Graviano manda un memoriale ai giudici di Reggio. «Berlusconi ha contribuito alla mia cattura»

Il boss imputato per il processo ‘Ndrangheta stragista, scrive al collegio giudicante un memoriale di 50 pagine. Dentro c’è la sua difesa ma anche il racconto dei 20 miliardi che sarebbero stati prestati e mai restituiti da imprenditori siciliani al fondatore di Forza Italia

REGGIO CALABRIA Giuseppe Graviano, boss di Brancaccio, dal carcere di Terni dove è agli arresti con il regime di carcere duro ha inviato un lungo memoriale alla Corte d’Assise di Reggio Calabria (riunita in camera di consiglio per la decisione di ‘ndrangheta stragista) nel quale racconta che Silvio Berlusconi avrebbe avuto un «ruolo strategico» nella sua cattura. La notizia è riportata sull’edizione di oggi del Fatto Quotidiano. Tra le colonne del giornale viene evidenziato come Graviano scriva ai giudici di essere creditore e vittima di Silvio Berlusconi. L’incipit delle 50 pagine inviate ai giudici di Reggio Calabria, Giuseppe Graviano lo dedica ai pentiti che lo hanno accusato durante il processo. Nega di conoscenre Marcello Dell’Utri per poi passare ai suoi rapporti con Silvio Berlusconi. «Sullo sfondo ci sono sempre i 20 miliardi che il nonno materno di Giuseppe Graviano (a dire del boss) avrebbe dato – in – sieme ad altri imprenditori di Palermo – a Berlusconi negli anni 60 e 70. Quando Graviano al processo ’Ndrangheta stragista tirò fuori la storia, l’avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini, replicò che le sue affermazioni “sono platealmente destituite di ogni fondamento, sconnesse dalla realtà nonché palesemente diffamatorie”». E’ scritto nell’articolo firmato da Lucio Musolino e Marco Lillo. Graviano nel suo memoriale racconta anche dell’intenzione di tutti gli «investitori» di mettere a frutto i proventi di quell’investimento, formalizzando tutti i dettagli davanti ad un notaio. Siamo agli albori del 1994, a quell’incontro avrebbe dovuto partecipare Berlusconi oltre che Giuseppe Graviano e suo cugino Salvo, ma non se ne fece mai nulla. Il boss è stato catturato il27 gennaio con il fratello Filippo a Milano. Stessa sorte è toccata al cugino che «il 2 febbraio 94 era stato arrestato con l’a ccusa infamante di aver commesso un omicidio» scrive Graviano, da cui poi è stato assolto. Le dichiarazioni di Graviano, che non è collaboratore di giustizia, quindi quello che dice deve essere utilizzato con le dovute precauzioni, contengono anche il modo singolare in cui venne quell’arresto a Milano. «Qualcuno o più di qualcuno aveva interesse a toglierci di mezzo» scrive. «L’arresto di Milano è stato veramente singolare e inaspettato. Sono certo che un ruolo, oltre chiaramente alle forze dell’ordine, sia da attribuire a Contorno e a Berlusconi».  Salvatore Contorno è nell’orbita dei pentiti di mafia e secondo Graviano è stato lui a far scattare l’attività investigativa. Per Graviano Berlusconi avrebbe «avuto sempre un rapporto stretto e privilegiato con il gruppo Contorno, Bontate e soci» ma  Contorno non ha mai parlato di rapporti con Berlusconi. Per il boss, che si professa innocente per le stragi, la sua carcerazione sarebbe stata utile per non restituire i proventi degli antichi investimenti dei siciliani sul Berlusconi.





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