Complici e centinaia di “clienti” ancora da scoprire per la “centrale” dei falsi sanitari a Reggio

Per il gip il sistema delle fatture funziona «da quasi un decennio». E la portata della truffa sarebbe «più vasta e preoccupante» di quanto emerso. Individuati 700 contribuenti. Ma molti avrebbero smarrito i documenti per non esporsi a un’inchiesta penale. Gli inquirenti sulle tracce di “Gabriele”

REGGIO CALABRIA La “centrale del falso” scoperchiata dalla guardia di finanza di Reggio Calabria, con i suoi numeri monstre (208 indagati, un giro di fatture mediche false per 10 milioni di euro, una truffa da due milioni e 700 “clienti”), andava fermata. Perché i suoi animatori – Eduardo Amaretti, Massimiliano Morello e Cosimo Maria Vittorio Spanò, tutti finiti ai domiciliari su richiesta della Procura di Reggio Calabria – avrebbero potuto allargare il business e inquinare le prove. Per questo motivo il gip ne ha disposto gli arresti domiciliari.

DIECI ANNI DI TRUFFE I tre indagati, sottolinea il giudice per le indagini preliminari, «operano con cadenza annuale, costante e continuativa, da quasi un decennio, circostanza che consente di ritenere che gli stessi certamente non desisteranno negli anni a seguire dal continuare a portare avanti la loro attività criminale». Le indagini hanno accertato «che l’operatività dell’organizzazione risale certamente ad epoca antecedente al 2013». Dalla consultazione delle banche dati, infatti, «si evince che molti dei contribuenti individuati hanno indicato (anche per le annualità ormai cadute in prescrizione) nelle proprie dichiarazioni fiscali importi per spese sanitarie talmente elevati (tra 10mila e 20mila euro) da risultare incompatibili con i propri redditi». D’altra parte «l’organizzazione è tuttora operante come può dedursi dal fatto che, alla data delle acquisizioni della documentazione da parte della polizia giudiziaria operante, le dichiarazioni dei redditi oggetto di indagini erano le ultime disponibili, ovvero quelle relative all’anno d’imposta 2016, da presentarsi entro i termini previsti dell’anno 2017».

«FENOMENO CRIMINALE MOLTO PIÙ VASTO» Il gruppo formato da Amaretti, Morello e Spanò, dunque, si è affermato nel corso degli anni a Reggio. E il “paccheto completo” di servizi utili a incrementare i rimborsi per le prestazioni mediche è tornato utile a molti. I casi sarebbero ben più di quelli emersi. «Deve ragionevolmente ritenersi – scrive il gip – che l’effettiva portata del fenomeno illecito è di gran lunga più vasto e preoccupante. Ed invero, i nomi dei contribuenti fino ad ora individuati (…) sono quelli che si ricavano dalla documentazione che Amaretti, Morello e Spanò avevano conservato e caduta in sequestro».
Dunque, «l’ampiezza del fenomeno criminoso» sarebbe «certamente più vasta di quanto si sia dimostrato, posto che l’organizzazione si compone certamente di altri soggetti non identificati, tra cui tale “Gabriele” che percepiva parte del prezzo del reato». Per il giudice «è stata rinvenuta solo una minima parte delle fatture, riconducibili a circa 210 contribuenti. Risulta infatti che l’elenco delle persone che si ricava dalla documentazione rinvenuta da Amaretti, Morello e Spanò si compone di circa 700 contribuenti, per la maggior parte dei quali non sono state esibite o rinvenute le fatture».

I DOCUMENTI “SMARRITI” Riguardo ai tre, il gip sottolinea il pericolo di inquinamento delle fonti di prova, sulla scorta della considerazione «che gli indagati hanno agito per lungo periodo dimostrando di possedere esperienza e professionalità criminosa non comuni, tali da aggirare agevolmente la normativa di settore. Sul punto, si consideri che solo per una minima parte dei contribuenti individuati (circa 700) è stata esibita o rinvenuta la relativa documentazione. È significativo che, anche in sede di controllo fiscale, alla richiesta di giustificare le spese mediche portate in detrazione, centinaia di contribuenti non hanno dato spiegazioni, né hanno esibito le fatture». In sostanza, «la gran parte di queste persone, ben consapevoli degli accertamenti che sarebbero scaturiti dall’esibizione delle fatture e delle inevitabili conseguenze giudiziarie», avrebbero «deciso di non consegnare alcuna documentazione, esponendosi così alle sole sanzioni di natura fiscale».
Meglio versare la sanzione dovuta per l’assenza della fattura che sottoporsi a un’indagine per falso. Chissà se anche questo suggerimento era incluso nel pacchetto dei servizi. (ppp)





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