Invia ambulanza del 118 ma “dimentica” di avvisare che paziente è positivo al Covid: equipe in quarantena

A Reggio Calabria è stata avviata un’indagine interna. Un presunto errore umano nella centrale operativa ha “bucato” il protocollo operativo volto al contenimento del rischio di contagio

di Fabio Papalia
REGGIO CALABRIA Una richiesta di soccorso nel cuore della notte, l’operatore invia l’ambulanza ma omette di riferire che la paziente è positiva al covid: tutta l’equipe del Suem 118 in quarantena. E’ quanto sarebbe accaduto questa notte a Reggio Calabria. Tra le 4 e le 5 uno dei centralinisti in servizio presso la sala operativa del Servizio d’urgenza ed emergenza medica 118, che ha la base operativa accanto all’ingresso del Grande ospedale metropolitano ma che dipende dall’Asp di Reggio Calabria, ha ricevuto la telefonata di una donna, che chiedeva aiuto per la madre che era caduta in terra a casa, in zona stadio, e aveva perso conoscenza. La donna durante la telefonata avrebbe specificato che la madre è positiva al Covid-19. Secondo il protocollo operativo, infatti, è lo stesso operatore che deve chiedere esplicitamente al richiedente se vi siano casi sospetti o conclamati di positività al Covid. Una volta appreso che la madre della donna aveva perso i sensi, il centralinista ha contattato l’equipe dell’ambulanza Reggio Nord per farla intervenire.

POSITIVE MADRE  E FIGLIA L’operatore, però, avrebbe omesso di riferire ai componenti dell’ambulanza che si sarebbero trovati a contatto con una paziente positiva al Covid. Una dottoressa, un infermiere e un autista soccorritore sono partiti in ambulanza per prestare soccorso ma una volta giunti nell’appartamento hanno appreso che sia la donna da soccorrere sia la figlia sono entrambe positive al Covid. Ovviamente i tre componenti dell’equipaggio indossavano sia le mascherine che i guanti, i dispositivi di protezione individuale che indossano sempre e comunque, e sanno benissimo che di questi tempi la prudenza non è mai troppa perché non si sa mai se ci si trovi a operare con un soggetto asintomatico. Nel caso si sappia in fase di partenza di dovere operare a contatto di un paziente positivo, però, i dispositivi di protezione secondo il protocollo prevedono l’uso di una mascherina ffp3 (quelle col filtro maggiormente protettivo), e lo “scafandro”, ossia tuta e calzari, cuffie, visiera e guanti più robusti.

EQUIPE IN QUARANTENA Una volta giunti sul posto i sanitari dell’ambulanza hanno soccorso la signora, che è stata trattata senza necessità di ricovero, quindi hanno fatto rientro in centrale e si sono chiusi in una stanza fino a stamani, quando hanno fatto il tampone e sono tornati a casa in attesa di conoscere l’esito. Sull’accaduto è stata avviata un’indagine interna per appurare come siano effettivamente andate le cose ma nel frattempo, in via cautelativa, i tre componenti dell’equipe sono stati posti in quarantena per sette giorni, l’ambulanza è stata sanificata così come i locali dove i tre si sono intrattenuti. La sala operativa è funzionante ma con il personale già ridotto al lumicino il Suem dovrà fare a meno della squadra di un’ambulanza, si spera per il minor tempo possibile. Resta da capire, se effettivamente le cose sono andate così, le ragioni dell’errore umano e se non sia il caso, alla luce dell’esperienza, di introdurre nel protocollo ulteriori procedure volte a ridurre anche il rischio della dimenticanza. (redazione@corrierecal.it)





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