«La sconfitta a Reggio? Gli elettori hanno sempre ragione»

Salvini a Taurianova plaude alla vittoria di Roy Biasi («impensabile qualche anno fa») e punzecchia i contestatori («ci vediamo tra 5 anni»). Sul palco anche Minicuci: «Cosa mi ha detto Matteo? Nulla, che ho combattuto bene»

di Fabio Papalia
TAURIANOVA
«Ringrazio per essere qua anche Nino Minicuci che ha combattuto come un leone a Reggio Calabria. A volte si vince, a volte si perde, quando si perde si riconosce la sconfitta e si lavora per costruire la prossima “sconfitta”. Quando si vince c’è un’enorme responsabilità ma un’enorme soddisfazione». Le parole – lapsus freudiano compreso – sono di Matteo Salvini, il leader della Lega le ha pronunciate sul palco di Taurianova, dove ha festeggiato l’elezione del sindaco leghista, l’ex forzista Roy Biasi. Il buon Minicuci si è presentato a Taurianova dove il leader del Carroccio almeno in pubblico lo ha esentato dall’obbligo di rendicontare la cocente sconfitta del centrodestra reggino, che ha fallito un rigore a porta vuota. Salvini ha risposto ai giornalisti ammettendo la debacle in riva allo Stretto: «Gli elettori hanno sempre ragione quindi si vede che la maggior parte dei cittadini di Reggio Calabria sono contenti di come è messa Reggio adesso, quindi io rispetto la loro scelta e lavoreremo umilmente, concretamente e onestamente all’opposizione».
Salvini, contestato all’arrivo e per tutto il comizio da una cinquantina di persone, ha provato a consolarsi piantando la bandierina verde a Taurianova: «Sono qua emozionato a ringraziare il sindaco della Lega, da sola poi peraltro, a Taurianova nella Piana di Gioia Tauro, è una bella emozione e una grande responsabilità. Solo qualche anno fa sarebbe stato impensabile, quando hai gli uomini giusti, la squadra giusta, si corre, si lavora. In Calabria con pazienza, onestà, impegno, efficacia, abbiamo intenzione di dare una possibilità di scelta e di cambiamento a questa splendida terra. Poi a volte va bene, come a Taurianova, a Reggio è andata meno bene».
Sul palco hanno trovato posto, oltre al senatore e al neo-sindaco Biasi, lo stato maggiore calabrese della Lega: il vicepresidente della giunta regionale, il taurianovese Nino Spirlì, la capogruppo regionale, Tilde Minasi e il presidente della commissione regionale agricoltura, Pietro Molinaro, il commissario regionale Cristian Invernizzi, il coordinatore provinciale Franco Recupero, e il candidato sconfitto Minicuci.
Dal palco Salvini ha punzecchiato i contestatori a modo suo, gettando benzina sul fuoco: «In democrazia i cittadini hanno sempre ragione. Se i cittadini hanno scelto Roy, i fischietti tirateli fuori fra 5 anni e andate a casa». «Quando torniamo al governo – ha aggiunto ancora dal palco – lavoriamo per reintrodurre qualche mese di servizio militare, servizio civile. Per le ragazze e i ragazzi di questo Paese. Per reimparare lo spirito di sacrificio. Io cerco di farlo coi miei figli, e qui ci sono mamme e papà che hanno sbagliato nella loro missione educativa, perché se mio figlio andasse in piazza a insultare un altro quando torna a casa si becca due schiaffoni che se lo ricorda per il resto dei suoi giorni. Qua ci sono mamme e papà che hanno viziato un po’ i loro figlioletti».
Una prevedibile stoccata al governo che ha smantellato i “suoi” decreti sicurezza: «Ieri che cosa hanno approvato in Consiglio dei ministri i geni? Qual è la priorità? Hanno smontato i decreti sicurezza per dare più soldi a chi sbarca in Italia. Anche su questo faremo il possibile per bloccarli dentro il Parlamento, se non basterà chiederemo il vostro aiuto fuori dal Parlamento, perché in Italia si entra se si ha il permesso di entrare». Poi una “nuvoletta comunista” con qualche goccia di pioggia ha scompaginato il comizio, con i fan in fila indiana sul palco coperto per il selfie. Il primo a scendere dal palco è stato Minicuci, al quale il Corriere ha domandato cosa gli ha detto Salvini della sconfitta: «Nulla, m’ha detto che ho combattuto bene». Dopo essersi smarcato dal Carroccio, avendo dichiarato più e più volte in campagna elettorale che non si considerava leghista ma un “uomo del centrodestra”, gli abbiamo chiesto se oggi si risente leghista: «Oggi sono qui per un amico caro che è stato assessore quando io ero segretario e direttore generale della Provincia, che è Roy Biasi. È un amico caro e quindi sono venuto a festeggiare la sua vittoria». (redazione@corrierecal.it)





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