Le Iene rilanciano il mistero dei Bronzi: c’erano altri reperti (scomparsi)?

La versione ufficiale sul ritrovamento delle statue, contestata da tempo, traballa. E l’inviato subisce un’aggressione quando prova a porre alcune domande all’uomo che avrebbe “pescato” i guerrieri. Mentre un archeologo lo contraddice: «Descrive una statua che non c’è»

REGGIO CALABRIA Quello dei Bronzi di Riace è uno dei più grandi misteri della storia dell’archeologia del Novecento. “Le Iene”, ieri sera, hanno rilanciato dubbi già sollevati da tempo: a chi appartiene la scoperta? Durante il recupero sono stati rubati altri reperti riemersi? Il mistero è ancora fitto e un servizio firmato da Antonino Monteleone e Marco Occhipinti prova a fare luce su una tesi avallata da molti archeologi. E lo fa non senza sollevare qualche reazione scomposta, come potete vedere nel servizio che si trova a questo link. Il giallo dello scudo, dell’elmo e del terzo Bronzo scomparsi continua. E raggiunge la ribalta nazionale.
Il sito de “Le Iene” ripropone alcune delle domande chiave emerse nel corso dell’inchiesta: «Chi ha scoperto davvero i Bronzi di Riace, il più grande ritrovamento archeologico di tutti i tempi? Stefano Mariottini, il sub romano che ha riscosso il premio per il rinvenimento, pari a 125 milioni di lire, o i 4 ragazzi calabresi che avevano tra i 12 e i 16 anni e che ritengono di aver denunciato la scoperta per primi È vero, come raccontano ancora oggi, che c’erano delle persone che stavano provando a portar via qualcosa dal fondo del mare di molto pesante tanto da fondere il motore di un’imbarcazione? Dove sono finiti la lancia, lo scudo, l’elmo e il terzo bronzo che sembra descritto nella denuncia di ritrovamento firmata dallo scopritore ufficiale Stefano Mariottini?». Quale che sia la verità, sbalordisce l’accoglienza riservata a Monteleone, accolto con insulti, minacce e botte su una spiaggia quando si avvicina per porre domande a Mariottini, autore secondo la versione ufficiale della scoperta nell’agosto del 1972. «Per questo – si legge ancora sul sito de “Le Iene” – incassa il premio del ritrovamento di 125 milioni di lire. Anche se c’è chi sostiene che non fu il sub romano a scoprire quel tesoro, ma quattro ragazzi del posto. La questione è arrivata in un Tribunale, che ha stabilito il primato del sub romano».
La paternità del ritrovamento non è l’unica controversia che si è sollevata attorno alla scoperta dei due Bronzi attualmente esposti al Museo Archeologico di Reggio Calabria. Nell’inchiesta di Antonino Monteleone e Marco Occhipinti approfondiamo infatti anche un’altra questione. Alcuni sostengono che quei due splendidi bronzi, raffiguranti guerrieri greci e realizzati nel V secolo avanti Cristo, non siano proprio tutto ciò che sarebbe stato recuperato in quel lontano 1972.
«Nessuno mai aveva visto quei documenti», dice Giuseppe Braghò, studioso appassionato di archeologia che ha dedicato gran parte della sua vita a raccontare una storia dei bronzi di Riace diversa da quella ufficiale. Lo studioso si riferisce ai documenti sul ritrovamento dei Bronzi. «Il signor Mariottini, parlando di una delle due statue dice: “Al braccio sinistro presenta uno scudo”», racconta Braghò nell’inchiesta. «Chiunque capisce che questa statua, da lui scoperta, al braccio sinistro presentava uno scudo». Di questo scudo, però, non c’è alcuna traccia. E non ci sono tracce neanche di un’altra parte dell’armatura: l’elmo, elemento di cui parla l’ispettore ministeriale Pietro Giovanni Guzzo nella sua relazione. Nella denuncia, inoltre, Mariottini parla di un “gruppo di statue”, espressione non usuale per chi vuole indicare la presenza di due sole statue.
E non è finita qui: la prima statua, per come è descritta dal sub nella sua denuncia di rinvenimento, sembra molto diversa per posizione di gambe e braccia rispetto ai due Bronzi che tutti conosciamo. «Mariottini mente», dice Braghò ad Antonino Monteleone. «Perché descrive una statua che lì non c’è».
Il tentativo di intervistare Mariottini finisce con l’aggressione di un uomo: «Vi ammazzo tutti quanti», dice avvicinandosi in maniera minacciosa alla Iena. Mentre i pescatori la buttano sul fatalismo: «Alla fin fine il discorso è questo: i bronzi ha detto che li ha trovati lui, i soldi se li è presi lui, che cazzo devi fare di più? Però c’erano lance e scudo».







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