“‘Ndrangheta stragista”, ergastolo per Graviano e Filippone – VIDEO

La Corte d’Assise del tribunale di Reggio Calabria ha accolto la richiesta avanzata dal pm Giuseppe Lombardo e condannato al fine pena mai il boss di Brancaccio e l’uomo ritenuto espressione della cosca Piromalli di Gioia Turo

di Fabio Papalia
REGGIO CALABRIA La Corte d’Assise di Reggio Calabria, presidente Ornella Pastore, al termine di una lunga camera di consiglio ha inferto l’ergastolo a ciascuno dei due imputati nel processo “‘ndrangheta stragista”, il boss di Brancaccio Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone, ritenuto dalla Dda espressione della cosca Piromalli di Gioia Tauro. Il processo verteva sui tre attentati ai carabinieri avvenuti nella provincia di Reggio Calabria nel 1993 e nel 1994, in uno dei quali morirono i brigadieri Fava e Garofalo e negli altri due rimasero feriti altri 4 militari.

Secondo l’ipotesi accusatoria quegli attentati rappresentano la partecipazione della ‘Ndrangheta alla stagione degli attentati continentali contro lo Stato decisa dalla mafia siciliana. Era stato il procuratore capo di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, che ha preso la parola dopo la lunghissima requisitoria del procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, a invocare la condanna all’ergastolo per entrambi.
Bombardieri oltre ai due ergastoli aveva chiesto per il solo Filippone anche la condanna a 24 anni di reclusione per un altro capo di imputazione. La Corte d’assise in relazione a questa richiesta, oltre all’ergastolo, ha inferto 18 anni di reclusione a Filippone.
Entrambi sono stati condannati al risarcimento dei danni in favore delle parti civili. Infine la Corte ha disposto la trasmissione all’ufficio di Procura, per eventuali determinazioni di competenza, dei verbali e delle trascrizioni delle dichiarazioni rese da Giuseppe Calabrò all’udienza del 19 e 27 settembre 2019, della memoria a firma dell’imputato Giuseppe Graviano e dei verbali e delle trascrizioni delle dichiarazioni rese dallo stesso nel corso dell’esame. Entro 90 giorni sarà depositata la motivazione. La sentenza è stata letta nell’aula bunker, con eccellente gestione del servizio d’ordine e sicurezza pubblica da parte delle forze dell’ordine.

BOMBARDDIERI «E’ il giusto riconoscimento del lavoro che va avanti da anni e che su impulso della Procura nazionale ha portato da Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria a ricostruire una delle vicende più oscure della storia giudiziaria del nostro Paese». Così il procuratore capo di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, subito dopo la lettura del dispositivo della sentenza. «Finalmente si capisce – ha aggiunto Bombardieri – come la morte dei due poveri militari e il ferimento degli altri militari nel 93 e 94 non è stato un imprevisto o un caso ma apparteneva a un disegno più ampio che vedeva coinvolte la ‘ndrangheta reggina unitamente a cosa nostra siciliana». La sentenza, così come aveva sostenuto la requisitoria del procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, lascia intravedere ancora altre ombre e un livello ulteriore su cui far luce: «Intanto ci fermiamo a questa sentenza – ha risposto Bombardieri – leggeremo le motivazioni per comprendere la ricostruzione che la Corte svolgerà nella sua sentenza ed evidentemente ci determineremo di conseguenza. La stessa presidente ha disposto la trasmissione di alcuni atti alla nostra attenzione per le valutazioni che saranno di nostra competenza».
RAFFORZAMENTO UFFICI GIUDICANTI E PG «Il fatto che la ‘ndrangheta non sia stata mai considerata per quello che veramente era, e solamente oggi se ne parla come di un fenomeno universale, che riguarda non solo l’Italia ma l’Europa e il mondo intero, deve portarci anche a dare la giusta dimensione a quello che è necessario per contrastarla». Il procuratore Bombardieri ha ribadito l’importanza del rafforzamento degli uffici giudiziari e di quelli investigativi: «Oggi come oggi – ha aggiunto Bombardieri – noi siamo impegnati nella richiesta di un potenziamento non degli uffici giudiziari di Procura ma degli uffici giudiziari giudicanti, della polizia giudiziaria che è ancora ferma agli anni in cui si parlava solo di “cosa nostra”. La ‘ndrangheta è pericolosa, questo processo dimostra che il livello era quello ed è l’occasione giusta per ribadire l’importanza e la necessità di svolgere gli ulteriori sviluppi di questo importante lavoro che stiamo facendo, di ribadire la richiesta di ottenere un rafforzamento delle forze di pg che è quanto mai necessario e importante per questa terra».

LOMBARDO: SPERIAMO SIA L’INIZIO «Speriamo possa essere l’inizio di un percorso di ricostruzione che vada oltre quello che è stato fatto finora. Penso che questa terra e le vittime di mafia di questa terra meritino questo tipo di impegno e determinate risposte che non sono state facili». Dopo cinque udienze di requisitoria e quasi tre anni di processo, il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo ha già voglia di ricominciare a scavare negli anni torbidi del recente passato.
«Abbiamo fatto il nostro lavoro – ha aggiunto Lombardo – abbiamo raccolto gli elementi disponibili, li abbiamo messi insieme, abbiamo portato all’attenzione della corte una ricostruzione a cui abbiamo profondamente creduto, oggi è arrivato un risultato importantissimo, siamo contenti di questo».
Perché sono dovuti passare trent’anni per conoscere la verità sul ruolo della ‘ndrangheta nella strategia delle stragi continentali voluta da cosa nostra? «La ‘ndrangheta ha fatto delle scelte di un certo tipo – ha risposto Lombardo ai cronisti – è riuscita per molti anni a far credere di non aver preso parte a una determinata strategia, ha utilizzato probabilmente gli uomini giusti e in questo è riuscita a nascondersi. Penso che sia arrivato il momento di raccontare fino in fondo qual è stato il loro ruolo e qual è la loro forza criminale».

INGROIA: ORA PROCESSARE MANDANTI ESTERNI «La sentenza con la quale oggi la Corte d’Assise di Reggio Calabria ha condannato all’ergastolo Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone, per il duplice omicidio dei carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo, si può definire storica per vari motivi. Primo, perché per la prima volta viene accertata la partecipazione anche della ‘Ndrangheta alla strategia stragista del ’92 – ’94. Secondo, perché si è accertata la responsabilità per quella strategia dell’intero “Sistema Criminale” di cui fanno parte apparati istituzionali deviati e pezzi di politica e di imprenditoria complici delle mafie”. Così l’avvocato Antonio Ingroia, avvocato di parte civile per le famiglie dei carabinieri Fava e Garofalo nel processo ‘Ndrangheta stragista.
Ingroia aggiunge che «Giuseppe Graviano ha aperto degli squarci di verità che la Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria saprà certamente raccogliere ed approfondire. Oggi si è fatta giustizia dopo troppi anni di inerzie e depistaggi, ma le famiglie dei carabinieri uccisi che io rappresento attendono giustizia piena ed integrale, che si potrà fare solo quando verranno portati alla sbarra i mandanti e suggeritori esterni alle mafie, anch’essi responsabili della strategia stragista e fino ad oggi impuniti». (redazione@corrierecal.it)





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