Il dramma delle aziende: raccolti distrutti dai nubifragi – VIDEO

L’esondazione del Mesima mette in ginocchio l’economia agricola di una parte del Vibonese. «Da 20 anni chiediamo che questo fiume venga sistemato»

VIBO VALENTIA Le vittime, certo. Le tragedie causate da un territorio troppo fragile per resistere ai nubifragi o anche a due semplici gocce d’acqua. Ieri l’esondazione del torrente Cantagalli ha provocato la morte di una giovane madre e dei suoi due bambini. È, in ordine di tempo, l’ultima strage in una regione dove il dissesto idrogeologico non è mai stato contrastato con interventi e risorse sufficienti. Piove e la gente muore. Piove e un’economia di per sé zoppicante subisce l’ennesimo colpo.
In Calabria i danni alle infrastrutture non si contano più. Così come è impossibile quantificare quelli relativi alle coltivazioni agricole. Dal Pollino allo Stretto, sono decine e decine i titolari di aziende che rischiano di perdere i frutti del loro lavoro a causa di politiche di prevenzione inesistenti, di interventi di manutenzione mai eseguiti, dell’indifferenza delle istituzioni.

DEVASTAZIONE Un caso emblematico arriva dalla provincia di Vibo, da Sant’Onofrio. Saveria Giannini è la titolare dell’azienda ereditata dal padre, Nicola. Produce giuggiole e kiwi, ma le piogge di giovedì potrebbe aver distrutto il lavoro degli ultimi mesi. Il terreno di località Curunazzo, nel Basso Mesima, è stato completamente allagato, con le piante sommerse da 40 centimetri d’acqua. «Siamo in una situazione di abbandono totale, in ginocchio», dice Saveria, che dopo il nubifragio ha scritto alla Prefettura di Vibo, al Consorzio di Bonifica, alla Protezione civile e ai Comuni dove ricadono i suoi terreni per chiedere un intervento deciso a tutela della sua azienda e dei suoi prodotti.

IL MESIMA Il Mesima è esondato e ha invaso i campi, provocando danni che, al momento, la titolare non è in grado di quantificare. «In questa situazione – dice ancora l’imprenditrice – non possiamo raccogliere i frutti né trasportare quelli che abbiamo in magazzino, perché i mezzi non possono passare». Nelle scorte ci sono quintali di kiwi, che ora rischiano di marcire. «Sono 20 anni che chiediamo che venga sistemato questo fiume, ma siamo ancora alla mercé di fossi ostruiti e di argini senza manutenzione, senza contare i rifiuti abbandonati che ostruiscono il canale. Così non possiamo più lavorare».

LA REGIONE Quello della ditta di Curunazzo è solo uno dei tanti casi di aziende che devono quotidianamente fare i conti con il dissesto del territorio e prendere atto dei mancati interventi per la sua messa a norma. «Vorrei che la Regione facesse lavori definitivi per la sistemazione del Mesima. Mio padre è morto due anni fa. Ho una famiglia, due figli, non è un lavoro semplice per una donna. Chiedo solo di essere messa nelle condizioni di operare senza aver più paura degli allagamenti o di rimanere isolata».

p. bel.







Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto