Contact tracing «impossibile» e corsa alle assunzioni. Il Gom si prepara alla seconda ondata

Le criticità nella gestione della pandemia a Reggio Calabria. «Se i commissari avessero approvato 6 mesi fa il piano di fabbisogno, oggi non avremmo il problema dell’organico». In ospedale troppi pazienti asintomatici o con pochi sintomi: «Aprire un ospedale in provincia o gli alberghi per loro»

di Fabio Papalia
REGGIO CALABRIA
«Durante il lockdown il tracciamento dei contatti era svolto in maniera egregia. Il contact tracing era perfetto. Stavano tutti a casa, il soggetto positivo ci diceva con chi aveva avuto contatti, gli potevamo mandare i carabinieri per notificargli la quarantena. Senza lockdown come vai a recuperare i contatti?». Una fonte autorevole del Gom di Reggio Calabria ci spiega così perché il tracciamento dei contatti è andato in tilt. «Senza lockdown è impossibile fare qualunque tracciamento. Non per mancanza di collaborazione da parte dei cittadini, ma perché è proprio materialmente impossibile. Oggi il soggetto positivo, ad esempio, ci dice “una sera sono stato in quella discoteca”. Chi c’era? Boh!».
Quanto alla capacità di processare i tamponi dei soggetti così individuati, a volte miracolosamente, grazie al tracciamento dei contatti, finora a Reggio Calabria non ci sono stati particolari problemi nel reperire il materiale per eseguire i test. Al Gom sicuramente questa voce non è sottolineata in rosso, e nemmeno l’Asp finora ha avuto particolari problemi, ma forse inizia ad accusare il colpo visto che oggi, ad esempio, l’Asp ha chiesto una mano al Gom per i tamponi da eseguire ai 76 migranti giunti a Roccella Jonica. Tutto sommato nemmeno la voce tamponi è da sottolineare col lapis.
Ben più grave, invece, è l’emergenza del personale.
Tra il personale interno che ha già affrontato sacrifici durante la prima ondata del Covid c’è chi non vorrebbe ripetere quella durissima esperienza. E tra i dipendenti che durante la prima ondata lavoravano in reparti non Covid c’è chi non vorrebbe dare il cambio ai colleghi. Il nuovo personale, ragionavano al Gom, non può rifiutare di prestare servizio con pazienti Covid. Ma le assunzioni non sono state autorizzate per tempo. «Se i commissari avessero approvato 6 mesi fa il piano di fabbisogno in cui chiedevamo 50 persone in più, oggi non avremmo nemmeno questo problema». E invece dopo un lungo tira e molla, solo pochi giorni fa si è sbloccato il nodo assunzioni, con l’ok per 209 assunzioni complessive (circa 40 medici, 70 infermieri, 40 Oss, e tecnici) ma solo a tempo indeterminato. A causa dei tempi burocratici sarebbe impensabile pensare a bandire un concorso, l’unico modo rapido per reperire personale è l’utilizzo di graduatorie già esistenti, aperte e valide, per chiamare in servizio gli idonei. Già il Gom ha inviato telegrammi di invito e si attendono le risposte. Se tutto va bene i primi assunti potrebbero arrivare anche dalla prossima settimana. Teoricamente basterebbero anche solo 48 ore, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il Covid. L’incognita infatti riguarda proprio quanti risponderanno all’appello. In quanti accetteranno di lavorare rischiando la vita con un contratto a tempo determinato, quindi da precari, di soli quattro mesi?
RIANIMAZIONE Secondo un medico di rianimazione, attualmente la necessità più urgente è quella di trovare un ricovero alternativo per i soggetti con pochi sintomi o positivi asintomatici, i quali in questo momento della seconda ondata della pandemia stanno affollando gli ospedali.
«C’è chi accede all’ospedale tramite pronto soccorso, tampone positivo, una tac o una radiografia eloquente per un principio di polmonite, ma anche chi è in condizioni sociali particolari oppure in condizioni familiari in cui magari a casa lasciano soggetti fragili per cui non possono accettare la convivenza e ci ritroviamo gran parte dei reparti di malattie infettive, pneumologia e Obi Covid, pieni di pazienti quasi asintomatici. Questo è un grosso problema. C’era un tavolo aperto che stava discutendo dell’opportunità di utilizzare l’ospedale di Gioia Tauro per questi motivi, oppure l’idea degli alberghi credo non fosse sbagliata».
LA TERAPIA INTENSIVA POST-OPERATORIA «Il problema non sono oggi, in questo momento, i posti di terapia intensiva – ci spiega il camice bianco – perché in qualche maniera si stanno aumentando. Entro un paio di settimane dovrebbe aprire la terapia intensiva post-operatoria con un aumento di posti di terapia intensiva da otto a dodici. Questo ci potrebbe consentire di utilizzare questa terapia intensiva come rianimazione generale e la “nostra” rianimazione con i suoi 14 posti, estendibili in qualche maniera nei numeri, per i pazienti Covid».
«Ciò dovrebbe bastare» spiega il medico ma ovviamente non c’è tempo da perdere per l’apertura del reparto della terapia intensiva post-operatoria.
MALATTIE INFETTIVE Il primario di Malattie infettive, Giuseppe Foti, conferma che al momento non c’è una emergenza di posti letto «ma tra qualche giorno può darsi, il numero dei posti letto può diventare insufficiente se i numeri continuano a salire. In quel caso non potrà essere gestito il tutto da un solo ospedale, bisognerà attivare un altro ospedale, peraltro la Regione aveva previsto che ci fossero ospedali in provincia destinati ad accogliere pazienti Covid». Quanto al materiale, assicura Foti che fino a metà luglio è stato direttore sanitario, non c’è nessun problema di approvvigionamento: «Abbiamo tutto l’occorrente, è stato garantito tutto nei tempi e nelle quantità giuste». (redazione@corrierecal.it)





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