 31 dicembre 2017 e il 31 gennaio 2020.
Un arco di tempo che, guarda caso, comprende l’operato delle due Città metropolitane e, invero, non solo.
Ebbene, in questo periodo di neointrodotta moratoria gli enti e i cittadini interessati vivranno peraltro in uno scomodo limbo perché non produttivo di alcunché. Sarà interdetto, a scadimento delle garanzie costituzionali, ogni genere di controllo delle sezioni regionali competenti e, dunque, impedita l’applicazione dell’articolo 6, comma 2, del d. lgs. 149/2011, che imporrebbe loro il perfezionamento della dichiarazione di dissesto con lo scioglimento del consiglio comunale per i destinatari che si rendessero inadempienti.
Ma si sa, in tempi di elezioni siffatte sospensioni fanno comodo, forse sulla errata supposizione di risolvere le nubi nere di oggi con un illusorio sole cocente di domani.
Nel frattempo, il Paese soffre e la Costituzione piange!

Ettore Jorio
docente Unical





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