Incendio nella baraccopoli di San Ferdinando, morto un 18enne

Il rogo sarebbe divampato da un fuoco acceso per riscaldarsi da freddo. La vittima è un uomo del Gambia: dormiva in una delle abitazioni di fortuna distrutte dal fuoco. I rifugi, costruiti ad alcune centinaia di metri dalla tendopoli “ufficiale”, sono in mezzo al fango a cause delle piogge della scorsa notte

SAN FERDINANDO Un migrante proveniente dal Gambia, Suruwa Jaithe, 18 anni, è morto stasera in un incendio sviluppatosi nella tendopoli di San Ferdinando, nella piana di Gioia Tauro, dove vivono centinaia di extracomunitari. Secondo quanto si è appreso, il rogo, che ha distrutto due baracche, si sarebbe sviluppato in seguito ad un fuoco acceso in una delle baracche da qualcuno tra i migranti per riscaldarsi dal freddo della notte.
 La vittima è morta carbonizzata. Probabilmente, secondo i soccorritori, l’uomo stava dormendo in una delle due baracche distrutte dal fuoco e non si è accorto delle fiamme che divampavano. Il rogo è stato spento dai vigili del fuoco che stazionano nella zona e dagli stessi migranti. Sul posto sono intervenuti carabinieri, polizia e guardia di finanza.

IL PRECEDENTE L’incendio che stasera ha provocato una vittima a San Ferdinando, non è il primo che divampa nella tendopoli. Quasi un anno fa, il 27 gennaio 2018, un incendio, molto più vasto e in quel caso doloso, distrusse circa 200 baracche e provocò la morte di una 26enne nigeriana, Becky Moses, ustionando gravemente un’altra donna di 27 anni. La donna era giunta a San Ferdinando solo da pochi giorni. In precedenza era inserita nei progetti Sprar attivati nel Comune di Riace guidato dal sindaco Domenico Lucano, divenuto famoso per i suoi progetti di accoglienza. Pochi mesi dopo quell’incendio, ad aprile, la polizia arrestò una donna nigeriana di 47 anni, Lise Emike Potter, con l’accusa di essere la mandante del rogo. Secondo l’accusa, la donna avrebbe commissionato l’incendio ad alcuni connazionali, dietro pagamento di una somma di denaro, per vendicarsi di una 25enne che sospettava avere una relazione col suo ex convivente. In precedenza, altri incendi si erano sviluppati nella tendopoli nel dicembre 2017 e nel luglio 2017, fortunatamente senza provocare vittime.

BARACCHE NEL FANGO Dopo il rogo mortale, nella tendopoli si registra tensione tra i circa mille migranti che la occupano. Nessun problema però è stato segnalato.  Il rogo della notte scorsa è divampato nonostante sulla zona stesse piovendo. Le baracche, costruite ad alcune centinaia di metri dalla tendopoli “ufficiale” in cui vivono altri 800 migranti, sono adesso in mezzo al fango. Una situazione che crea forti disagi tra i migranti che annualmente, in questo periodo, arrivano nella piana di Gioia Tauro per cercare lavoro nei campi per la raccolta di agrumi.

LA DENUNCIA DELLA CGIL «Arriva il messaggio di quelli che non vorresti mai ricevere e che fanno diventare lunga la notte. Un nuovo incendio alla tendopoli di San Ferdinando, ancora morte». Lo scrive il segretario generale della Cgil Calabria Angelo Sposato, in un post su Facebook. «È da anni – afferma Sposato – che lo stiamo denunciando, qualche giorno fa lo abbiamo urlato direttamente dalla tendopoli con una iniziativa. Subito dopo lo abbiamo fatto in Prefettura a Reggio Calabria, che riteniamo abbia enormi responsabilità. Un anno perso per smantellare #Riace, un anno perso per evitare altre morti. Reagiremo». Intanto la Prefettura di Reggio Calabria ha convocato d’urgenza un comitato per l’ordine e sicurezza pubblica che si terrà nella sede municipale del comune di San Ferdinando al fine di esaminare la situazione.







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