Riace (prima e dopo Xenia) e San Ferdinando, un fumetto sui due volti dell’accoglienza

Esce per Feltrinelli “A casa nostra”, opera di graphic journalism sulla migrazione. Un racconto della Calabria ai tempi del decreto sicurezza

Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso raccontano il mondo a fumetti. “… A casa nostra – Cronaca a fumetti da Riace” è la loro ultima fatica, un lavoro che prova a raccontare la Calabria, terra di migranti e di immigrati, «una delle regioni italiane più spopolate dall’assenza di un futuro per i suoi giovani, e una di quelle che più si sono dedicate all’accoglienza – si legge nella sinossi dell’editore Feltrinelli». Rizzo e Bonaccorso percorrono «il perimetro di un triangolo ideale, che unisce tre esempi di accoglienza: da Riace, esempio noto in tutto il mondo e ormai smantellato, a Gioiosa Ionica, uno dei modelli virtuosi ancora funzionanti, passando per la baraccopoli di San Ferdinando, un buco nero dei diritti e dell’integrazione a due passi da Rosarno». Un’opera di graphic journalism svolta sul campo, con un’intervista a Mimmo Lucano e le testimonianze di migranti e operatori «oltre a storie di successi e tragedie, di incubi burocratici e orrori quotidiani: è il racconto di cosa succede dopo la “salvezza” nell’Italia al tempo di Salvini». “A casa nostra” uscirà il 12 settembre; la prima presentazione, alla quale è prevista la partecipazione di Lucano, è prevista per lo stesso giorno a Milano. Il volume arriverà anche in Calabria, per due tappe: a Catanzaro il 19 settembre alle 19,30 nel Centro polivalente per i giovani e a Cosenza il 20 alle 18 all’interno del festivale “Le strade del Paesaggio”. Per Robinson, l’inserto culturale di Repubblica che ha pubblicato alcune tavole del fumetto (le trovate nella foto in alto), si tratta di un lavoro «che racconta gli effetti terrificanti del Decreto Sicurezza in una regione in cui il tasso di disoccupazione è il doppio di quello nazionale».
Le prime tavole a colori raccontano il paesaggio calabrese, tra Gerace e i centi commerciali. Poi sei capitoli: il secondo è dedicato a Lucano e suoi progetti per creare integrazione e lavoro nel borgo di Riace, il terzo alla baraccopoli di San Ferdinando, nel quinto torna la storia di Riace com’è oggi, dopo il ciclone dell’inchiesta giudiziaria Xenia, che ha cambiato il panorama urbano e sociale del centro della Locride. Rizzo e Bonaccorso raccontano anche le voci contro quel modello d’accoglienza, raccolte proprio tra gli anziani riacesi. «Quasi per caso – dicono a Robinson –, quando stavamo andando via da quella Riace deserta, ci siamo fermati al bar e abbiamo incontrato due anziani con cui ci siamo messi a parlare. Ci sembrava giusto inserire questo dialogo perché completa il quadro raccontando un sentire diverso dal nostro e magari, chissà, quello di qualche nostro lettore. Un dialogo in cui emergono contraddizioni eclatanti. Uno dice: “È vero, portava benessere perché la città era viva, i panifici lavoravano, venivano pagati gli affitti delle case che prima erano vuote. Però? Però i soldi veri si fanno col turismo, non con i negri, usando proprio questa parola. Un dialogo che spiega come la propaganda riesca ad avere più forza di ciò che vedi intorno a te. Più forza di un paese risorto». Poi il «girone infernale» di San Ferdinando, dove è stato imposto il divieto di scattare fotografie». Un viaggio tra modelli molto diversi al tempo del decreto sicurezza.







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