Grandi manovre a Vibo: la Cosa trasversale e lo spettro del Pd

Le strategie e le trattative in vista delle elezioni comunali: da una parte l’alleanza che va dai sovranisti agli ex dem, dall’altra un centrosinistra accartocciato su se stesso. Intanto la città è abbandonata a se stessa e incombe l’ombra del dissesto finanziario – LA PUNTATA DE “LO SFASCIO”

VIBO VALENTIA A Vibo le grandi manovre non sono una novità e anche di soldatesse e soldati pare ce ne siano in abbondanza. Il colore della divisa non è mai stato un problema e in verità non scarseggiano nemmeno i generali, ma per capire chi di loro abbia o meno a disposizione un esercito c’è da aspettare meno di quattro mesi. Tanto manca alle elezioni che – presumibilmente il prossimo 26 maggio, assieme alle Europee – daranno ai vibonesi un nuovo sindaco dopo l’esperienza dell’amministrazione guidata da Elio Costa, finita pochi giorni fa a un anno dalla scadenza naturale con le dimissioni di massa dei consiglieri comunali. La città, pur essendo piccola e spesso marginale nelle dinamiche politiche regionali e nazionali – ovviamente non per responsabilità dei cittadini ma di chi dovrebbe rappresentarli –, spesso si è rivelata un laboratorio politico per esperimenti trasversali presentati immancabilmente come contenitori di «energie sane» o sotto l’ombrello del «civismo». È stato così con Costa, sfiduciato da chi ne era stato il principale sponsor politico, e pare possa essere così anche con le prossime Amministrative. La confusione sotto il cielo vibonese resta insomma grande ma la situazione, parafrasando Mao, non è affatto eccellente, con una città letteralmente abbandonata a se stessa e con l’ombra di un dissesto finanziario che potrebbe azzoppare prima di nascere la nuova esperienza amministrativa che uscirà dalle urne.

LA COSA Non è inedita e ormai nessuno prova a smentirla, ma se venisse riproposta con successo anche in ambito comunale l’alleanza che ha portato alla presidenza della Provincia Salvatore Solano acquisterebbe tutt’altra consistenza. Ancora c’è da trovare la convergenza su un nome e la “quota” di maggioranza, nel tavolo dell’alleanza, spetta senza dubbio al parlamentare Giuseppe Mangialavori, che è anche coordinatore provinciale di Forza Italia. A mettere attorno un tavolo gli ex consiglieri comunali del Pd e i sovranisti locali, per dire, il senatore forzista c’è già riuscito, tanto più che l’ex capogruppo dem Giovanni Russo ha dichiarato (durante la trasmissione Lo Sfascio in onda su L’altroCorriere tv) che quello conteso tra Martina e Zingaretti è ormai il suo ex partito. Al desco ci sono già anche le altre aree (per lo più di centrodestra) che hanno prima sostenuto e poi defenestrato Costa. Da vedere resta dunque se Mangialavori proporrà un candidato a sindaco sua diretta espressione – si parla dell’ex assessore Lorenzo Lombardo – o se si tenterà di proporre – di nuovo – un “uomo forte” e autorevole che possa tenere insieme, con maggiore successo di come ha fatto Costa, le varie anime di questa “cosa” eterogenea che potrebbe presto diventare una coalizione.

LO SPETTRO DEL PD A Vibo quella dell’alternanza non sembra essere una regola politica che gode del favore della statistica. Le ultime due amministrazioni comunali erano orientate al centrodestra e, ad oggi, se fosse per il Pd locale, non ci sarebbe due senza tre. Dopo il caso del gruppo consiliare che ha finito per avvicinarsi a Forza Italia, infatti, non si sono registrate prese di posizione degli organi locali del partito, fatta eccezione per un richiamo alla Commissione di garanzia che non ha finora avuto alcun seguito. Tant’è che alla fine è stato lo stesso Russo a chiamarsi fuori dal Pd senza che il partito assumesse per lui e per gli altri ex consiglieri alcuna determinazione. Magari qualcuno nel Pd ancora sperava di ricucire anche con Vito Pitaro, che da ex plenipotenziario vibonese di Bruno Censore e segretario particolare di Michele Mirabello pare voglia ora dirottare i suoi voti sulla sponda opposta. E proprio l’ex deputato e il consigliere regionale sembrano proseguire verso le Regionali su strade diverse che vedono il primo ormai distante dal governatore Oliverio e il secondo, che del primo era espressione, convinto sostenitore di una ricandidatura dell’attuale presidente alla guida della Regione. La loro tattica per le Comunali di Vibo non è ancora decifrabile, e mentre sembra configurarsi per i dem un rischio estinzione, in posizione di attesa c’è quell’Antonio Lo Schiavo che era stato già candidato e abbandonato nel 2015. Difficilmente, senza un centrosinistra unito a suo sostegno, l’ex capogruppo dei “Progressisti” sarebbe pronto a ritentare la corsa a sindaco e, in attesa di vedere cosa farà quel che resta del Pd, Lo Schiavo potrebbe anche avanzare una candidatura di rottura, magari di una donna – a lui vicina è sempre stata Loredana Pileggi – e provare a fare da guastatore. Un ruolo che, secondo qualcuno, potrebbe ritagliarsi alle prossime elezioni anche lo stesso ex sindaco Costa.

Sergio Pelaia
s.pelaia@corrierecal.it







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