Inchiesta sul nuovo ospedale di Vibo, parla Pallaria: «Lavori autorizzati»

Il dg della Regione è coinvolto nell’indagine che ha portato al sequestro del cantiere. «Procedure legittime. Se non si realizzano gli interventi in questione vengono meno presupposti indispensabili per realizzare l’opera»

CATANZARO Per la Regione è tutto legittimo. A ribadirlo è il dg della Presidenza Domenico Pallaria. Coinvolto (in qualità di Responsabile del procedimento) nell’inchiesta che ha portato al sequestro, convalidato dal Gip, del cantiere per le opere complementari al nuovo ospedale di Vibo (qui la notizia anticipata dal Corriere della Calabria), Pallaria fornisce la sua versione dei fatti ripercorrendo l’iter autorizzativo che ha portato all’avvio dei lavori in un’area sottoposta a vincolo archeologico che secondo la Procura vibonese sarebbe stata irrimediabilmente deturpata con oltre 500 tonnellate di ferro e detriti.
«Tengo a ribadire – spiega il dg – che le procedure poste in essere perché la Regione Calabria ottenesse dal Ministero dei Beni Culturali l’autorizzazione a poter eseguire le opere previste nei progetti esecutivi dei due interventi, attraverso le proprie articolazioni del Segretariato Regionale e della Soprintendenza di Vibo Valentia, sono pienamente legittime: l’autorizzazione si sostanzia in un parere reso in Conferenza di Servizi, convocata dal Commissario Delegato per la Mitigazione del Rischio Idrogeologico in Calabria e nella convenzione stipulata dal sottoscritto e dal Soprintendente di Vibo Valentia per disciplinare ulteriori obblighi reciproci e modalità operative di dettaglio per salvaguardare il patrimonio archeologico potenzialmente esistente nelle aree d’intervento». Oltretutto, aggiunge Pallaria, il parere della Soprintendenza è stato rilasciato «sulla base di una dettagliata relazione che dà atto dell’esecuzione di una accurata valutazione preventiva del rischio archeologico, basata su un’indagine storica, una ricognizione di superficie e carotaggi».
Inoltre, durante l’esecuzione dei lavori, «seguita con attenzione e scrupolo dalla dott.ssa Mariangela Preta, esperta e stimata archeologa di Vibo Valentia, non sono emersi – prosegue il dg – beni archeologici di particolare rilevanza, ma sono state recuperate 8 monete antiche, di innegabile valore archeologico, ma già in precario stato di conservazione, che altrimenti sarebbero rimaste occultate nel terreno, continuando a degradarsi».
«Mi chiedo, poi, che valore abbia avuto – spiega ancora Pallaria – l’autorizzazione rilasciata nell’anno 2000 dalla Soprintendenza di Vibo Valentia, per l’esecuzione da parte dell’Anas dei lavori di costruzione del canale esistente, che con l’intervento in corso si sta demolendo ed adeguando: il dimensionamento del canale è stato stabilito nello studio idrogeologico che la Regione Calabria ha sviluppato su richiesta dell’Autorità di Bacino per la messa in sicurezza dell’area ospedaliera. L’autorizzazione è stata rilasciata all’epoca, subordinando l’esecuzione dei lavori, esattamente come oggi, alla sorveglianza in cantiere da parte di un archeologo».
Il dg conclude affermando di avere «una sola preoccupazione: se non si realizzano gli interventi in questione, vengono meno presupposti indispensabili per la realizzazione del Nuovo Ospedale, la cui Conferenza di Servizi sul progetto definitivo si è conclusa con l’emissione della determinazione di conclusione favorevole, subordinata alle prescrizioni di mitigazione del rischio imposte dall’Autorità di Bacino».







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