Cuteri: «Tenere i mosaici sotto terra significa decretare la morte di una speranza»

L’archeologo scopritore della sala dei mosaici contrario alla decisione della direttrice del Museo di Monasterace e del Parco archeologico dell’antica Kaulonia: «Rispetto all’iniziale promessa di scoprire la sala dall’11 al 14 agosto, c’è stato dunque un ripensamento, a mio avviso grave»

MONASTERACE «La direttrice del Museo di Monasterace e del Parco archeologico dell’antica Kaulonia ha deciso che quest’anno la sala dei mosaici dovrà rimanere sotto terra. I mosaici, dunque, raffiguranti draghi, delfini e ippocampo, non saranno scoperti; e le simpatiche creature alle quali tanto ci eravamo affezionati, non potranno incrociare i nostri sguardi, comunicarci il senso di un passato che ci appartiene, profondamente». Lo afferma l’archeologo Francesco Cuteri.
«Rispetto all’iniziale promessa – prosegue – di scoprire la sala dall’11 al 14 agosto, c’è stato dunque un ripensamento, a mio avviso grave. Con questa decisione, infatti, la direttrice del Museo e del Parco si assume tutta la responsabilità di una mancata verifica dello stato di salute dei mosaici. Verifica che, come dimostra l’esperienza dei due precedenti anni, è doverosa e necessaria. I mosaici, infatti, sono all’aria aperta, ricoperti solo da uno strato di sabbia, e si è già visto come, purtroppo, le piante infestanti siano arrivate a sollevare in alcuni punti, con le loro radici, le tessere del mosaico».
«Ma non è solo questo, come potrete ben capire. Si tratta infatti – aggiunge l’archeologo – di sottrarre ai calabresi, ai visitatori che possono giungere da più parti, uno tra i doni più belli che la nostra terra è capace di offrire.
Tireranno in ballo il covid, necessariamente, ed a tal proposito devo dirvi che gli sforzi per organizzare il tutto a meglio, garantendo l’ingresso di 15 persone per volta, erano stati fatti tutti, con cura e professionalità. Siamo in aperta campagna ed il sindaco di Monasterace, Cesare De Leo, insieme allo sponsor dell’iniziativa, Ignazio Aquilino, con la partecipazione della Cooperativa Vivi Kaulon e di altre Associazioni di volontariato, avevano veramente pensato a tutto. A tutto.
Magari più in là la direttrice ci spiegherà pubblicamente come mai si possano visitare, con le dovute accortezze, la splendida Villa romana di Casignana, la Cattolica di Stilo, il Parco di Scolacium e quello di Capo Colonna; solo per citarne alcuni».
«In questo anno così difficile, non si poteva pensare a un regalo più brutto. Decretare la morte di una speranza» è l’amara considerazione di Cuteri, il quale aggiunge: «Questa scelta, a mio avviso ingiustificata, ha il sapore del sorriso negato ai bambini. Chi non ama questa terra non dovrebbe avere ruoli di responsabilità, soprattutto in questo campo. Io la penso così. Essere bravi tecnici non basta. Ma ci saranno altre sedi per approfondire e valutare il peso di tale scelta e sono certo che non mancherà il sostegno di qualche persona lungimirante. Intanto, però, vorrei ringraziarvi tutti per aver sostenuto l’iniziativa, firmando la petizione promossa da Agazio Fraietta, e facendo volare alto nei social il desiderio di rivedere i nostri piccoli “mostri”, ancora sonnecchianti tra l’azzurro dello Jonio e il faro di punta Stilo. Ribadisco che i mosaici sono nostri, di tutti, non miei».
«E sarebbe bastato – conclude – che qualcuno dicesse subito, con chiarezza e coraggio, che il vero ostacolo alla riapertura della sala dei mosaici era la presenza dell’archeologo Cuteri. Quel tipo, come dice Gioacchino Criaco, un po’ fesso e un po’ bandito. Sono abituato alle gelosie, “mi fici a scorza”, e mi sarei subito tirato indietro, per permettere a tutti di godere della meravigliosa luce emessa dalle tante piccole tessere colorate. Luce che, ovviamente, non tutti sono in grado di cogliere…».





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