I dialoghi che scottano tra politici e uomini dei clan di Vibo

Nelle carte dell’inchiesta “Rimpiazzo” le intercettazioni tra uno dei capi dei Piscopisani e un professionista che ha già ricoperto diverse cariche nelle istituzioni. L’interesse della cosca per le Regionali del 2015 e le Comunali del 2014. Le foto della scheda elettorale con il voto. E i fuochi d’artificio per festeggiare i risultati

di Sergio Pelaia
LAMEZIA TERME Fuochi d’artificio e “bottiglioni” per festeggiare i risultati delle elezioni. Ma soprattutto conversazioni che potrebbero creare molto più che un semplice imbarazzo a qualche rampante politico vibonese. Negli atti dell’inchiesta “Rimpiazzo”, l’operazione condotta dalla Dda di Catanzaro contro il clan dei Piscopisani, c’è di tutto. Non ci sono solo le dichiarazioni dirompenti – e in larga parte ancora coperte da omissis – dei pentiti a fornire agli inquirenti uno spaccato degli intrecci tra ‘ndrangheta e politica a Vibo. Ci sono anche molte intercettazioni da cui emerge uno scenario molto torbido di cui fino ad ora si era solo favoleggiato e che ora viene descritto nero su bianco nelle carte dell’inchiesta.
LE COMUNALI Nel 2014 ci sono state le elezioni regionali, mentre l’anno successivo si è votato per il Comune di Vibo. Gli inquirenti sapevano che uno dei capi del clan di Piscopio (frazione alle porte di Vibo), appena uscito di galera, avrebbe ripreso in mano le fila della cosca. E ne hanno intercettato le conversazioni. Così come hanno ascoltato le parole di qualche altro sodale del clan che in quel periodo (2014-2015) si dimostrava molto interessato alle questioni elettorali. Incrociando queste conversazioni gli inquirenti annotano come i Piscopisani fossero evidentemente interessati a pilotare i voti per le Amministrative vibonesi del 2015 cercando di far confluire il consenso verso un candidato a loro favorevole. Gli uomini del clan sapevano e sanno fare bene i conti, tanto da quantificare con precisione anche i voti necessari a “salire” al Comune, cioè a essere eletti in Consiglio.
LE REGIONALI L’interesse dei Piscopisani per la politica era d’altronde già emerso alle elezioni regionali del 2014. Si è votato qualche mese prima delle Comunali e, addirittura, in quel caso qualcuno vicino al clan chiedeva ai suoi conoscenti per chi avessero votato i loro parenti. Chiedendo anche, come prova, chiedeva che gli venisse inviata la foto della scheda con il voto espresso per il candidato interessava a loro. Si informavano dei risultati anche mentre avveniva lo spoglio, gli arrivavano informazioni direttamente dai seggi e se il “loro” candidato avesse vinto, se addirittura fossero arrivati primi a Piscopio, sarebbero esplosi i fuochi d’artificio e qualcuno sarebbe arrivato nella frazione a festeggiare con un “bottiglione”.
DIALOGHI CHE SCOTTANO Le intercettazioni dimostrano insomma un coinvolgimento diretto del clan verso la politica. Un interesse particolare, come particolare viene definita la vicinanza tra uno dei capi dei Piscopisani e un professionista locale che ha già ricoperto ruoli di primo piano nelle istituzioni, al Comune ma non solo. Tra le carte dell’indagine ci sono i dialoghi tra i due: si parla di regali di vario genere, di consigli su questioni bancarie, di informazioni da raccogliere su possibili acquisti di terreni. E il nome del professionista ricorre più volte nelle intercettazioni tra i sodali del clan. Si tratta di conversazioni potenzialmente devastanti, specie alla luce del fatto che in alcuni casi i protagonisti di questi intrecci sono tuttora, direttamente o indirettamente, molto attivi sulla scena politica a Vibo. Dove si tornerà a votare tra poco più di dieci giorni. (s.pelaia@corrierecal.it)







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