Coronavirus, a Riace in casa con 2 figli minori le staccano la luce

Il Comune la fa riallacciare ma avvia controlli per verificare l’assegnazione dell’alloggio comunale. La donna: «Non ho possibilità economiche, in questo tempo i miei figli sono rimasti indietro a scuola». Il sindaco Trifoli: «Non ci risulta che fosse residente in quella casa»

di Fabio Papalia
RIACE Una ragazza madre di due figli, in difficoltà economica, si vede staccata la luce in piena emergenza coronavirus. Succede a Riace, la cittadina della Locride assurta a modello con l’ex sindaco Mimmo Lucano e poi precipitata nel dissesto. Nel mezzo una inchiesta della Procura di Locri che ha messo alla sbarra l’ideatore del modello di accoglienza ai migranti per presunte irregolarità nella gestione dei fondi. La fascia tricolore da mesi è passata a un sindaco, Antonio Trifoli, appoggiato dalla Lega di Matteo Salvini il quale alle scorse regionali ha tenuto un comizio in piazza nella ormai ex roccaforte di Lucano. Dopo che i migranti, con la chiusura dello Sprar, hanno dovuto abbandonare Riace, anche per gli italiani il presente non è dei più luminosi.
Sicuramente è stato “buio” per Anna (nome di fantasia), che per 17 giorni ha vissuto coi suoi due figli, di 15 e 17 anni, senza energia elettrica in casa. A denunciare il caso è la stessa donna. Una vicenda surreale di come si possa restare incastrati nelle maglie della burocrazia anche in piena pandemia. Per “far luce” sulla questione abbiamo sentito i diretti protagonisti: la donna e il primo cittadino. Ne vengono fuori due racconti che combaciano solo a tratti.

Mimmo Lucano

LA DENUNCIA DELLA DONNA Anna dai documenti che abbiamo potuto visionare è destinataria di un’assegnazione temporanea in locazione semplice di un alloggio comunale. Un documento, con timbro circolare del comune, del 10 marzo 2015 con protocollo n. 1104, firmato dal sindaco Mimmo Lucano con cui ha disposto l’assegnazione dell’alloggio per emergenza abitativa con esecutività immediata, e un documento con protocollo n. 1105 dello stesso giorno, che invita la donna a presentarsi in municipio per la consegna delle chiavi dell’immobile. Entrambi i documenti notificati dal messo comunale.
Da quel giorno, spiega Anna, le bollette della luce le ha sempre pagate il Comune. Anna lavora come badante, riesce a guadagnare qualcosa ma non a sufficienza per pagare tutti i servizi, anche perché lavorare per più ore al giorno significherebbe non poter essere presente a casa per i suoi due figli. Lucano si mette una mano sulla coscienza e una sulle casse comunali e le dice “non ti preoccupare”, così il Comune si fa carico dell’utenza elettrica atteso lo stato di bisogno della donna. E fin qui tutto fila liscio, come l’erogazione della corrente elettrica.
LA BOLLETTA Qualche mese fa però il Comune decide che la bolletta la deve pagare Anna e che deve fare la voltura del contatore a suo nome. Siamo a cavallo di ottobre e novembre 2019, quando a suo dire il responsabile dell’ufficio tecnico le consegna a mano una bolletta, di 174 euro, spiegandole a voce che d’ora in poi dovrà pagare la luce di tasca sua. Anna non può farsene carico e lo fa subito presente: «Gli ho detto che non ho possibilità economiche per pagare anche la luce».
LA PRECISAZIONE DEL FUNZIONARIO Il responsabile dell’ufficio tecnico comunale a tal riguardo precisa di avere consegnato alla donna, prima della stagione estiva e non nel novembre 2019, una copia del frontespizio di una bolletta, su richiesta della stessa Anna, e non per il successivo pagamento ma per reperire i dati necessari per una eventuale voltura dell’utenza a suo nome. «Tutto questo – spiega il responsabile dell’ufficio tecnico – è avvenuto a seguito di un incontro casuale fuori dalle sedi istituzionali con la stessa Anna nei giorni precedenti la consegna della bolletta nel corso del quale lei stessa si era lamentata che in passato la tensione contrattuale era stata ridotta per ritardi nei pagamenti dovuti alle difficoltà economiche in cui versa l’Ente». Dalla data della consegna della bolletta ai recenti avvenimenti è trascorso quasi un anno.
«Senza nulla togliere al disagio che Anna e i suoi figli hanno vissuto nei giorni scorsi – conclude il responsabile dell’ufficio tecnico – voglio solo ricordarle che come padre, e non come funzionario comunale, le ho offerto da subito il mio sostegno per risolvere prima possibile la vicenda che ha interessato lei e i suoi due bambini».
IL DISTACCO Secondo il racconto della donna, senza avere ricevuto dal Comune alcun avviso ulteriore, né altre bollette da pagare, se non quella unica comunicazione verbale, l’11 marzo, in piena emergenza coronavirus, la società elettrica le stacca la corrente. «Ero al lavoro, mi chiama mia figlia e mi dice “mamma sai non c’è luce”, le ho detto che stavano mettendo i contatori nuovi, magari hanno staccato la linea per cambiare i contatori». E invece l’amara sorpresa, confermata da un tecnico che stava lavorando in zona, era avvenuto il distacco del contatore.
Nei giorni successivi Anna si è recata in Comune dove ha consegnato una lettera – consegnata sabato scorso anche ai Carabinieri – scritta a mano, in cui mette nero su bianco il disagio subito da lei e dai suoi due figli minorenni, e chiede che le vengano consegnate le bollette insolute per provvedere al pagamento e alla voltura del contratto. Dopo 17 giorni di “black out” sabato 28 marzo finalmente torna la corrente. «In tutto questo tempo – è lo sfogo di Anna – i miei figli sono rimasti indietro, gli altri hanno frequentato le lezioni da casa, loro non hanno potuto».

