Carte false per aiutare il killer, chiesto il processo per medici e avvocati

Sono 14 le persone per le quali la Dda di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio. Tra le contestazioni anche la costruzione di un falso alibi per Mantella in seguito all’omicidio di Raffaele Cracolici nel 2004

di Alessia Truzzolillo
CATANZARO
È stata fissata per il prossimo 4 novembre l’udienza preliminare a carico di medici legali – alcuni anche in veste di pubblico ufficiale perché nominati dal giudice per le indagini preliminari, avvocati penalisti, medici periti di parte. Il gip Teresa Guerrieri ha fissato l’udienza a carico di Andrea Mantella, 46 anni, di Vibo, oggi collaboratore di giustizia; Silvana Albani, 69 anni, di Bari, medico; Luigi Arturo Ambrosio, 82 anni di Altilia, medico, legale rappresentante della clinica “Villa Verde”; Domenico Buccomino, 66 anni, di San Marco Argentano, medico consulente tecnico della difesa; Massimiliano Cardamone, 43 anni di Catanzaro, medico legale; Antonio Falbo, 56 anni di Lamezia Terme; Santina La Grotteria 46 anni, di Maierato, compagna di Andrea Mantella; Francesco Lo Bianco, 48 anni, di Vibo; Sergio Lupis, 71 anni di Canolo, ingegnere minerario, consulente tecnico della difesa; Mauro Notarangelo, 51 anni di Catanzaro, medico legale; Massimo Rizzo, 56 anni, di Catanzaro, medico, consulente tecnico della difesa; Antonella Scalise, 62 anni di Crotone, consulente tecnico della difesa; gli avvocati Salvatore Maria Staiano, 63 anni di Locri, avvocato penalista, già difensore di Mantella; e Giuseppe Di Renzo 46 anni di Vibo, avvocato penalista, già difensore di Mantella.
Stralciate le posizioni di Sabrina Anna Maria Curcio, 51 anni, di Lamezia Terme, consulente di parte, e Francesco La Cava, 62 anni di Catanzaro, medico legale.
I pm della Dda di Catanzaro Antonio De Bernardo, Andrea Mancuso, e Annamaria Frustaci hanno chiesto il processo per i reati, a vario titolo contestati, di false dichiarazioni, false attestazioni a pubblico ufficiale, corruzione in atti giudiziari, favoreggiamento, false dichiarazioni al difensore, concorso esterno in associazione mafiosa. Tutti reati aggravati dal metodo mafioso perché avrebbero agito con lo scopo di agevolare la ‘ndrina “Pardea-Ranisi” attraverso la scarcerazione di un suo vertice apicale, Andrea Mantella, già in precedenza esponente del clan “Lo Bianco- Barba” e poi promotore del gruppo scissionista operante su Vibo Valentia.
Sono diversi i casi che vengono registrati nelle indagini di false dichiarazioni mediche nelle quali si dichiara l’incompatibilità di Mantella col regime carcerario, in cambio di denaro e altre utilità – per le quali gli avvocati Staiano e Di Renzo avrebbero fatto da tramite tra corrotti e corruttori.
IL FALSO ALIBI Secondo l’accusa vi è, tra i reati commessi, anche la costruzione di un falso alibi per Mantella in seguito all’omicidio di Raffaele Cracolici, avvenuto a maggio 2004. A costruire un falso alibi per Mantella sarebbero intervenuti i legali Staiano, Di Renzo, l’ex fidanzata La Grotteria, Francesco Lo Bianco e Antonio Falbo. Di Renzo avrebbe portato fuori dal carcere di Palmi una lettera di Mantella destinata a Francesco Lo Bianco contente le indicazioni da dare ad Antonio Falbo per fargli riferire le false circostanze che giustificassero il perché il suo cellulare agganciava la cellula di Franca Villa Angitola il giorno dell’omicidio e nei giorni immediatamente precedenti, in modo da scagionarlo dal delitto. Mantella sarà comunque accusato per l’omicidio a novembre 2007. Per una falsa consulenza tecnica sulla geolocalizzazione del cellulare di Mantella, si sarebbe attivato l’avvocato Staiano che, dopo un colloquio in carcere coll’assistito, avrebbe dato incarico all’ingegnere Lupis di redigere l’atto che affermava che il cellulare di Mantella non agganciava la cellula di Franca Villa Angitola Stazione. Relazione redatta da Lupis – secondo il quale la posizione del cellulare dell’indagato non era compatibile con il luogo del delitto e con quello in cui è stato bruciato il furgone usato per l’agguato – che verrà poi depositata per il Riesame.
