SerreinFestival, lo spopolamento delle aree interne al centro del dibattito tra esperti

Studiosi e amministratori hanno discusso dei paesi dell’interno, molti dei quali diventati «campi di concentramento»

SERRA SAN BRUNO Ci vuole coraggio, mentre il dibattito pubblico va da tutt’altra parte, per affrontare il tema della montagna abbandonata e dei paesi dell’interno, molti dei quali diventati «campi di concentramento per vecchi, donne e bambini» in una Calabria che, senza negare eccellenze e dinamiche di crescita economica e sociale, registra sacche di miseria e subisce un inarrestabile spopolamento (tra 20 anni il rischio è che perda 500mila abitanti). SerreinFestival, giunto alla terza edizione, con la mission di fornire idee, valori, suoni e immagini per un territorio solidale, ha chiesto ad antropologi, economisti, giornalisti e sindaci di discutere di aree interne e segnatamente dei diritti della montagna nella squilibrata modernità italiana E di farlo a partire dal volume “Riabitare l’Italia” (Progetti Donzelli) a cura del professore Antonio De Rossi, il cui sottotitolo è: “Le aree interne tra abbandoni e riconquiste”. E dall’interrogativo capitale, osservata la questione dal punto di vista della Calabria: si può ragionevolmente sperare (ben sapendo che la criticità tocca l’intero sistema-regione, visto che negli ultimi 10 anni sono andati via dalla Calabria 180mila persone), senza apparire velleitari, in nuove forme di ritorno e di ripopolamento attraverso un quadro culturale d’insieme capace di generare potenti forze d’attrazione? Per Brunello Censore, già deputato del Pd, «abbiamo il dovere di essere ottimisti. Le Serre sono il cuore verde e spirituale di questa parte del “Mezzogiorno”e possiedono importanti beni ambientali e storici, ma è necessario, per fronteggiare fughe e povertà, unire gli sforzi, finalizzare le risorse a interventi che mirino a potenziare i servizi essenziali, scuole, asili nido, agenzie culturali». Con questa finalità, il direttore artistico Armando Vitale, il comitato tecnico-scientifico di SerreinFestival e la responsabile dell’organizzazione Maria Rosaria Franzè, hanno messo in piedi un confronto a più voci coordinato dal giornalista Romano Pitaro che ha chiesto parole di verità: «All’extraterrestre che ci osserva, e vede che discutiamo delle aree interne da mezzo secolo, rimasticando dal ’58 la geniale metafora di Rossi Doria (l’osso, la montagna e la collina in avverse condizioni ambientali, da contrapporre alla polpa, il territorio costiero denso di risorse) mentre i paesi muoiono, dobbiamo una risposta: è serio continuare a discuterne? O meglio sarebbe recitare un de profundis e chi s’è visto s’è visto? E non vi pare che è proprio la scissione fra intenzioni e realtà, specie su questioni che toccano la qualità della vita, che acuisce la sfiducia dei cittadini verso la democrazia come l’abbiamo conosciuta fin qui?». Ma non c’è solo lo studio e la discussione. Nell’articolato incontro organizzato durante la manifestazione si è discusso anche di responsabilità di chi, a più livelli, ha amministrato. «Le classi dirigenti nel tempo hanno fatto molti errori, però discuterne è necessario, mutando sguardo e prospettiva. E sapendo – ha spiegato il professore Vito Teti, – che lo svuotamento dei luoghi interni ha conseguenze rilevanti a vario livello: antropologico, geologico, sociale, economico. Costituisce anche un vuoto di memorie, di rapporti, una desertificazione ambientale. Negli ultimi anni, questo fenomeno epocale, quasi ignorato e rimosso nell’epoca della modernizzazione selvaggia e dell’intasamento delle città, è al centro di interesse, attenzione, riflessioni, narrazioni da parte di soggetti diversi, di studiosi di numerose discipline, anche del mondo politico. Accanto a riflessioni attente, profonde, serie e mirate per comprendere e affrontare il fenomeno, in tempi brevi e localmente ma anche in un quadro di lunga durata e in contesti più vasti; accanto a iniziative concrete, economiche, sociali tendenti