Antonio Trifoli

AL SINDACO NON RISULTA L’ASSEGNAZIONE Abbiamo raggiunto telefonicamente anche il sindaco di Riace, Antonio Trifoli, al quale abbiamo chiesto cosa è accaduto. Secondo il primo cittadino in Comune non c’è traccia dell’assegnazione: «Secondo me è un caso che non esiste. Stiamo facendo accertamenti sull’immobile, a noi non risulta nemmeno che la donna fosse residente in quella casa. Stiamo ricostruendo tutta la documentazione. Non abbiamo trovato nessun atto ufficiale da cui emerga che lei sia assegnataria. Forse l’alloggio è stato assegnato dal sindaco Lucano in via informale. Ricostruiremo l’iter e poi eventualmente presenteremo una denuncia in Procura, a tutela anche della signora, perché lei ritiene di essere legittima assegnataria e forse invece non è stato così».
Anche sul distacco dell’energia il sindaco fornisce la versione dell’amministrazione: «Abbiamo dato disposizione di risparmiare il più possibile sui costi perché siamo in dissesto. Lei è l’unica di Riace a cui il Comune ha pagato la bolletta in tutti questi anni. Abbiamo riscontrato che la casa non era abitata da nessuno, evidentemente è partita la richiesta di distacco, poi una volta accertato che invece era abitata ho disposto che venisse riallacciata la luce, così come era prima, in attesa di accertare la situazione giuridica per cui occupa la casa. Ho molte richieste sul territorio di persone che necessitano di case popolari».
«CALLIGRAFIA È DI LUCANO» «C’è un po’ di speculazione politica – spiega il sindaco Trifoli – perché evidentemente questa signora dalla precedente amministrazione era stata tutelata anche più di quanto si dovesse fare e allora quella parte politica la strumentalizza. La signora ha presentato una lettera con cui chiede di avere le fatture per effettuare voltura, una lettera scritta a mano e la calligrafia è di Mimmo Lucano, la conosco bene».
AIUTI AI BISOGNOSI Su una sola cosa Trifoli è d’accordo con Anna, che in questo periodo di emergenza «nessuno debba rimanere in casa senza aiuto». «Già da oggi – assicura Trifoli – inizieremo la distribuzioni di mascherine che il Comune ha acquistato e di beni di prima necessità per le famiglie bisognose, tra cui lei». Da “prima gli italiani” a “prima i bisognosi”, un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per i leghisti. (redazione@corrierecal.it)





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