Clan e politica a Vibo, le carte che imbarazzano Forza Italia e Pd

Dagli atti dell’inchiesta “Rimpiazzo” emerge il ruolo di un politico (passato da sinistra a destra) tuttora molto attivo sulla scena. Gli inquirenti lo hanno intercettato nel 2014 mentre parla con uno dei Piscopisani e, diversi anni prima, con i parenti del boss (oggi pentito) Andrea Mantella

di Sergio Pelaia

VIBO VALENTIA Le carte girano da settimane e le hanno lette in molti, soprattutto tra avvocati e giornalisti. Si tratta degli atti confluiti nel fascicolo dell’inchiesta “Rimpiazzo” il cui contenuto si annuncia esplosivo. L’indagine della Dda di Catanzaro – in cui sono finiti vecchi filoni d’inchiesta archiviati negli anni scorsi e ora riaperti – riguarda il clan di Piscopio (frazione alle porte di Vibo) che, come il boss “autonomista” Andrea Mantella, puntava a cacciare i Mancuso dal capoluogo, in un cartello di cui facevano parte anche le “famiglie” di Sant’Onofrio e delle Serre che si è sempre dimostrato insofferente al casato mafioso di Limbadi. Ora, per leggere i successivi mutamenti della geografia mafiosa locale, tocca fare i conti anche con le dichiarazioni di pentiti eccellenti come lo stesso Mantella e come Raffaele Moscato, già componente della “società maggiore” dei Piscopisani. Molte delle loro “cantate” sono ancora coperte da omissis, ma già si intuisce dalle carte che quelle dichiarazioni sono destinate a provocare degli scossoni politici e giudiziari di non poco conto a Vibo. Anche perché la Dda sta monitorando con grande attenzione tutto ciò che ruota attorno alle imminenti elezioni comunali vibonesi.

Non ci sono però solo i nuovi pentiti – non va dimenticata la storica decisione di collaborare con la Giustizia di Emanuele Mancuso – a rendere esplosivo il contenuto del faldone dell’inchiesta, ma anche pagine e pagine di intercettazioni sui telefoni dei Piscopisani. Telefoni caldi, specie in periodi di campagna elettorale. Con gli inquirenti che ascoltano e annotano circostanze e interlocutori particolari. Come particolare è ritenuta la vicinanza di un politico – che al momento non risulta indagato in questo procedimento – di cui si segnalano contatti con ambienti della malavita vibonese già da anni. E che tuttora è uno dei protagonisti più attivi della scena politica locale.
 Si tratta di un professionista che viene dalla sinistra radicale, che è stato anche assessore nell’ultima giunta comunale di centrosinistra – quella guidata da Franco Sammarco tra il 2005 e il 2010 – e che oggi sta politicamente da tutt’altra parte. Attualmente è infatti tra i fautori della coalizione di centrodestra che alle elezioni del 26 maggio sostiene la candidatura di Maria Limardo. Ha stretto nei mesi scorsi un accordo con Forza Italia e forse punta alle prossime Regionali, ma nel recente passato è stato il plenipotenziario a Vibo dell’area maggioritaria del Pd locale – quella che fa capo all’ex deputato Bruno Censore – ed è stato anche nella “struttura” di un consigliere regionale. Un’area, questa, con cui ha rotto, e che oggi appoggia invece il competitor più accreditato della Limardo, il candidato Stefano Luciano.

Gli inquirenti si imbattono in lui già quando è assessore comunale, nel lontano 2007, mentre intercettano alcuni parenti di Andrea Mantella. Chi li ascolta nota conversazioni molto amichevoli, si parla anche della concessione di non meglio precisati contributi che l’assessore segnala ai suoi interlocutori, uno dei quali chiede (e ottiene) anche un appuntamento in assessorato per il giorno successivo alla conversazione. I toni sono di amicizia stretta, un’amicizia che – rilevano le forze dell’ordine – viene poi confermata anche da altre manifestazioni pubbliche di vicinanza.

Diversi anni dopo è lo stesso politico a parlare spesso al telefono con uno dei capi dei Piscopisani, Rosario Fiorillo, che secondo gli investigatori dimostra verso di lui una particolare vicinanza. Il professionista è molto ben disposto nell’intrattenere rapporti con il Piscopisano, da cui riceverebbe anche dei regali. Le conversazioni tra i due sono molto frequenti alla fine del 2014. Parlano di molte cose e cercano di risolvere diversi problemi. Si confrontano, per esempio, sulla possibilità di “censire” una persona in banca, o di acquistare un terreno, o di contrarre un mutuo. Sono i mesi a cavallo tra le Regionali del 2014 e le Comunali del 2015. Mesi in cui i Piscopisani, secondo gli inquirenti, si dimostrano molto interessati a pilotare i voti sui candidati a loro graditi. Che poi, in entrambe le competizioni elettorali, vengono eletti in consiglio comunale e in consiglio regionale. (s.pelaia@corrierecal.it)







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