Mega piantagioni nel Vibonese, chiesto il processo per il figlio del boss Mancuso

La Dda di Catanzaro vuole il rinvio a giudizio per Emanuele Mancuso e altre 13 persone. Nell’indagine “Giardini segreti” scoperte 26mila piante di cannabis. Avrebbero fruttato 20 milioni di euro

CATANZARO È fissata per il prossimo 5 luglio l’udienza preliminare a carico di Emanuele Mancuso, collaboratore di giustizia, figlio del boss Pantaleone “l’Ingegnere”, e altre 14 persone accusate di far parte di una associazione finalizzata la traffico illecito di marijuana. Ha chiesto il rinvio a giudizio il sostituto procuratore Annamaria Frustaci nei confronti di Mancuso e di Giovanni Battaglia, 33 anni di Nicotera; Cesare e Francesco Costa, rispettivamente 38 e 35 anni di Nicotera; Giuseppe Di Certo, 26 anni di Nicotera; Giuseppe Franzè, 32 anni di Stefanaconi; Giuseppe Navarra 28 anni di Rombiolo; Francesco Giuseppe Olivieri, 33 anni di Nicotera; Valentin Ciprian Stratulat, 21 anni di Nicotera; Pantaleone Perfidio 32 anni di Nicotera; Clemente Selvaggio 24 anni di Vibo Valentia; Giuseppe Olivieri (fratello di Francesco Olivieri) 37 anni di Nicotera; Antonio Barbano detto Carlo 56 anni di Genova, Fulvio Esposito 53 anni di Genova; Silvio Biasol 80 anni di Genova.

GIARDINI SEGRETI Al centro dell’indagine di Dda e Polizia ci sono coltivazioni da migliaia di piante di cannabis, un “patrimonio” che gli uomini del clan avrebbero controllato notte e giorno anche con mezzi tecnologici avanzati come droni dotati di telecamere a infrarossi. Tre le piantagioni, per un totale di 26mila piante di marijuana, sono state scoperte dalla Polizia di Stato nel corso delle indagini che il 21 luglio scorso hanno portato all’operazione “Giardini segreti”. Sul mercato avrebbero fruttato circa 20 milioni di euro. Le indagini scaturite dal sequestro, avvenuto a Nicotera, Joppolo e Capistrano, hanno evidenziato la capacità dell’organizzazione di provvedere a tutte le fasi del ciclo di produzione. Il capo dell’organizzazione Emanuele Mancuso, che oggi collabora con la giustizia, acquistava online semi di canapa indiana e concime, grazie ai quali realizzava la costruzione delle strutture dove piantare i semi, curare la germinazione e la fioritura delle piante, la crescita, la lavorazione e, infine, l’immissione sulle piazze di spaccio. (aletru)







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