SBARRE | La strategia del tredicenne per derubare gli spacciatori

L’incubo di due minorenni: picchiati selvaggiamente e seviziati per avere rubato droga ai pusher. L’ideatore del “colpo” aveva comprato marijuana in piccole dosi per vedere dove tenevano nascosta la droga e sgraffignarla

di Fabio Papalia
REGGIO CALABRIA I rioni Guarna e Caridi come un “campo dei miracoli” all’incontrario, basta scavare per terra per raccogliere droga. A 13 anni aveva studiato una “strategia” per derubare i pusher all’ingrosso e procurarsi i soldi per acquistare la marijuana di cui già faceva uso: c’era pure riuscito se non fosse stato per le telecamere. E’ la storia di Mirko (nome di fantasia), dalla cui disavventura ha preso le mosse l’indagine scaturita oggi nell’operazione Sbarre. Tutto è nato dalla denuncia della madre di Mirko, che nel settembre 2017 si è presentata in uno «smoderato stato di agitazione e ansia» alla caserma della Stazione Carabinieri Rione Modena. La donna ha raccontato ai militari dell’Arma che suo figlio era rimasto coinvolto in una grave vicenda di violenza perché era entrato in un giro di droga, spiegando ai Carabinieri che il figlio era stato sequestrato e picchiato da alcuni criminali del posto derubati dal minore. I militari hanno voluto sentire il racconto anche dalla viva voce di Mirko, poco più di un bambino, che ha raccontato uno spaccato di storia criminale che sembra la sceneggiatura di un film e che invece è ambientata nei rioni Guarna e Caridi di Reggio Calabria, una zona degradata all’ombra della chiesa ortodossa, lo stesso edificio sacro che in quel periodo subì il furto delle campane donate dai fedeli. Il ragazzo ha detto ai Carabinieri di temere per la propria incolumità e per quella della propria famiglia. Anche la madre ha raccontato di essere stata avvicinata e minacciata, i pusher temevano che li avesse denunciati.
Il ragazzo ha spiegato di fare uso di droghe leggere e che non avendo grandi disponibilità economiche qualche volta ha spacciato, commesso piccoli furti e qualche danneggiamento a mezzo incendio. Frequentando la strada e grazie alla conoscenza di tutti gli spacciatori della zona, il ragazzo ha ideato una strategia per recuperare i soldi necessari all’acquisto di marijuana. Il giovane ha notato che i pusher erano soliti nascondere la droga fuori dalle proprie abitazioni, per eludere i controlli delle forze dell’ordine. In particolare il gruppo facente capo a Chillini nascondeva la sostanza stupefacente nella zona degradata nei pressi della chiesa di San Paolo dei Greci. Ed è così che il giovanissimo ha messo in atto la sua “strategia”. Ha effettuato dei microacquisti di marijuana per osservare gli spostamenti degli spacciatori e capire dove fossero soliti nascondere la “roba”: in terra disseminata nelle aiuole, tra le piante e dentro i mattoni. Una volta mappati i nascondigli si è recato alle 7.30 di mattina al Rione Guarna coinvolgendo un suo amico, anch’egli minorenne. Dietro una lastra di marmo rotonda appoggiata al muro tra le sterpaglie ha trovato un borsone sportivo che conteneva una gran quantità di panetti di cocaina, «oltre quaranta» secondo il racconto del minore. Avendo timore di essere arrestato se fermato con tutto quel quantitativo, però, il giovane ha lasciato il borsone lì dov’era e si è imbattuto in un sacco di cibo per cani che invece conteneva 3 o 4 chili di marijuana. L’amico che cercava nei dintorni, invece, ha trovato una busta in cellophane con 20 dosi già confezionate, che i due hanno sottratto con tutto l’involucro. Quando una volta al sicuro i due hanno sbirciato il contenuto delle dosi si sono resi conto che era cocaina, quindi non sapendo che farsene l’hanno rivenduta a uno spacciatore di loro conoscenza, ricevendo 600 euro Mirko (500 in contanti e 100 nei giorni successivi), e 350 euro l’amico.
