Da tutt’Italia per sostenere i magistrati dell’antimafia, tranne che dalla Calabria -VIDEO

Alla manifestazione organizzata da Antimafia2000 in sostegno della Dda di Reggio Calabria impegnata nel processo “‘Ndrangheta stragista” moltissime organizzazioni hanno raggiunto il piazzale del Cedir. «Forse i reggini aspettano che qualcuno rompa il ghiaccio»

di Fabio Papalia
REGGIO CALABRIA Nel piazzale del Cedir, davanti alla sala Versace, stamattina c’erano persone arrivate un po’ da tutta Italia, da Bolzano a Palermo, perfino dalla Calabria, a manifestare a favore del procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo e di tutti i magistrati della Dda di Reggio Calabria. Da ogni dove, tranne da Reggio Calabria. I volti reggini si contano sulle dita di una mano. C’erano Tiberio Bentivoglio, l’imprenditore reggino sotto scorta, il referente cittadino di Libera, più defilati l’assessore Giovanni Muraca e capogruppo Pd Antonino Castorina.
Un’assenza che non è sfuggita agli organizzatori. «La risposta è positiva, ci sono tantissime persone, ci ha sorpreso il fatto che sono arrivati dei pullman organizzati da associazioni attiviste indipendenti, ovviamente antimafia, perché l’antimafia è in tutta Italia. Purtroppo pochi da Reggio ma forse i reggini aspettano, aspettano che qualcuno dia l’inizio, che rompa il ghiaccio, e quindi noi siamo positivi con la città anche se oggi mi sono arrabbiato, ho fatto una specie di comizio cercando di svegliare i nostri fratelli concittadini. Io mi considero quasi un calabrese perché vengo da Palermo quindi siamo cugini. La città si deve svegliare». Così Giorgio Bongiovanni, direttore di Antimafiaduemila che ha organizzato il sit insieme a “Our Voices” proprio nell’ultimo giorno della requisitoria del pm Lombardo nel processo ‘ndrangheta stragista.
«Noi in Sicilia – prosegue Bongiovanni – ci siamo svegliati, purtroppo, dopo 3 o 4 stragi, dopo che il sangue è stato versato sulle strade. Ora non deve succedere a Reggio, anche se di sangue ne è stato versato tanto durante la guerra di mafia, hanno ucciso il giudice Scopelliti, politici, carabinieri. Il processo in corso che sta conducendo come pubblico ministero il pm Lombardo tratta proprio di una strage di carabinieri che la ‘ndrangheta ha fatto in accordo con cosa nostra. Quindi sosteniamo questi magistrati, Lombardo è uno come Gratteri, come Di Matteo, minacciato di morte se non condannato già a morte da questa organizzazione criminale che non aspetta il momento che questi magistrati siano soli, abbandonati dallo Stato, dalla politica, forse dalla stessa magistratura e dai cittadini. Se noi cittadini rispondiamo la mafia ci ripensa. E’ successo anche in Sicilia quando c’è stato il sostegno della città, la mafia ha sospeso omicidi, stragi. Il silenzio e l’isolamento è pericoloso. Speriamo per la prossima volta per i reggini. Ma ho sentito prima piangere una signora che era portavoce di un gruppo calabrese, Cosenza, Rende, Crotone, quindi la Calabria c’è, i reggini ancora no. Li dobbiamo svegliare».
Gli imputati sono due ma ripercorrendo l’impianto accusatorio ci sarebbe materiale per allestire un maxiprocesso: «Gli imputati fisici – risponde Bongiovanni – sono due, tra questi Giuseppe Graviano, noto boss, forse il capo attuale di cosa nostra insieme a Matteo Messina Denaro, perché Riina e Provenzano sono morti, i due giovani, per modo di dire, rampanti, uno è latitante e uno è in carcere. Minaccia, parla, manda messaggi. Gli imputati devono essere tanti perché in questo processo Lombardo ha fatto entrare come testimoni, personaggi della politica, dei servizi segreti, della massoneria, colalboratori di giustizia che hanno raccontato di incontri tra i capimafia e Berlusconi e Dell’Utri, insomma ci sono tanti fatti che dovrebbero interessare a tutta la nazione e invece è un processo silenzioso e noi lo dobbiamo rendere un processo che parla».
Il direttore di Antimafiaduemila non ha dubbi sull’esito del processo: «Finirà con le condanne, perché le prove sono così schiaccianti e spero che da questo processo si possano aprire delle indagini dove si alzi il livello, come Lombardo vuole fare, come Gratteri vuole fare, come la dda di Reggio vuole fare, come vogliono fare altri magistrati palermitani come Di Matteo e che i volti occulti dello Stato deviato non li fermino. Perché a volte lo Stato, lo dicono i magistrati in alcune sentenze, si è servito della mafia, quella parte di Stato negativo ovviamente, per fermare i propri servitori». (redazione@corrierecal.it)





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