False perizie per il boss Mantella, in quattro scelgono l’abbreviato

Fissato per il 21 gennaio il rito alternativo. I pm chiedono il rinvio a giudizio per nove persone. L’udienza preliminare è stata rinviata al 13 gennaio

CATANZARO Si divide il procedimento sulle presunte false perizie mediche che vede imputati medici legali – alcuni anche in veste di pubblico ufficiale perché nominati dal giudice per le indagini preliminari – avvocati penalisti, medici periti di parte. Nel corso dell’udienza preliminare di lunedì hanno chiesto il rito abbreviato Massimo Rizzo, 56 anni, di Catanzaro, medico, consulente tecnico della difesa; Antonella Scalise, 62 anni di Crotone, consulente tecnico della difesa; Mauro Notarangelo, 51 anni di Catanzaro, medico legale; Santina La Grotteria 46 anni, di Maierato, compagna del collaboratore di giustizia Andrea Mantella. Proprio a favore di Mantella sarebbero state redatte, secondo la Dda di Catanzaro, false perizie psichiatriche tese a favorirne la scarcerazione e una più comoda detenzione nella clinica convenzionata Villa Verde. Il rito abbreviato è stato incardinato e la prossima udienza è prevista per il 21 gennaio.
Per quanto riguarda gli altri imputati – Andrea Mantella, 46 anni, di Vibo, oggi collaboratore di giustizia; Silvana Albani, 69 anni, di Bari, medico; Luigi Arturo Ambrosio, 82 anni di Altilia, medico, legale rappresentante della clinica “Villa Verde”; Domenico Buccomino, 66 anni, di San Marco Argentano, medico consulente tecnico della difesa; Massimiliano Cardamone, 43 anni di Catanzaro, medico legale; Antonio Falbo, 56 anni di Lamezia Terme; Francesco Lo Bianco, 48 anni, di Vibo; Salvatore Maria Staiano, 63 anni di Locri, avvocato penalista, già difensore di Mantella; e Giuseppe Di Renzo 46 anni di Vibo, avvocato penalista, già difensore di Mantella – i pm Antonio De Bernardo, Andrea Mancuso, e Annamaria Frustaci hanno chiesto per tutti il rinvio a giudizio. Il gup si è riservato di decidere rinviando l’udienza preliminare al 13 gennaio dopo l’intervento delle difese. I reati, a vario titolo contestati, sono false dichiarazioni, false attestazioni a pubblico ufficiale, corruzione in atti giudiziari, favoreggiamento, false dichiarazioni al difensore, concorso esterno in associazione mafiosa. Tutti reati aggravati dal metodo mafioso perché gli imputati avrebbero agito con lo scopo di agevolare la ‘ndrina “Pardea-Ranisi” attraverso la scarcerazione di un suo vertice apicale, Andrea Mantella, già in precedenza esponente del clan “Lo Bianco- Barba” e poi promotore del gruppo scissionista operante su Vibo Valentia.
LA VERSIONE DEL CONSULENTE TECNICO Nel corso dell’udienza di lunedì ha chiesto di essere sentita Antonella Scalise, la quale ha dichiarato di avere lavorato, come si usa dire in gergo, “in cieco”, ovvero effettuando delle valutazioni cliniche su elaborati fatti fare al paziente Mantella dal dottore Rizzo, senza conoscere la destinazione degli elaborati (in questo caso destinati a un giudizio sulla misura cautelare) e senza avere altre informazioni sul paziente. Tali “valutazioni disgiunte”, è emerso nel corso dell’udienza, collimavano con quelle del consulente della Procura, salvo che quest’ultimo non ritenesse le condizioni di Mantella incompatibili con il regime carcerario mentre il consulente della difesa le riteneva incompatibili col carcere. Ma su questo punto il lavoro di Antonella Scalise non entrava nel merito non essendo la stessa – ha dichiarato – a conoscenza della destinazione delle proprie valutazioni. (ale.tru)







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