Incendio area Comunia, da oltre 50 giorni con le finestre sbarrate – VIDEO

La protesta di un comitato spontaneo di cittadini per le condizioni in cui vivono dopo il rogo dello scorso 2 agosto: «Ancora oggi quando soffia il vento abbiamo le case invase da odore nauseabondo e respiriamo polveri scure»


di Fabio Papalia
MOTTA SAN GIOVANNI Da più di 50 giorni “prigionieri” nelle loro case con porte e finestre sbarrate. A Lazzaro, frazione marina del Comune di Motta San Giovanni, l’incendio del 2 agosto scorso che ha interessato la discarica di Comunia e l’impianto di compostaggio ha causato un’emergenza ambientale che ha determinato per gli abitanti delle restrizioni ancora più rigorose del lockdown: non possono togliere la mascherina nemmeno quando camminano da soli per strada, se non vogliono riempire i polmoni dei fumi e delle polveri scure che impregnano il loro bucato.
Dopo 50 giorni, esasperati, un gruppo spontaneo di cittadini ha deciso di dire basta. Giovedì si sono dati appuntamenti presso la sala consiliare del Comune di Motta San Giovanni, dando vita a un’assemblea permanente. L’intenzione era di presidiare a oltranza la sala del consiglio fino a quando non riceveranno dalle autorità le certezze sulla salute dell’aria che respirano e le rassicurazioni che attendono ormai da quasi due mesi. Il loro obiettivo è la messa in sicurezza e la bonifica della vasta area che ospita sia la discarica che l’impianto di stoccaggio e che i cittadini definiscono senza mezzi termini una “bomba ecologica”.
Da sabato mattina hanno ripreso la protesta, sempre pacifica, con un sit-in davanti alla delegazione municipale di Lazzaro. Raccontano il disagio e le paure di chi convive da tanti giorni con una situazione intollerabile. I sintomi sono gli stessi per tutti: bruciori alla gola e agli occhi, nausea, mal di testa. Nemmeno la libertà di dormire con la finestra aperta nelle afose notti che ancora settembre ci impone. «Invito il prefetto – propone un cittadino – a dormire una notte a casa mia. Siamo stati abbandonati da tutti».
Pensavano di essersi lasciati alle spalle le restrizioni del lockdown e invece, racconta una ragazza diciottenne, la sera non può uscire liberamente a passeggiare con gli amici per non respirare quell’aria fetida. Tra loro c’è anche una donna in stato interessante, preoccupata per la salute della creatura che porta in grembo: «Ho bisogno di respirare e questo diritto mi viene negato da oltre 50 giorni. Non è solo il non dormire, è la fatica a respirare, io devo farlo per due quindi il disagio è raddoppiato. Abito in direzione dell’impianto quindi ogni sera il vento che soffia verso sud mi porta questa puzza e sono costretta a chiudermi in casa e accendere l’aria condizionata. Mia figlia respira quello che respiro io, questa cosa mi preoccupa parecchio. Anche perché ogni volta che avverto questo odore ho sensi di nausea e qualche volte mi è capitato di vomitare».
LE DENUNCE Vincenzo Crea, referente dell’Ancadic e responsabile di un altro comitato spontaneo, il “Torrente Oliveto”, negli anni ha presentato centinaia di denunce sul caso “Comunia”. L’impianto di compostaggio è attiguo alla discarica comunale di rsu dismessa nel 2003 e da allora mai bonificata e messa in sicurezza per come chiedevano i cittadini. Nel luglio 2012 l’allora Corpo Forestale dello Stato, dopo 9 anni di continue segnalazioni del Comitato Torrente Oliveto e dell’Ancadic, ha sequestrato l’impianto di compostaggio attiguo alla discarica appartenente a due società, per violazioni sullo smaltimento dei rifiuti. Il Tribunale di Reggio Calabria ha confiscato l’impianto. I rifiuti (montagne di rifiuti,  fanghi di depurazione e quant’altro destinato all’impianto di compostaggio) sono stati, in gran parte interrati nella vasta area di Comunia. Sabato 3 giugno 2017 divampò un incendio che interessò i rifiuti e per oltre 45 giorni il fuoco continuò a covare sotto i rifiuti per le difficoltà di spegnimento.
LA STORIA SI RIPETE Lo scorso 2 la storia si è ripetuta con un vasto incendio che ha interessato ancora una volta i rifiuti e l’attigua discarica comunale all’interno della quale sono esplosi dei focolai. Il fuoco ha continuato a covare sotto i rifiuti e la fumosità trasportata dai venti ha interessato e continua ad interessare il paese invadendo le abitazioni. I cittadini lamentano che non sono state eseguite analisi sulla tossicità dei fumi e  dopo 50 giorni la combustione perdura.
LE RICHIESTE DEGLI ABITANTI Gli abitanti di Lazzaro e di Motta chiedono la bonifica e la messa in sicurezza della vasta area circostante l’impianto di compostaggio (smaltimento dei rifiuti – fanghi di depurazione essiccati)  e recinzione delle aree private per evitare il pascolo degli animali sui siti potenzialmente inquinati, la bonifica e messa in sicurezza della discarica comunale e l’effettuazione di misure per verificare il monossido di carbonio e composti organici volatili (COV) all’esterno del perimetro delle aree interessate dal fuoco e sui terreni circostanti, nonché sulla tossicità dei fumi. Le stesse misurazioni richieste dai Vigili del Fuoco lo scorso 6 agosto all’Arpacal. «A Siderno in un giorno si sono allertati tutti gli enti competenti – affermano i cittadini di Lazzaro – qui siamo abbandonati a noi stessi da oltre 50 giorni». (redazione@corrierecal.it)





Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto