PEDIGREE | Rimesso in libertà dal Riesame e subito fermato dal pm prima che lasci il carcere

Domenico Sconti, genero del defunto “boss della Montagna”, aveva visto accolto il ricorso cautelare sull’interrogatorio di garanzia ma il sostituto procuratore antimafia Stefano Musolino ha immediatamente emesso un fermo prima che si aprissero le porte del carcere

di Fabio Papalia
REGGIO CALABRIA Il tribunale del riesame lo rilascia e il pm spicca un fermo prima che lasci il carcere. Ha pregustato la libertà ma non è riuscito a riassaporarla per un soffio. Domenico Sconti, 63enne genero del defunto Francesco “don Ciccio” Serraino, noto come “il boss della montagna”, rimarrà in carcere. Sconti era stato arrestato dalla Squadra Mobile reggina lo scorso 9 luglio nell’ambito dell’operazione Pedigree, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, con l’accusa di associazione mafiosa. In particolare la Procura antimafia gli contesta di essere, «in qualità di dirigente ed organizzatore della cosca, concorrente con Maurizio Cortese nella gestione apicale del quartiere di San Sperato e dedito alla gestione delle dinamiche criminali coeve all’affermazione del predominio sociale, economico e del controllo territoriale da parte della cosca nell’area aspromontana, con specifico riferimento alla zona che ha come epicentro Gambarie d’Aspromonte».
Sabato scorso il Tribunale del Riesame ha rigettato il riesame dei difensori di Sconti, che però avevano presentato anche un appello cautelare eccependo la nullità dell’interrogatorio di garanzia, per intempestività. Le critiche dei legali di fiducia di Sconti, gli avvocati Nico D’Ascola, Ettore Squillaci e Fabio Tuscano, si riferivano in particolare all’avviso ai difensori per l’interrogatorio di garanzia dell’indagato, fissato per rogatoria a Vibo Valentia, che si è tenuto un giorno dopo l’arresto rendendo di fatto impossibile alla difesa la lettura degli atti d’accusa. Il Tribunale della Libertà ha accolto l’appello cautelare dichiarando nullo l’interrogatorio di garanzia e quindi inefficace la misura custodiale e ordinando la contestuale scarcerazione dell’indagato. Il sostituto procuratore antimafia Stefano Musolino, però, informato tempestivamente della pronuncia del Tdl, ha spiccato immediatamente un fermo nei confronti di Sconti, il quale è stato raggiunto dal nuovo provvedimento prima ancora che per lui si aprissero le porte del carcere di Vibo. Adesso il gip dovrà pronunciarsi sulla convalida del fermo e sulla contestuale richiesta di applicazione di misura cautelare. (redazione@corrierecal.it)





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