Azzolina e Morra lanciano a Locri con Goel “Legalitour”

Il ministro dell’Istruzione e il presidente della Commissione bicamerale d’inchiesta hanno presentato il protocollo Miur-Antimafia. L’iniziativa che l’obiettivo di avviare percorsi di educazione per studenti e formazione per i docenti sul tema della legalità. Alla cerimonia anche il procuratore capo Gratteri: «Non lasciate che questi ragazzi diventino figli della strada»

di Fabio Papalia
LOCRI «Sono qui perché ci credo, sapete che sono notoriamente scostumato, dico quello che penso e se non posso dire la verità sto zitto. Quindi se sono qua è perché sono fortemente convinto dell’importanza e dell’utilità di questo progetto». Sperare che Nicola Gratteri, il procuratore della Repubblica di Catanzaro, avanzi entro i binari del “politically correct” è inutile come insegnare all’asino, si perde del tempo e si infastidisce la bestia. Del resto il magistrato ha messo subito le cose in chiaro iniziando così il suo intervento, ospite questa mattina nell’auditorium diocesano di Locri per la firma del protocollo d’intesa “Legalitour” da parte del ministro dell’istruzione Lucia Azzolina e del presidente della Commissione parlamentare antimafia Nicola Morra. Per il cerimoniale della firma, organizzato dal Ministero dell’Istruzione e dalla Presidenza della Commissione Antimafia, è stato invitato a portare i propri saluti il Goel – Gruppo Cooperativo, nella persona di Stefano Caria, in quanto l’Ostello Locride, gestito da “I Viaggi del Goel” è una delle strutture coinvolte in questa prima sperimentazione. Il protocollo, infatti, ha l’obiettivo di realizzare percorsi di educazione per studenti e formazione per i docenti sul tema della legalità, e vede come prima tappa i campi estivi rivolti a mille tra studentesse e studenti.

IL MANCATO INVITO AL SINDACO DI LOCRI Non è stato invitato, invece, il sindaco di Locri Giovanni Calabrese, che ha saputo della manifestazione dalla stampa e ha raccontato lo “sgarbo istituzionale” su facebook, invitando la ministra a visitare anche l’ospedale di Locri, che si trova a cento metri dalla struttura gestita dal Goel.
«Stiamo vivendo una particolare emergenza che ci ha imposto di alterare le regole del protocollo – ha esordito Morra – di conseguenza se qua ci sono soprattutto ragazzi, studenti che beneficeranno di questa iniziativa, è perché dovendo fare una selezione e dovendo rinunciare ad alcune presenze, noi abbiamo voluto salvaguardare il diritto degli studenti che sono i primi fruitori di questa iniziativa e abbiamo dovuto nostro malgrado rinunciare a presenze che ci avrebbero comunque onorato, a cui abbiamo dovuto rinunciare per questioni di distanziamento fisico».
«L’ho sentito prima telefonicamente è stata una telefonata privata e tale resterà». Così la ministra ha inizialmente risposto alla domanda del Corriere della Calabria sul mancato invito salvo aggiungere, dopo averle fatto notare che è stato lo stesso sindaco ad aver reso nota la telefonata, sempre sul social network, che «è stata una telefonata molto cortese, abbiamo avuto modo di chiarirci rispetto anche al post che aveva fatto, c’è un clima di massima cordialità».
Al termine della giornata la ministra ha lasciato Locri senza visitare l’ospedale.

