La ‘ndrangheta nel “salotto buono” del Golf club di Jesolo

La struttura è stata commissariata sugli sviluppi dell’inchiesta Carminius della Dda di Torino. Al centro delle indagini Antonino Defina, uno dei “boss” di Carmagnola, legato al clan Bonavota di Sant’Onofrio

La notizia è apparsa sulla stampa veneta un paio di giorni fa, mentre al campo da golf di Jesolo sembrava tutto tranquillo, tutto regolare. Eppure le indagini della Direzione distrettuale antimafia di Torino puntano sull’esclusivo golf club che, secondo La Nuova Venezia avrebbe vissuto un passaggi di mani e gestioni sospetto dal 2000 a oggi. Da un gruppo di imprenditori altoatesini a una finanziaria bresciana fino ad approdare nelle mani di una cordata lombardo-veneta.
I fasti di un tempo sono lontani, ma sul green le cose vanno avanti come al solito. In Piemonte, però, la società di gestione dell’impianto è sotto sequestro dietro l’impulso delle indagini dell’antimafia torinese. E al centro dell’inchiesta c’è Antonio Defina, imprenditore di origini calabresi che vive in Piemonte. Defina, detto Nino i Palumba, ha 53 anni ed è originario di Sant’Onofrio, nel Vibonese. È arrivato al vertice del Golf club con la prospettiva di effettuare nuovi investimenti, ma il suo nome si intreccia con un’indagine della Procura di Torino che mira a far luce sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Piemonte. Si tratta dell’inchiesta Carminius (qui la notizia), che ha svelato gli interessi di un gruppo legato al clan Bonavota nell’area di Carmagnola, assieme a un patto criminale con Cosa Nostra per gestire traffici in Piemonte. Defina, risulterebbe amministratore della New GolfOne, con sede a Genova, e precedentemente a Milano, subentrata nella gestione del golf di Jesolo, con canone annuo di 200 mila euro, un bilancio ricco e interessante che supera il milione di euro. In realtà, la notizia dell’arresto non aveva fatto grosso rumore in Veneto, ma da 4 mesi era arrivato al Golf di Jesolo un commissario giudiziale nominato dalla Procura antimafia di Torino. Per questo non ci sono stati scossoni, anche perché la proprietà, la Golf Jesolo Estate, società con cordata lombardo veneta, che ha investito 9 milioni di euro nel 2009 e dovrebbe realizzare un albergo a 5 stelle, è risultata estranea alle indagini di Torino dopo gli accertamenti degli inquirenti.
A Defina, in effetti, sarebbe bastato poco per entrare in uno dei salotti che contano della Riviera veneta: appena 300mila euro. Questa, secondo il racconto del Gazzettino, la somma necessaria a ripianare in parte il deficit accumulato dal vecchio gestore. Inizia così la serie di cambi societari che rende possibile la scalata al Golf club. Defina (un nome ricorrente nei racconti dei pentiti del Vibonese; Andrea Mantella ha riferito del proposito di eliminarlo in un agguato addirittura nel 2005) a Jesolo era sbarcato con una cooperativa alla quale l’imprenditore in difficoltà si sarebbe rivolto per superare i problemi economici. Secondo una dinamica (purtroppo) diventata classica, dopo questo “aiuto”, il gruppo avrebbe pressato per entrare nella compagine societaria, fino a prenderne del tutto il controllo. 







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