Voto amaro per Lucano, a Riace vince il sindaco vicino alla Lega – VIDEO

Il nuovo primo cittadino del borgo della Locride è Antonio Trifoli, sostenuto dai salviniani. Mimì resta fuori dal consiglio: «Non mi pento di niente, ripartiamo da qua, il modello non si ferma»

di Alessia Candito
RIACE Alle 8 di sera il bar di Caulonia che ha fatto da quartier generale di Mimmo Lucano è tornato deserto. Vuoti i tavolini dove per tutta la giornata si sono avvicinati amici, compagni di lista, candidati e semplici sostenitori. Vuoto il marciapiede, dove tra commenti e sigarette si è tentato di stemperare l’amarezza di un risultato inoppugnabile. Riace ha voltato le spalle al modello che ne è stato pietra angolare e lo ha fatto in modo netto. Lucano, che ne è stato il sindaco e il simbolo per 15 anni, non entra neanche in consiglio comunale. 
LA LEGA SI PRENDE IL COMUNE Il nuovo sindaco, Luigi Trifoli, ha vinto con oltre 140 voti di scarto. Tanti su una platea di circa mille votanti, abbastanza da regalare a lui e ai suoi la vittoria a spoglio non ancora concluso. «È finita un’era. Il re è sconfitto» gridano i suoi sostenitori. La maggioranza a Riace va ad una lista che Trifoli si ostina a definire civica, ma che dentro vanta persino il segretario della sezione locale di “Noi con Salvini”, Claudio Falchi, anche se campione delle preferenze si laurea Franco Salerno, ex segretario del Pd locale, adesso in guerra con il suo ex partito. «Per me può scomparire» dice mentre i suoi lo festeggiano di fronte al seggio di Riace Marina.
LA BILANCIA DELLA MARINA È qui, nella contrada meno coinvolta nel processo di rinascita del paese legato al sistema accoglienza, che è maturata la sconfitta di Lucano. Alla precedente tornata, la lista aveva perso per 40 voti, ma il risultato bulgaro nel borgo era bastato per assicurarsi la guida del Comune. Oggi, neanche l’essersi affidati a Maria Spanò, che nella zona vive da sempre, è servito per recuperare voti e anche su non è andata poi così bene. Rispetto alle previsioni, compilate liste alla mano su fogli bianchi in quello stesso bar, mancano un centinaio di voti, se non di più. Magari anche quelli di molti cittadini della Piana, che a Riace hanno solo la residenza, ma non vivono il paese. «Ma questa volta molti sembrano essere tornati per votare» ragiona l’entourage di Lucano, «anche se non basta per spiegare il risultato».

EFFETTO NORMALIZZAZIONE? Orfano del sistema che lo ha reso riferimento nel mondo ed è stato architrave della sua economia, del suo sindaco, sospeso ed esiliato per 8 mesi, spaventato da un procedimento penale che molti degli imputati o indagati temono di non poter neanche economicamente sostenere, Riace sembra tornato un paese come tanti, in cui le preferenze si misurano anche su parentele, antipatie e litigi, oltre che sui programmi elettorali. «Nessuno di noi si aspettava una sconfitta, o comunque non una sconfitta così netta» masticano amaro di fronte al bar di Caulonia.
«RIPARTIAMO DA QUI» Sono arrivati alla spicciolata, mentre al seggio della Marina si disegnava la loro sconfitta. Forse per cercare una spiegazione, una prospettiva per il futuro, o semplicemente conforto. Fra tutti, il più sereno sembra proprio Lucano. Lui, che per tutti è il grande sconfitto, si mostra il più fiducioso. «Ci sarà tempo per analizzare il risultato, – dice ai suoi – ma senza perdere tempo ed energie per cercare responsabili. Ripartiamo da qua, il modello non si ferma». Dalla sua – lo sa – ha un movimento che va oltre Riace, la Calabria e persino i confini nazionali, c’è la Fondazione “È stato il vento” che già lavora per far ripartire programmi e progetti senza il Viminale e i suoi fondi di mezzo, c’è l’esperienza passata. «L’accoglienza è partita quando io non ero ancora sindaco, anzi – ricorda -non ero neanche consigliere comunale». E sembra quasi tentarlo l’idea di ricominciare a lavorare, libero da pastoie istituzionali. Al momento lo sarebbe.
RICORSO, MA Per un solo voto, la lista ”Il cielo sopra Riace” in cui era candidato è ultima, dunque ha diritto ad un solo posto in Consiglio, da attribuire alla candidata sindaco, Maria Spanò. C’è già un ricorso, quattro schede annullate – sostengono i suoi – in realtà erano valide e questo potrebbe cambiare il risultato. Ma sembra un discorso che interessa poco a Lucano. «A questo punto, io spero solo di tornare libero» sospira. L’esilio – è evidente – gli pesa. «Adesso magari non sono così pericoloso, no?».

 







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