MORRA: «RECUPERIAMO LA MEMORIA PER LOTTARE I CLAN» Il presidente Nicola Morra ha “moderato” l’iniziativa passando microfono e gel igienizzante per le mani: «La Calabria, terra di individualismo, riesce a vantare esperienze come Goel nel quale “far comunità” è la stella cometa di tutti gli aderenti al gruppo». «Oggi con questa firma del protocollo – ha spiegato – vogliamo far capire che si dà l’avvio a una serie di iniziative che proseguiranno e che porteranno sempre più la scuola italiana ad interessarsi di questioni che finora sono state neglette e abbandonate. Dice il generale Governale che è a capo della Dia, che noi – ha aggiunto Morra – siamo l’unico paese al mondo che ha un presidente della Repubblica fratello di una vittima di mafia, senza aver memoria di tutto questo. Senza aver memoria di che cosa significhi, per noi oggi, avere alle spalle 160 anni di disconoscimento del fenomeno perché noi il fenomeno l’abbiamo giuridicamente riconosciuto soltanto nel 1982, dopo l’ennesimo fatto di sangue, dopo l’omicidio di Carlo Alberto Dalla Chiesa, per cui abbiamo deciso che doveva essere istituito il 416 bis. In verità i fenomeni delle organizzazioni mafiose preesistono rispetto al 1982 da decenni e decenni e probabilmente dall’Unità e anche prima, per cui noi vogliamo educare la futura cittadinanza e quindi i nostri studenti, a saper fare i conti con un’azienda che si nutre di bilanci impostati secondo regole mafiose, con comportamenti giuridicamente improntati a favorire intestazione fittizia di beni, fatture false com’è avvenuto stamattina secondo l’inchiesta promossa a Varese dalla Dda di Milano». «Quindi – ha concluso Morra – dobbiamo tener conto che non possiamo osannare Leonardo Sciascia e poi non leggerlo ai nostri studenti, perché quante volte lo nominiamo e poi i nostri studenti non vengono formati a comprendere tutto questo? Abbiamo un cinema neorealista e non soltanto che ha messo a disposizione certi contenuti, non possiamo pensare che la mafia sia solo e soltanto il commissario Cattani e la Piovra».

AZZOLINA: «QUANDO C’E’ LA SCUOLA VINCE LA LEGALITA’» La ministra dal canto suo ha affermato che «la scuola serve anche a salvare gli studenti e le studentesse da certi meccanismi brutali che questo Paese ha avuto, perché quando c’è dispersione scolastica la criminalità attecchisce più facilmente. Siamo in un territorio difficile, complesso, dove stiamo dicendo a tutti gli studenti e alle studentesse che sono anche più in difficoltà “noi ci siamo”. Non con le parole, ci siamo con i fatti, ci siamo con opere concrete. Penso – ha aggiunto Azzolina – che sia un bel ritorno anche alla socializzazione che è tanto mancata ai nostri studenti negli ultimi mesi ed è il segnale che il rispetto delle regole, il rispetto anche da parte nostra del senso del dovere, poi porta alla bellezza. Questa è una grande bellezza, è la bellezza della legalità, è la bellezza del lavorare tutti insieme non in maniera individualistica».

L’OSTELLO DEL GOEL L’Ostello Locride è un bene confiscato alla ‘ndrangheta nel 2005. Ristrutturato dal Comune di Locri con i fondi del Pon Sicurezza, è stato trasformato in una moderna struttura ricettiva con 15 camere triple con condizionatore e bagno in camera. La prima gara di assegnazione gratuita agli enti non-profit del territorio, pubblicata dal Comune il 9 aprile del 2016, era andata deserta, nello sconcerto generale. Goel decise di scendere in campo e di partecipare alla successiva gara, ostinatamente riproposta dal Sindaco Calabrese, ottenendo così in affidamento la gestione della struttura. Appena 10 giorni dopo l’annuncio dell’assegnazione, ignoti danneggiarono pesantemente l’impianto idrico dell’Ostello ma Goel, il Comune e le Istituzioni dello Stato risposero con una Festa di consegna delle chiavi, per comunicare a tutti che Goel non si sarebbe lasciato intimidire e sarebbe andato avanti.
Dopo lunghi preparativi, la struttura viene oggi proposta attraverso il Tour Operator di turismo responsabile “I Viaggi del Goel”. L’Ostello Locride accoglie anche scuole superiori del centro-nord e gruppi che vengono a “imparare” la legalità proprio in Calabria, a partire dalle esperienze positive del territorio. Goel, grazie ad un progetto sostenuto da “Fondazione Con Il Sud” e “Fondazione Peppino Vismara”, sta infine trasformando gradualmente la struttura in un perfetto esempio di residenza ecologica secondo i criteri della sostenibilità ambientale. Subito dopo l’incontro, tenutosi al Centro Pastorale Diocesano, la Ministra Azzolina e il presidente Morra hanno visitato l’Ostello Locride, accolti da Maria Paola Sorace di Goel. Durante la visita, sono stati loro offerti in assaggio i prodotti di Goel Bio, provenienti dalle aziende agricole del Gruppo che si sono ribellate alla ‘ndrangheta.

