Lamberti Castronuovo si ritira: «La mia candidatura non l’hanno saputa difendere»

Naufraga il tentativo di un polo civico insieme ad Angela Marcianò: «Non ho fatto il vicesindaco a Minicuci, non posso farlo neanche a lei». Lo sfogo dopo giorni di silenzio: «Ero il candidato in pectore del centrodestra»

di Fabio Papalia
REGGIO CALABRIA «Ho deciso di continuare a fare il medico, per aiutare Reggio non c’è bisogno di andare a Palazzo San Giorgio». È naufragato nell’arco di 48 ore il polo civico che si stava freneticamente cercando di costruire attorno a Eduardo Lamberti Castronuovo e Angela Marcianò. I promotori dell’iniziativa politica avrebbero voluto Lamberti come candidato a sindaco ma la giovane ex assessore della giunta Falcomatà non è stata disponibile a fare un passo indietro. E così Lamberti ne ha fatti due, di passi indietro, chiamandosi fuori dalla competizione elettorale.
Le sue prime parole, però, non sono rivolte alla Marcianò e al tentativo appena naufragato. Lamberti – dopo giorni di silenzio stampa – parla innanzitutto di quel centrodestra dal quale si è visto scippare – a suo modo di vedere – una candidatura naturale: «Ero il candidato in pectore di tutto il centrodestra, pur non avendo tessere di partito. La mia candidatura non l’hanno saputa difendere, Reggio aveva bisogno di un sindaco che avesse le caratteristiche del sottoscritto. Io sono in campagna elettorale da 50 anni. Tutto quello che di positivo ho fatto rappresenta tutto ciò che sono in grado di dare alla città». In molti hanno cercato di metterlo in squadra, ma un fuoriclasse deve poter fare l’allenatore in campo: «Non ci sono le condizioni perché io possa fare qualunque cosa, non è mio costume scendere a compromessi, fare accordi di questo tipo. Ribadisco il mio no a un accordo che impone una persona anziché un’altra, e cosa ancora peggiore è che gli altri si adeguino solo perché qualcuno lo ha imposto. Questa è dittatura, stiamo assistendo a una involuzione dove i partiti sono un’associazione a scopo elettorale, la presenza di numerosissime liste civiche non fa altro che dimostrare che i partiti sono morti». Ce l’ha messa tutta, ma in questa politica non si riconosce e non può che prenderne atto: «Questa non è politica, troppi egoismi, tutti vogliono fare ciò che non sanno fare, è una forma di incultura generalizzata. Non sono una persona che può accettare prebende, volevo solo una città legale, pulita e ordinata, come quella che ho lasciato nei miei ricordi di ventenne.
Quanto al tentativo con Angela Marcianò, Lamberti spiega che non ha funzionato perché «gli accordi si fanno partendo con una tabula rasa, ci si siede e si ragiona in termini di chi ha più chance di farcela. La Marcianò è persona per bene, le auguro di andare avanti, ma una cosa è l’amicizia e una cosa è la politica. Ho rinunciato a fare il vicesindaco di Minicuci, che me l’ha chiesto, me l’hanno chiesto anche altri, non posso fare il vicesindaco di Angela Marcianò». A questo punto il pronostico delle elezioni è fin troppo facile: «La città si rivedrà con la stessa amministrazione di prima, il giudizio lo diano gli elettori. Io resterò a casa a guardare. Hanno vinto gli egoismi e una politica assente, piroettante, altalenante e silente».  A proposito di silenzi, non è ancora giunta la voce del deputato di Forza Italia Francesco Cannizzaro: «Cannizzaro ha difeso la città contro Minicuci ma poi non sappiamo cosa ha fatto, avrei voluto saperlo ma ritarda nel comunicarlo, forse avrà i suoi buoni motivi però cozzano con la città. La città ha diritto di sapere da che parte uno sta». Ormai dall’alto di una certa esperienza anche una persona capace di forti sentimenti come Lamberti ha imparato a prenderla con filosofia: «La democrazia è la legge dei numeri, la maggioranza vince ma non è detto che abbia ragione». (redazione@corrierecal.it)





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