Nuovo arresto per il presunto prestanome dei clan di Rosarno

Dopo una nuova pronuncia del Riesame i carabinieri hanno fermato il 40enne Giuseppe Nasso, già coinvolto nell’inchiesta “Ares”. A marzo gli era stato sequestrato un ingente patrimonio

REGGIO CALABRIA Nella notte tra venerdì e sabato i carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno arrestato Giuseppe Nasso, quarantenne di Rosarno, ripristinando la misura cautelare che era stata emessa nei suoi confronti nell’ambito dell’indagine “Ares”.
Il provvedimento è scaturito da una nuova pronuncia del Tribunale del Riesame, che ha ravvisato gli estremi richiesti dalla norma per ripristinare la misura detentiva. Giuseppe Nasso era rimasto coinvolto nelle indagini concernenti l’operazione “Ares”, nell’ambito della quale sono state arrestate 45 persone ritenute appartenere a due diverse articolazioni territoriali della ‘ndrangheta rosarnese.
Il quarantenne era risultato essere inserito nel sodalizio, a favore del quale poneva il patrimonio illecitamente detenuto, in maniera strumentale, per consentire la realizzazione del programma delittuoso.

L’INCHIESTA L’operazione Ares, che ha comportato un’imponente manovra investigativa coordinata dal procuratore capo di Reggio Giovanni Bombardieri, ha permesso infatti di disarticolare due tra le più temibili articolazioni della ‘ndrangheta attive nella Piana di Gioia Tauro.
Le indagini condotte dal carabinieri del Gruppo di Gioia Tauro tra il 2017 ed il 2018, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Calogero Gaetano Paci e del sostituto procuratore Adriana Sciglio, hanno permesso di individuare due articolazioni criminali, quella dei “Cacciola-Grasso” e quella dei soli “Cacciola”, contrapposte tra loro, radicate nella Piana di Gioia Tauro e riconducibili alla società di Rosarno del mandamento tirrenico della provincia di Reggio Calabria.
In tale contesto, lo scorso 11 marzo 2019, allo stesso Nasso sono stati sequestrati: un milione di euro; tre polizze assicurative; l’impresa individuale Fercolor, comprensiva di tutto il compendio aziendale; un immobile, costituito da unità alloggiative, commerciali e pertinenze; tutti i conti correnti riconducibili al destinatario del provvedimento ed ai suoi familiari conviventi, il tutto per un valore complessivo che supera i 3,5 milioni di euro.
L’arrestato è stato associato presso il carcere di Reggio Calabria a disposizione dell’autorità giudiziaria.







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