GRATTERI: «GRANDE INSEGNAMENTO DI ANTIMAFIA VERA» Il procuratore di Catanzaro nel corso del suo intervento nell’auditorium si è detto soddisfatto della partnership con il consorzio: «Morra è stato molto soft quando ha parlato di individualismo dei calabresi, questo è il più grande difetto dei calabresi, quello di sentirsi, in dialetto si dice “megliu i mia non avi a nudu” (meglio di me non c’è nessuno), questa è la rovina, la morte dei calabresi, quello di non riuscire a fare rete, non riuscire a fare sistema. Mentre invece il Goel – ha aggiunto Gratteri – ci ha educati all’altruismo, alla collaborazione, a fare impresa solidale, fare profitto senza rubare, senza sfruttare gli operai, senza sfruttare chi ha bisogno. Questo è un grande insegnamento, di antimafia vera, concreta». Il magistrato ha speso ancora parole di elogio per il Goel: «E’ per me importante che voi abbiate scelto il Goel come interlocutore, in questi anni sono cresciuto anche grazie al Goel, che mi ha consentito tante riflessioni. Loro – ha aggiunto – dal nulla sono diventati una realtà. Non guardate adesso il Goel che funziona o che mediaticamente attira. Ricordo il Goel di 15, 20 anni fa, quando hanno avuto le porte chiuse in faccia, quando tutti formalmente erano dalla loro parte e poi in realtà erano abbandonati».
Gratteri ha “promosso” a pieni voti anche il progetto: «Durante l’inverno quando posso mi metto in ferie e vado in giro per le scuole, il prof. Antonio Nicaso, con cui scrivo i libri, dedica una settimana a tutta l’Emilia Romagna dove facciamo anche cinque interventi al giorno. In quelle occasioni – ha sottolineato Gratteri – io incontro i giovani che sono venuti qui, a Monasterace, a Gioiosa dal Goel, a Locri, e vedo i ragazzi trasformati. Tornano al Nord più maturi, tornano al Nord uomini e donne che hanno perfetta consapevolezza di cos’è la mafia e quando arrivano a Reggio Emilia, quando arrivano a Brescello, riescono a riconoscere lì la mafia. Questa – ha sottolineato – è una lezione straordinaria per loro, fondamentale». «Sogno una scuola che di pomeriggio riesca a intrattenere i bambini, i ragazzi, in un ambiente bellissimo come questo, dove guardare un film, dove discutere, dove leggere, dove fare intrattenimento, dove – è l’auspicio del magistrato – non lasciare questi ragazzi da soli diventare figli della strada».
E fin qui il Gratteri buonista, che subito dopo ha concluso con una “bacchettata” degna della Scuola vittoriana: «Mi auguro che il ministro suggerisca ai dirigenti scolastici in tutti i progetti, perché non esiste una scuola dove non si faccia un progetto sulla legalità, per favore fate un progetto sulla lingua italiana perché questi ragazzi non sanno leggere e scrivere in lingua italiana, per favore un progetto sulla lingua italiana». (redazione@corrierecal.it)





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