Feto morto in ospedale a Vibo, indaga la Procura. E il ministro manda gli ispettori

La donna, una 32enne, era alla 39esima settimana di gravidanza. Quando gli è stata comunicata la notizia il marito è andato in escandescenze. Il giorno precedente si doveva fare il cesareo ma mancavano gli anestesisti. L’Asp dispone un’inchiesta interna. E interviene anche Speranza

VIBO VALENTIA Si presenta in ospedale e scopre che il figlio che porta in grembo è morto. È accaduto stamattina allo “Jazzolino” di Vibo Valentia. Protagonista della vicenda una donna di 32 anni di Cessaniti (Vibo Valentia), arrivata alla fase finale della gravidanza (trentanovesima settimana) e che avrebbe dovuto sottoporsi ad alcuni esami. Il tracciato ha fatto però emergere la triste realtà: il bambino che la donna aveva in grembo era già morto da alcuni giorni. Il marito della donna, nel momento in cui gli è stata comunicata la notizia, è andato in escandescenze, sferrando calci e pugni contro la porta della sala parto, danneggiando un vetro e inveendo contro l’ostetrica e il personale del reparto. Sul posto è intervenuta la polizia che ha condotto l’uomo in Questura per ricostruire i fatti, mentre la moglie è rimasta in ospedale per gli accertamenti del caso.
Alla 32enne è stato poi praticato il taglio cesareo, che inizialmente era stato programmato per domani. La decisione di anticipare l’operazione chirurgica si è resa necessaria per effettuare gli accertamenti sulle cause del decesso della creatura e verificare la scansione temporale dei fatti. La Procura di Vibo Valentia ha affidato il compito ad alcuni specialisti.
In ospedale si è recato anche il sindaco di Cessaniti, Francesco Mazzeo, che ha espresso cordoglio alla donna e al marito. La famiglia coinvolta nella vicenda si è affidata, sotto l’aspetto legale, all’avvocato Antonella Natale.
Intanto il ministro della Salute Roberto Speranza «ha immediatamente predisposto – comunica il Ministero – l’invio di un’ispezione nell’ospedale di Vibo».
CESAREO SALTATO PER ASSENZA DI ANESTESISTI Sarebbe saltato ieri per l’assenza di anestesisti il parto cesareo al quale la donna avrebbe dovuto sottoporsi. La paziente, il 26 settembre scorso, secondo la versione fornita dai familiari della donna, si era sottoposta a controllo in ospedale e le condizioni della bimba erano state giudicate normali. Alla puerpera sarebbe stato detto, quindi, che a giorni sarebbe stata chiamata per effettuare il cesareo. Tuttavia fino a ieri mattina lei non ha avuto notizia e pertanto ieri, insieme al marito, si è recata in ospedale per chiedere spiegazioni sui motivi del ritardo dell’intervento. A quel punto alla coppia sarebbe stato evidenziata l’impossibilità di procedere quel giorno al parto cesareo per l’assenza di anestesisti e di tornare l’indomani, cioè oggi. Stamani la 32enne, accompagnata dal coniuge, si è quindi recata in ospedale e dopo aver eseguito il tracciato ha appreso del decesso del feto, il quale fino a ieri aveva dato segni di vita. Situazione che ha provocato la reazione del marito.
INCHIESTA INTERNA DELL’ASP L’Asp di Vibo ha disposto un’inchiesta interna con l’obiettivo di fare luce sul caso. «La signora G.M.A., di 32 anni – si legge in una nota dell’Azienda – il 26 settembre, essendo alla 37° settimana di gravidanza, si è presentata presso l’U.o. di Ostetricia e Ginecologia del Presidio ospedaliero di Vibo Valentia per i previsti accertamenti sanitari. In tale circostanza la paziente, oltre alla visita preventiva, veniva sottoposta agli esami di laboratorio e strumentali (prelievo del sangue, ecografia, flussimetria, elettrocardiogramma etc.). Non emergendo problemi a carico del feto e della stessa paziente, quest’ultima è stata rinviata al proprio domicilio, non prima di concordare con i sanitari un ricovero programmato per il 10 ottobre (39° settimana di gravidanza), al fine di procedere con il parto cesareo. Alle 10.21 di oggi, la signora è stata sottoposta a ulteriori controlli dai quali purtroppo è emersa la presenza di un feto premorto. Appresa la notizia – prosegue ancora il comunicato dell’Asp – il marito della signora ha avuto una reazione incontrollata, tale da indurre l’ostetrica di turno a chiamare la polizia». Il direttore generale Elisabetta Tripodi, nell’esprimere «particolare vicinanza» alla signora e ai familiari per quanto accaduto, ha disposto, «nel rispetto della tutela della professionalità degli operatori Asp», una inchiesta interna volta ad «accertare i fatti avvenuti», riservandosi di «adottare i dovuti provvedimenti nel caso in cui dovessero scaturire specifiche responsabilità».







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