La Trasversale degli sprechi. Il «grande business» che fa gola ai clan

Il danno erariale da 56 milioni ipotizzato dalla Guardia di finanza è solo l’ultimo capitolo della travagliata storia della strada che dovrebbe collegare le Serre alle due coste. Se ne parla da 50 anni ma mancano ancora 20 km da realizzare. Intanto non sono mancate le intimidazioni e le inchieste. Dall’allarme dei servizi segreti alle rivelazioni dei pentiti

di Sergio Pelaia
SERRA SAN BRUNO Qualche anno fa sembrava di passare di fronte alla diga di Mosul in Iraq, con i militari che spuntavano da diversi angoli con il mitra spianato a difendere dei piloni di cemento. Invece era uno dei cantieri della Trasversale delle Serre, su un tratto di appena un chilometro che oggi è percorribile dopo anni di ritardi e promesse disattese. Da queste parti, ai confini tra due periferie di altrettante province (l’entroterra vibonese e quello catanzarese), politici di ogni ordine e grado hanno sempre sgomitato per avere qualche centimetro di nastro da tagliare e qualche metro di strada da inaugurare. Basti pensare che l’amministrazione provinciale di Catanzaro ne parlava già in un opuscolo (foto a lato) datato 1968 ma, ancora oggi, la Trasversale è lontana dall’essere completata: proprio con l’apertura del tratto su cui per diverso tempo ha vigilato l’Esercito, avvenuta a marzo di quest’anno, i km realizzati sono saliti a 37. Dopo decenni si è insomma arrivati a poter percorrere un unico tratto che va da Vallelonga (Vibo) a Gagliato (Catanzaro), ma per concludere quest’opera da oltre 600 milioni di euro, e arrivare quindi da Soverato allo svincolo A2 di Vazzano, ne mancano ancora una ventina.
TEMPI DILATATI DEL 300% E AUMENTO DEI COSTI DEL 46% Intanto nei giorni scorsi, alla travagliatissima storia della Trasversale che, ormai da decenni, è attesa per «far uscire dall’isolamento» i paesi delle Serre in preda alla desertificazione, si è aggiunto un nuovo, poco edificante capitolo. Lo ha scritto la Guardia di finanza di Vibo, che ha segnalato alla Corte dei conti un potenziale danno erariale di oltre 56 milioni di euro. Dopo un monitoraggio durato tre anni sull’appalto che riguarda il tratto vibonese: aggiudicato nel 2005 ad un’associazione temporanea di imprese per un importo di circa 124 milioni di euro, e concluso dopo 13 anni per un costo totale di oltre 191 milioni, i suoi costi sono lievitati di oltre 50 milioni. Sono emerse, secondo la Gdf, «anomalie e fattori di criticità» che hanno fatto allungare i tempi e dilatare i costi senza che si individuassero «possibili alternative esecutive» che avrebbero dovuto far «evitare le varianti progettuali richieste dalle imprese coinvolte e le riserve che, seppur oggetto di parziale riduzione, hanno di fatto favorito un approccio tendenzialmente proclive nei confronti dell’appaltatore». I dirigenti Anas «coinvolti a vario titolo nella vicenda» secondo le Fiamme gialle non avrebbero «efficacemente vigilato sulla durata dell’opera» e alla fine i tempi contrattuali si sono dilatati del 300%, con «un incremento pari al 46% circa dell’importo dei lavori».
IL CAPOCANTIERE ARRESTATO Quella della dilatazione di tempi e costi, e dunque dell’ipotizzato danno erariale, non è certo l’unica grana capitata durante i lavori della Trasversale. La strada che dovrebbe collegare lo Jonio al Tirreno passando per le Serre infatti ha trovato tante volte spazio nella cronaca nera e in quella giudiziaria. Come nell’aprile del 2015, quando un capocantiere di un’impresa che lavorava nel tratto aperto nel marzo scorso fu arrestato perché accusato di essere tra i responsabili delle intimidazioni subìte dalla sua stessa azienda. Non si sa se ci siano ulteriori sviluppi nell’inchiesta della Dda di Catanzaro su quella vicenda, ma già all’epoca è emerso che ci sarebbe stato «un solido rapporto fiduciario» tra il capocantiere e alcuni «esponenti di pericolose organizzazioni criminali intenzionate ad affermare il loro potere sul territorio». Un legame «forte» con personaggi riconducibili alla ‘ndrangheta che, evidentemente, avevano un altrettanto forte interesse sui cantieri della Trasversale. Lo si era capito chiaramente quando, nella notte tra il 12 e il 13 ottobre 2014, diversi mezzi di quel cantiere cantiere furono distrutti dalle fiamme. A presentare la denuncia fu un geometra che, tre giorni dopo, trovò un bossolo calibro 12 sotto il tergicristallo della sua auto e a cui, in seguito, qualcuno telefonò dicendo: «Se non ve ne andate la prossima volta le cartucce saranno piene, per te e i tuoi colleghi». A fare quella telefonata, secondo quanto emerse dall’inchiesta dei carabinieri di Serra San Bruno, sarebbe stato proprio il capocantiere poi arrestato.
L’OMBRA DEI CLAN, DAI SERVIZI SEGRETI AI PENTITI Già nella relazione al governo del primo semestre del 2007 i Servizi segreti italiani segnalavano che tra «le proiezioni imprenditoriali/collusive della ’ndrangheta» c’era il settore dei lavori stradali e che, in questo ambito, c’erano «soprattutto» quelli di ammodernamento della Salerno-Reggio Calabria, della statale 106 e della Trasversale delle Serre. Che le ‘ndrine della zona abbiano banchettato sui lavori della Trasversale lo ha rivelato nell’inchiesta “Showdown 3” anche un pentito, Gianni Cretarola, parlandone con i pm antimafia Giovanni Bombardieri (oggi procuratore a Reggio, all’epoca in servizio a Catanzaro) e Vincenzo Capomolla. Il collaboratore di giustizia ha raccontato molti retroscena della seconda “faida dei boschi” che ha visto contrapposti i clan Sia-Procopio-Tripodi, legati ai Vallelunga di Serra San Bruno, ai Gallace di Guardavalle. Nel farlo ha parlato del «grande business della Trasversale» e di come «tutto l’ambiente ‘ndrangheta» fosse coinvolto nelle decisioni sui grandi appalti. Agli imprenditori, a suo dire, veniva imposto il pagamento di una percentuale del 3% che veniva poi spartita tra le ‘ndrine del luogo e a cui andava aggiunta anche la fornitura di materiale edile e la manodopera. E anche dai verbali del pentito vibonese Andrea Mantella, finiti nell’indagine “Robin Hood”, l’ex boss emergente di Vibo diventato collaboratore di giustizia ha raccontato di presunti legami tra la ‘ndrangheta serrese e un noto politico della zona per «raddrizzare questi grossi imprenditori, che venivano dal Nord» e piazzare gli escavatori e il calcestruzzo del clan sui cantieri della Trasversale. (s.pelaia@corrierecal.it)







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