ad arrestare il declino, la fuga, l’abbandono o, talora, a favorire forme nuove di ritorno e di ripopolamento, bisogna segnalare come, di recente – al pari di quanto era successo negli anni Sessanta con il folklore e le culture popolari – non mancano operazioni strumentali, mediatiche, sterilmente nostalgiche e lacrimevoli, nonché interventi e piani di recupero che spesso sono più nefasti e distruttivi dello stesso abbandono». L’esperienza simbolo della sconfitta delle aree interne è stata ripercorsa dal sindaco di Nardodipace Antonio De Masi: «Senza le aree interne la Calabria perderebbe l’anima. Ma per ridare dignità e speranza all’osso (mentre la polpa scoppia), occorre una strategia che parta dai bisogni. La fuga dei giovani e lo spopolamento lasciano vuoti colmati da speculazione e criminalita». Gli economisti dell’Unical Domenico Cersosimo e Rosanna Nisticò, dopo aver spiegato che obiettivo del volume edito da Donzelli «si inserisce nel recente filone di studi e ricerche che adottano un punto di vista ‘orizzontale’, attento a cogliere le differenze territoriali odierne oltre i tradizionali schemi spaziali dualistici, utilizzando la metafora dei pieni/ vuoti per individuare la densità, a livello provinciale, delle società locali in base a quattro dimensioni d’indagine (densità fisica, assetto demografico, consistenza dell’attività produttiva , dimensione sociale)», hanno centrato i loro interventi sull’urgenza di «guardare all’Italia intera muovendo dai margini, dalle periferie e di considerare le dinamiche demografiche, i processi di modernizzazione, gli equilibri ambientali, le mobilita sociali e territoriali, le contraddizioni e le opportunità, per una volta all’incontrario». Tutto ciò, «a dispetto dell’immagine che vuole l’Italia strettamente legata a una dimensione urbana, essendo al contrario disseminata di ‘territori del margine’ – sapendo che l’Italia del margine, appunto, dove l’esercizio della cittadinanza si mostra più difficile e dove più si concentrato le diseguaglianze e i disagi, non e’ una parte residuale, ma che si tratta, anzi, del terreno forse decisivo per vincere le sfide dei prossimi decenni». Dopo il contributo di Paolo Reitano dell’associazione “Condivisioni” è intervenuta la vice sindaca Jlenia Tucci: «Sulle aree interne stiamo facendo un buon lavoro. Serra San Bruno ed altri 14 comuni ‘periferici’ sono stati individuati dal Dipartimento della Coesione della Presidenza del Consiglio dei Ministri area pilota per scrivere la propria strategia. L’area Versante Ionico-Serre, sulla base delle risorse culturali ed ambientali e sulle criticità rilevate, ha deciso che la via da imboccare è lo sviluppo turistico sostenibile. Si punterà ad un turismo fatto dal recupero delle tradizioni, identità e cultura locali unitamente alla valorizzazione delle risorse e degli attrattori ivi presenti (la Certosa di Serra San bruno, la Cattolica di Stilo, i megaliti di Nardodipace, le Ferriere di Mongiana, per citarne alcuni). L’impegno dell’organismo di cui fanno parte i tre Gal (Terre Vibonesi, Terre Locridee e Serre Vibonesi) e dal Parco Naturale delle Serre da questo punto di vista potrà dare ottimi risultati». Per Michele Drosi, giornalista e dirigente del Pd: «E’ interessante avere una visione romantica delle aree interne per un mero esercizio antropologico e sociologico,ma non va dimenticato che sono necessarie le risorse finanziarie, inserite in una impostazione programmatica volta a valorizzare i territori e le specificità, le identità e le tipicità, le tradizioni e le vocazioni,per intervenire concretamente e incidere profondamente in queste importanti e imprescindibili realtà. La Regione Calabria ha destinato ingenti risorse attraverso i bandi dei Borghi (136 ml di euro),le Strategie nazionali e regionali per le aree intrrne (110 ml di euro)e il PSR(60 ml di euro)per dare un forte impulso allo sviluppo delle zone montane,dei centri storici e delle aree marginali».







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