Libro Nero, al via il processo contro la cosca Libri

La difesa dell’ex capogruppo Pd in consiglio regionale Sebi Romeo, che non è accusato di reati di mafia, ha chiesto la separazione del processo perché «non sussiste alcuna connessione tra Romeo e gli altri imputati di Libro Nero, si tratta di fatti assolutamente diversi e di soggetti diversi». Ministero dell’Interno parte civile

di Fabio Papalia
REGGIO CALABRIA E’ iniziato oggi davanti al collegio del Tribunale di Reggio Calabria, Lauria presidente, il processo scaturito dall’operazione Libro Nero che vede tra gli imputati ben tre politici reggini: l’ex consigliere regionale Alessandro Nicolò accusato di associazione mafiosa (prosciolto dal gup Vincenzo Quaranta che lo ha rinviato a giudizio, da due capi di imputazione riguardanti ipotesi di corruzione elettorale); l’ex assessore regionale Demetrio Naccari Carlizzi, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, e l’ex capogruppo del Pd in Consiglio regionale Sebi Romeo, la cui posizione processuale non riguarda però il resto dell’indagine più propriamente antimafia, in quanto è accusato di concorso in tentata corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio.

RICHIESTA LA SEPARAZIONE DEL PROCESSO I difensori di Sebi Romeo, l’avvocato Natale Polimeni, unitamente al co-difensore avvocato Armando Veneto, hanno richiesto l’immediata separazione del procedimento a carico del l’ex capogruppo Pd dall’operazione “Libro Nero” rappresentando che già il Pubblico Ministero aveva operato lo stralcio e che la riunione effettuata dallo stesso pm appare «una scelta non condivisibile considerato che non sussiste alcuna connessione tra Romeo e gli altri imputati di Libro Nero, si tratta di fatti assolutamente diversi e di soggetti diversi». Poi il medesimo difensore ha altresì richiesto la dichiarazione di inutilizzabilità delle intercettazioni avendo così statuito la Suprema Corte di Cassazione allorquando si è pronunziata su Seby Romeo. Il difensore ha sostenuto che Romeo è stato “vittima” di intercettazioni che non potevano essere effettuate con le modalità adottate e di conseguenza oggi non possono essere utilizzate. Ha poi ricordato come la Corte di Cassazione sul punto è stata ferma statuendo “che sono fondati i motivi con i quali si afferma l’inutilizzabilità delle intercettazioni” ma anche che “è palese la assoluta inconsistenza delle ipotesi di accusa, non solo per la scarsa portata degli elementi ulteriori, rappresentati soltanto dalle dichiarazioni rese da Romeo Francesco in un proprio interrogatorio, ma per la irrilevanza anche degli stessi elementi desunti dalle prove inutilizzabili e che, però, ben si possono considerare in favore dei ricorrenti”. Medesima richiesta anche degli avvocati Loris Nisi e Carlo Morace, difensori di Francesco Romeo, il maresciallo della Guardia di Finanza che secondo l’accusa avrebbe promesso a Sebi Romeo informazioni su eventuali indagini a suo carico, cui si è associato anche l’avvocato Francesco Floccari, difensore di Concetto Laganà, all’epoca segretario del Partito democratico di Melito Porto Salvo, che sempre secondo l’impianto accusatorio avrebbe fatto da tramite tra il politico e il maresciallo.

L’INDAGINE L’indagine è stata condotta nel 2016 dalla Sezione “Reati contro il Patrimonio e la Pubblica Amministrazione” della Squadra Mobile di Reggio Calabria che ha individuato i ruoli di presunti soggetti di vertice, nonché di affiliati e concorrenti esterni della cosca Libri, pienamente inserita nella ‘ndrangheta unitaria e attiva nella città di Reggio Calabria, segnatamente nei quartieri Cannavò, Condera, Reggio Campi, Modena, Ciccarello, San Giorgio e nelle frazioni di Gallina, Mosorrofa, Vinco e Pavigliana. Le evidenze investigative hanno consentito di accertare, ancora una volta, l’esistenza e la vitalità della cosca Libri, e della sua sub-articolazione Borghetto-Caridi-Zindato, attraverso l’emergere di costanti e consolidati rapporti tra gli associati, della mutua assistenza fornita agli affiliati detenuti ed ai loro familiari, della consapevole compartecipazione alle condotte delittuose ed efficace ripartizione di compiti. Secondo l’accusa l’ascesa politica del consigliere regionale Alessandro Nicolò sarebbe stata costantemente supportata, fin dagli inizi, dalla cosca Libri. In occasione delle elezioni per il rinnovo del Consiglio Regionale del novembre 2014 Nicolò venne eletto consigliere regionale in quota Forza Italia, salvo poi transitare nel partito Fratelli d’Italia, di cui è stato coordinatore provinciale e poi espulso dopo l’arresto.

MINISTERO DELL’INTERNO PARTE CIVILE All’udienza di oggi il Ministero dell’Interno si è costituito parte civile nei confronti di tutti gli imputati accusati di associazione mafiosa e concorso esterno. L’udienza è stata rinviata al 7 gennaio per sciogliere le riserve sulle richieste delle difese.





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