Gotha, Dimitri De Stefano chiede ai giudici dell’appello di astenersi

Plateale protesta dell’imputato che lamenta una violazione del diritto di difesa. Nel carcere dove è detenuto può parlare al telefono coi difensori solo 10 minuti alla settimana. I suoi avvocati: «Siamo stati messi in condizione di non poter effettuare il controesame dei testi ammessi su richiesta dell’Ufficio di Procura»

di Fabio Papalia
REGGIO CALABRIA Nel processo d’appello l’accusa ha chiesto e ottenuto la riapertura della fase dibattimentale ma all’imputato sono concessi solo 10 minuti di colloquio telefonico alla settimana con i difensori. Plateale protesta di Dimitri De Stefano, rampollo della nota famiglia di Archi, che avvertendo un pregiudizio nei propri confronti ha chiesto ai giudici della Corte d’appello che lo stanno giudicando di astenersi.
Il processo è l’appello del troncone abbreviato di Gotha, deciso in primo grado con rito abbreviato dal gup Pasquale Laganà, che con sentenza nel marzo 2018 ha inflitto 28 condanne e 10 assoluzioni. Principale imputato del troncone abbreviato è Giorgio De Stefano, secondo l’accusa elemento di vertice dell’omonima cosca di ‘ndrangheta e depositario dei segreti sul cosiddetto livello “invisibile” della ‘ndrangheta reggina, dotatasi di una struttura segreta legata alla massoneria per interagire riservatamente con istituzioni, politici, imprenditori, ammorbando la vita democratica del capoluogo e della sua provincia. Le accuse sono, a vario titolo, di associazione mafiosa, voto di scambio, violazione della legge Anselmi, corruzione, estorsione, truffa, falso ideologico e rivelazione di segreti d’ufficio.
Stamani in aula bunker si è tenuta l’udienza, presidente Francesca Di Landro, a latere Palumbo e Varrecchione, sostituto procuratore generale applicato Walter Ignazitto, che era fissata per completare l’esame e il controesame del collaboratore di giustizia Maurizio De Carlo e per sentire un altro testimone richiesto dalla Procura generale, Vincenzo Nava.
All’inizio dell’udienza i difensori di Dimitri De Stefano, gli avvocati Marcello Manna ed Emilia Vera Giurato, hanno chiesto un rinvio – che non è stato concesso dalla Corte – sulla scorta di quanto avevano già richiesto alla scorsa udienza del 28 ottobre. I legali hanno ribadito che la casa circondariale dove attualmente è detenuto Dimitri De Stefano, lontano da Reggio, permette ai detenuti colloqui telefonici con i difensori per soli 10 minuti alla settimana. Alla luce dell’ammissione di nuove prove chieste e ottenute dalla Procura generale, già alla scorsa udienza i difensori avevano chiesto che il loro assistito fosse tradotto nel carcere di Reggio Calabria per poter tenere regolari colloqui difensivi volti a discutere insieme all’imputato la migliore strategia difensiva. I due legali oggi hanno fatto presente alla Corte che dalla scorsa udienza, non è stato ottenuto nessun risultato in tal senso, né il trasferimento dell’imputato né l’autorizzazione a colloquio coi difensori con modalità diverse.
E’ stato quindi completato l’esame del collaboratore De Carlo, che ha riferito su presunti rapporti tra Roberto Franco e le cosche De Stefano e Tegano, e il controesame del difensore di Franco, l’avvocato Luca Cianferoni. A quel punto i difensori di Dimitri De Stefano hanno ribadito la richiesta di un rinvio – non concesso anche questa volta – facendo mettere a verbale di non essere nella condizione di effettuare il controesame, proprio perché dalla scorsa udienza la difesa non è stata in grado di entrare in contatto con l’imputato.
Dopo aver completato l’esame del teste Nava, la Corte ha proposto di fare pausa e concedere alla difesa di Dimitri De Stefano un’ora per parlare al telefono con l’imputato.
I due difensori hanno affermato di non essere comunque in grado, nell’ora concessa durante l’udienza e da loro giudicata inadeguata per preparare una corretta difesa, di procedere al controesame. La Corte dunque ha disposto di procedersi oltre e il sostituto pg ha concluso la requisitoria, anch’essa già iniziata alla scorsa udienza, chiedendo per Roberto Franco e Dimitri De Stefano la conferma della condanna inflitta in primo grado: 18 anni per il primo e 13 anni e 4 mesi per il secondo. Dimitri De Stefano ha chiesto di rendere spontanee dichiarazioni ed ha invocato l’astensione dei giudici della Corte perché avverte un pregiudizio nei suoi confronti.
«Si è consumata una palese violazione del diritto di difesa – hanno dichiarato gli avvocati Manna e Giurato al termine dell’udienza – ci è stata materialmente preclusa la possibilità di interloquire con il De Stefano per predisporre la difesa. Siamo stati messi in condizione di non poter effettuare il controesame dei testi ammessi su richiesta dell’Ufficio di Procura. Assolutamente sbilanciato il rapporto tra accusa e difesa». L’udienza è stata rinviata al 19 novembre. (redazione@corrierecal.it)





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