FAVORI A SCRUGLI Anche Francesco Scrugli, cognato di Mantella, (assassinato a marzo 2012) avrebbe ricevuto lo stesso trattamento di false perizie per determinarne una condizione incompatibile con il sistema carcerario, mentre era detenuto per associazione mafiosa. Anche in questo caso le false attestazioni sarebbero state istigate dai legali Di Renzo e Staiano e con l’aiuto del medico legale Massimiliano Cardamone il quale redigeva una perizia che attestava uno stato di umore depresso associato anche a una calcolosi della colecisti. Incompatibilità col carcere, dunque, che indiceva i legali a presentare reiterate istanze di sostituzione e revoca della misura cautelare.
VILLA VERDE Ad attivarsi perché Mantella e Scrugli potessero giovare di soggiorni nella clinica convenzionata “Villa Verde”, sarebbe stato Luigi Arturo Ambrosio, medico e legale rappresentante della struttura sanitaria convenzionata che si trova nel Cosentino. Tra il 2007 e il 2010 Ambrosio si sarebbe attivato per fare avere a Mantella e Scrugli – sia direttamente che tramite altri soggetti – documenti di identità di persone malate ricoverate nella clinica che venivano utilizzati dai detenuti, ristetti ai domiciliari per attivare schede telefoniche a nome di altri e chiamare indisturbati i propri sodali. Ambrosio è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Ambrosio avrebbe, sempre secondo l’accusa, messo a disposizione di Mantella la clinica perché effettuasse dei summit di ‘ndrangheta. Mantella­ – ricoverato a Villa Verde – poteva incontrare persone che mai l’autorità giudiziaria gli avrebbe consentito di vedere. Persone che venivano a trovare il loro capo-promotore per ricevere ordini sulla gestione delle estorsioni e altre attività criminali. A loro disposizione Ambrosio è accusato di avere messo una stanza per le riunioni, stanze per il pernottamento e un ascensore riservato al personale. Un notevole aiuto per la cosca in cambio del quale, per la Dda di Catanzaro, Ambrosio riceveva denaro e regali vari: vini pregiati, divani per la figlia, Rolex in oro, prosciutti, parmigiano, televisori a 22 e 32 pollici, materassi e suppellettili, condizionatori per il bed and breakfast intestato alla moglie di uno dei sanitari, o anche una Mercedes intestata al figlio di Ambrosio.
A garantire il soggiorno a Villa Verde di Mantella sarebbero stato lo stesso Ambrosio, attraverso la relazione di consulenze tecniche redatte dal dottore Domenico Buccomino il quale, secondo l’accusa, pur non avendo mai incontrato Mantella avrebbe scritto che era affetto da patologie psichiatriche gravi da renderlo incompatibile con gli arresti domiciliari in una comunità terapeutica. Questo consentiva ai legali di depositare una richiesta di revoca della misura cautelare in carcere che si tramutava il 10 giugno 2009, in una ordinanza di immediata liberazione di Mantella «che riprendeva in pieno il controllo del territorio di riferimento nella città Vibo Valentia».
FAVOREGGIAMENTO REALE Tra il 31 dicembre 2009 e marzo 2010, l’avvocato Di Renzo avrebbe saputo da ignoti ufficiali di polizia giudiziaria di indagini in corso su Andrea Mantella che sarebbero scaturite in un provvedimento di sequestro da parte del Tribunale di Vibo Valentia. A questo punto il legale, indagato per favoreggiamento reale, avrebbe informato Mantella «aiutandolo ad assicurare il prezzo, il prodotto o il profitto dei reati da lui commessi e in precedenza riciclati attraverso il reinvestimento in attività illecite».
Gli imputati sono difesi dagli avvocati Vincenzo Cicino, Giancarlo Pittelli, Gregorio Viscomi, Antonio Barillaro, Raffaele Rizzuti, Francesco Catanzaro, Nicola Cantafora, Marinella Chiarella, Vincenzo Vrenna, Stefano Nimpo, Francesco Gambardella, Franco Sammarco. (a.truzzolillo@corrierecal.it)







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