Sei intimidazioni in un mese e mezzo alla cooperativa Valle del Marro

Sempre più nel mirino dei clan l’azienda che gestisce i terreni confiscati alle cosche di ‘ndrangheta della Piana di Gioia Tauro. «Uno stillicidio quasi giornaliero»

GIOIA TAURO Sei intimidazioni in poco più un mese e mezzo. Piantine di ulivo rubate o strappate, impianti idrici portati via, incendi. La cooperativa Valle del Marro, nata nel 2004 per iniziativa della diocesi di Oppido-Palmi e Libera, è nel mirino da sempre. Ma l’escalation delle ultime settimane è preoccupante. La racconta Avvenire in un servizio di Antonio Maria Mira, che ricorda che la coop Coltiva circa cento ettari confiscati alle più potenti cosche di ‘ndrangheta della Piana di Gioia Tauro. Il 14 maggio l’ incendio in un campo coltivato a grano nel comune di Gioia Tauro. A fine mese, nello stesso terreno, il furto del cancello appena installato. Il 13 giugno, a Oppido Mamertina, le piantine strappate in un terreno coltivato a ulivi. Poi un altro incendio nello stesso campo di grano. Ma è davvero un crescendo. Il 29 giugno, in località Sovereto, ancora nel comune di Gioia Tauro, viene rotto il lucchetto che chiude il cancello dell’impianto di clementine. Risultato: tubi di irrigazione tagliati, furto del sistema di filtraggio e desabbiatura dell’acqua. Nella notte dell’1 luglio 130 pali di sostegno vengono portati via a Oppido, impedendo la crescita di altrettante piante. «Uno stillicidio ormai quasi giornaliero – dice ad Avvenire Antonio Napoli, uno dei soci fondatori della cooperativa -. Sono fatti che peggiorano la già difficile situazione dopo l’impatto dell’emergenza da Covid-19. Confidiamo nell’operato delle Forze dell’ordine, che hanno già messo a segno importanti operazioni sul territorio».





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