Al via il processo al “modello Riace”. Lucano resta in trincea

Prima udienza a Locri, mentre l’ex sindaco chiede di poter tornare in paese. Bagno di folla (con ovazioni) a Bologna per la “Repubblica delle Idee”. «Eravamo sotto attacco da anni. Ma possiamo ripartire»

di Alessia Candito
REGGIO CALABRIA 
«Mi voglio difendere nel processo e non dal processo». Da quando l’inchiesta della procura di Locri lo ha travolto, costringendolo prima ai domiciliari e poi ad un lungo esilio Mimmo Lucano lo ha sempre ripetuto: «Sono una persona per bene e non mi sono mai messo in tasca un euro. Quello che è successo a Riace è stato “colpa del vento”, non di un piano predeterminato. E lo dimostrerò». Il momento è arrivato.

PRIMA UDIENZA Da domani, di fronte al collegio del Tribunale di Locri, presieduto da Fulvio Accurso, inizierà il processo che vede imputato Mimmo Lucano e altre 26 persone, tutte in passato parte della macchina del sistema di accoglienza che trainava Riace. Per la procura fanno tutti o quasi parte di un sistema criminale, quasi una Spectre dell’immigrazione, che sull’accoglienza avrebbe lucrato e – nonostante il gip abbia fin dall’ottobre scorso cassato tale impostazione, “salvando” solo due capi di imputazione su quasi 30 – il pm Michele Permunian e il procuratore capo Luigi D’Alessio è per questo che li stanno portando a processo. Un’impostazione che, all’esito del dibattimento, toccherà al collegio valutare.

FINE DELL’ESILIO? Ma i giudici di Locri a breve dovranno sciogliere un altro nodo e la decisione potrebbe arrivare già domani. Anche alla luce del risultato elettorale, che non solo lo ha tagliato fuori dal consiglio comunale, ma anche la sua lista da ruoli di governo dell’amministrazione del paese, Lucano ha presentato una nuova istanza di revoca della misura cautelare. Un termine tecnico che per l’ex sindaco di Riace ha significato otto mesi di esilio dal borgo.

L’OSTINAZIONE DEL RIESAME Lo ha deciso in ottobre il Riesame di Reggio Calabria, che ha trasformato gli arresti domiciliari in un divieto di dimora a Riace. Per giudici, si trattava di una misura necessaria per evitare che Lucano, accusato di irregolarità nell’affidamento della differenziata e di aver aiutato l’ex compagna nel fallito tentativo di farsi raggiungere in Italia dal fratello, tornasse a ripetere i medesimi reati. E neanche la sospensione dall’incarico disposta dalla prefettura o la sentenza di annullamento con rinvio della Cassazione ha fatto cambiare idea ai giudici reggini. Motivo? L’influenza politica e personale dell’ex sindaco. Argomentazioni che il sindaco sospeso giudicava già all’epoca deboli e che oggi – alla luce della mutata situazione amministrativa – potrebbero apparirlo ancor più.

BAGNO DI FOLLA A PIAZZA MAGGIORE Sull’argomento, però, Lucano – magari per scaramanzia, magari alla luce di quanto meno sorprendenti decisioni passate – preferisce non pronunciarsi. Ieri, sul palco di Repubblica delle idee in piazza maggiore a Bologna, ha preferito non dire nulla. «Vediamo», si è limitato a riferire. Su quello che Riace è stata e quello che sarà, sulle «tre figlie del vento nate in questi mesi a Riace nonostante tutto, perché la vita non si può fermare con le circolari o i processi», quella «sinistra disperata» che lo accomuna a Peppino Lavorato e la decisione di dire di no alla candidatura per le Europee, Lucano è stato un fiume in piena. Più volte interrotto da vere e proprie ovazioni di una piazza che faceva quasi fatica a contenere un pubblico di decine di migliaia di persone, l’ex sindaco ha voluto lanciare un messaggio chiaro: «Riace non si arresta». E poco importa l’esito delle elezioni, che hanno dato la vittoria a una lista a trazione leghista.

QUALE FUTURO PER RIACE «Per comprendere l’esito delle elezioni, bisogna capire che Riace era sotto attacco da anni. Il ministero ha tagliato i fondi nel 2017, la prefettura poco dopo. Un intero sistema è entrato in affanno». Affamato per decreto, il modello Riace è entrato in panne e il piccolo borgo della Locride, rinato dando speranza di restare ai riacesi di nascita e casa e futuro a quelli di adozione, è entrato in crisi. Privato del modello economico e sociale che lo aveva reso immune anche agli appetiti della criminalità organizzata, è tornato un paese come tanti, affamato più di molti e di certo più disilluso. Orfano del suo sindaco, spaventato da un’inchiesta che ha finito per toccare direttamente o indirettamente tutte le famiglie del paese, È tornato una delle tante piccole comunità della Locride in cui pesano i pettegolezzi e le cordate, le promesse e le maldicenze. Ma Lucano non sembra preoccupato: «Quando abbiamo iniziato, quando il modello Riace è nato, non ero neanche consigliere comunale. Possiamo costruirlo di nuovo».

FONDAZIONE E COMITATO La Fondazione “È stato il vento” ci sta lavorando, anche centralizzando le mille raccolte fondi nate a sostegno dei progetti del borgo, mentre da poco più di un mese si è costituito il “Comitato 11 giugno”, aggregazione civica e politica, che vuole sostenere Lucano nel corso di un processo che si preannuncia lungo. Il battesimo pubblico è previsto per domani, con un presidio di fronte al tribunale di Locri nelle stesse ore in cui verrà celebrata la prima udienza, e un’assemblea programmata per il pomeriggio.

LA TRINCEA DI RIACE Una rete che, insieme alla straordinaria partecipazione all’evento di Bologna organizzato dal quotidiano “La Repubblica”, sembra aver dato fiducia e speranza a Lucano. «Ormai Riace è diventata un’icona, ieri a Piazza Maggiore a Bologna ne ho avuto l’ennesima conferma. È impressionante vedere quante persone vogliono ancora dare testimonianza a sostegno della nostra esperienza – ha detto l’ex sindaco del borgo – Questo si sente nell’aria, perché Riace rappresenta nell’immaginario la forte contrapposizione a chi vuole costruire una società disumana e fondata sulla discriminazione. In Italia è successo anche che siano stati discriminati bambini di colore in una mensa. Un fatto vergognoso, l’esempio dei valori che con vigliaccheria esprime la Lega. Un gesto del genere per la Calabria sarebbe devastante. Come fa Salvini a prendere i voti in Calabria?”.

«LA VERITÀ SI FARA’ STRADA» Sul processo che sta per iniziare invece si dice fiducioso «Sono sereno perché sono sicuro che nel processo prevarranno le cose vere e la giustizia, anche perché ci sarà una controparte rispetto alle accuse. Su alcuni aspetti già ci sono stati pronunciamenti favorevoli, si veda il Gip, la Cassazione, il Tar, che già hanno detto, anche con parole eclatanti, che non abbiamo responsabilità, non abbiamo fatto speculazioni e non ci siamo arricchiti». Adesso la parola passa al collegio del Tribunale di Locri. (a.candito@corrierecal.it)







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