L’incontro di Salvini con mamma Scarpulla: «Doveva andare lui dal mio Matteo»

La madre del biologo ucciso a Limbadi da un’autobomba chiede al ministro dell’Interno, assediato da richieste di selfie e regali, se «è venuto qui a visitare edifici o a stare vicino a chi subisce le angherie della mafia»

di Alessia Candito
LIMBADI Nella folla che si è avvicinata a Matteo Salvini di fronte al municipio di Limbadi c’era anche Sara Scarpulla, la madre di Matteo Vinci, il giovane biologo ucciso da un’autobomba il 9 aprile del 2018 perché, stando a quanto emerso dalle indagini, “reo” di non voler cedere i terreni di famiglia ai Mancuso. Inutilmente (come abbiamo raccontato qui) la donna chiede da tempo protezione. Nonostante i presunti responsabili dell’omicidio del figlio e del tentato omicidio del marito siano stati arrestati e siano stati di recente rinviati a giudizio (qui i dettagli), i genitori di Matteo continuerebbero a ricevere minacce e intimidazioni. «Al ministro voglio chiedere – ha detto Sara Scarpulla – se è venuto qui a visitare edifici o a stare vicino a chi subisce le angherie della mafia. Al momento non sta facendo niente». La madre di Matteo Vinci ha chiesto un incontro al ministro, assediato da richieste di selfie e regali. «Lei è una vittima, signor ministro» si è affrettato a specificare un funzionario di polizia che gli stava vicino. Ma la cosa non era sconosciuta al ministro, che era perfettamente informato di chi fosse Rosa Scarpulla. Ma in ogni caso l’ha fatta attendere. Prima, c’erano selfie da fare e un tour negli uffici del Comune.  «Sì, due minuti, entro in Comune e poi parliamo», le ha risposto lui. E lei, paziente, lo ha aspettato per oltre mezz’ora fuori dal Municipio fin quando non è stata chiamata ad entrare per incontrarlo. «Ma doveva essere lui ad andare dal mio Matteo». L’incontro non è durato più di cinque minuti, dopo Rosa Scarpulla si è allontanata approfittando di un’uscita defilata. Raggiunta al telefono, ha raccontato di un incontro riservato, in una stanzetta lontana dalle telecamere. «Gli ho raccontato quello che è successo, la mia storia» dice la signora «e mi è sembrato attento». Ma che si sappia, per lei non ci sono nè promesse, nè rassicurazioni, nè annunci. (a.candito@corrierecal.it)







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