Senonché il giorno successivo Mirko è ritornato sulla scena del delitto, stavolta in compagnia di un altro amico, ancora alla ricerca di stupefacente. Sul posto ha rinvenuto un nuovo involucro in cellophane in cui pensava di trovare altra droga, ma con stupore ci ha trovato dei proiettili per pistola. Nonostante la giovanissima età, Mirko ha interpretato il ritrovamento decriptando il codice criminale, ipotizzando immediatamente che fosse un “avvertimento”. Subito dopo si è accorto che l’area era interamente ricoperta da sistemi di videosorveglianza e si è preoccupato di essere stato riconosciuto mentre rubava la droga il giorno prima.
I timori hanno preso forma tre giorni dopo, mentre camminava in un grande cortile, il “Labirinto”, lo avrebbe visto un marocchino (Anouar Azzazi) il quale dopo averlo fatto avvicinare e levandogli il cappello lo avrebbe riconosciuto, afferrandolo per un braccio e trascinandolo fuori, dove ad attenderlo avrebbe trovato Gabriele Foti a bordo di un’auto sulla quale il giovane è stato fatto salire a bordo e condotto ad Arangea. I due adulti hanno parlottato tra loro e poi hanno riaccompagnato il giovane al Rione Marconi. Durante il tragitto il tentativo di rabbonire il giovane, promettendo un lavoro al servizio degli spacciatori, un lavoretto da fare “in due”. Anche stavolta il giovane ha compreso che tramite lui volevano semplicemente arrivare al suo complice. Gli hanno dato appuntamento la sera, dinanzi a una nota pizzeria della zona sud, dove il ragazzo si è presentato da solo. Qui si sarebbe presentato Andrea Foti, anch’egli interessato a cercare l’amico del giovane, non senza prima avere offerto una pizza a Mirko. La successiva ricerca, infruttuosa, è stata sposata al pomeriggio successivo, sempre dinanzi alla stessa pizzeria, con l’elargizione di un anticipo di 100 euro sul lavoretto che i due avrebbero dovuto fare per l’organizzazione. Il lavoretto però volevano farlo a loro due. Quel pomeriggio, infatti, i due giovani sono stati prelevati davanti alla pizzeria e condotti in un appartamento dove, anche alla presenza di Chillino (inizialmente Mirko aveva fatto il nome di Luigi, ma poi ha rettificato indicando Giuseppe Chillino), sarebbero stati picchiati selvaggiamente. Sigarette spente in faccia, mani legate, fascette di metallo per stringere le caviglie, un campionario dell’orrore messo in pratica sui due minorenni. L’amico di Mirko, svenuto, alla fine è stato prelevato da un suo cugino, il quale si è offerto di contattare lo spacciatore al quale i due giovani avevano venduto la droga per quantificare il “danno economico” cagionato all’organizzazione, mentre Mirko ha continuato a subire minacce di essere sciolto nell’acido, di essere bruciato vivo, e di essere bersaglio di una pistola. Il cugino dell’amico quindi ha fatto ritorno, insieme a suo padre e a un cugino, quest’ultimo ha letteralmente tolto Mirko dalle mani dei suoi aguzzini i quali prima di liberarlo – rendendosi conto che il minore non si reggeva nemmeno in piedi per le percosse subite – lo hanno condotto in una cantina, dove lo hanno rifocillato con un pezzo di pizza e dove gli hanno fatto trascorrere la notte. Prima di rendergli la libertà lo hanno informato che già dal giorno seguente, nel pomeriggio, si sarebbe dovuto presentare “al lavoro” seduto su una panchina del labirinto, dove il marocchino che lo ha riconosciuto la prima volta gli avrebbe detto cosa fare. Finalmente rincasato non è più uscito se non in compagnia della madre. Ha appreso comunque che il cugino del suo amico si era accollato il suo debito di 700 euro (con l’intermediazione dell’uomo che lo aveva liberato dagli aguzzini), che lui avrebbe dovuto ripagare lavorando per l’organizzazione. (redazione@corrierecal.it)





Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto