Il fratello del boss Accorinti tradito da un caffè – VIDEO

Pietro Accorinti beccato dai carabinieri nell’ultimo momento di relax prima dell’ennesimo spostamento. Per gli inquirenti era lui a detenere il controllo sulla zona del Poro mentre il congiunto era in carcere

di Alessia Truzzolillo
VIBO VALENTIA Alle quattro di martedì mattina, Pietro Accorinti, 58 anni – fratello di Giuseppe Antonio Accorinti, considerato dagli inquirenti il boss di Zungri – stava per lasciare l’abitazione di Rombiolo nella quale si nascondeva. Quando i carabinieri del Nucleo investigativo di Vibo Valentia insieme allo Squadrone cacciatori e ai militari della Stazione di Zungri hanno fatto irruzione nella casa, l’uomo era vestito di tutto punto, non era armato, aveva un borsone con vestiti puliti accanto a sé e stava aspettando un caffè.

Nonostante fosse munito di sofisticate e costose apparecchiature per non essere rintracciato – tipo scanner per radiofrequenze e miniphone – questa volta non è sfuggito alla cattura e praticamente ha aperto egli stesso la porta a ai carabinieri. Ricercato da un anno, si spostava di frequente, più volte era stato avvisato dai militari di Zungri, comandati dal maresciallo Vanessa Alfonso, ma, come una primula rossa, si muoveva senza sosta pur mantenendosi a pochi chilometri di distanza dal paese, ha sottolineato il comandante della prima sezione del Nucleo investigativo di Vibo, Alessandro Bui. Con il fratello in carcere, è l’ipotesi più accreditata dagli inquirenti, era Pietro Accorinti che doveva mantenere il controllo sul territorio della zona del Poro. Ha da scontare una condanna a un anno e sei mesi per un accumulo di pena. Poca roba per darsi a una latitanza se non vi fossero state ragioni più “urgenti”.

Vanessa Alfonso, comandante della Stazione di Zungri

CAFFÈ GALEOTTO Quando i carabinieri sono giunti sul posto c’era davanti all’abitazione della frazione Pernocari di Rombiolo un’auto col motore acceso, spiega il capitano Nicola Alimonda comandante della Compagnia di Tropea. Dentro, con un caffè caldo in mano, c’era Giuseppe Petracca, un muratore di 50 anni, con precedenti penali, l’uomo che in quel momento stava nascondendo Accorinti e che è stato tratto in arresto per favoreggiamento. Il caffè era destinato al latitante, un momento di relax prima di spostarsi per l’ennesima volta e sparire nel nulla. «A meno di 15 giorni dalla cattura di Giuseppe Antonio Mancuso – ricorda il comandante provinciale Bruno Capece – abbiamo raggiunto un nuovo importante risultato. Come ricordava la volta scorsa il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri oggi su Vibo l’attenzione è massima grazie alla presenza di militari preparati e ad un pool di magistrati dedicato alla sola provincia vibonese. Un risultato che dedichiamo ai cittadini vibonesi, alle persone per bene e a chi fa economia in modo legale e con sacrificio». «Importante – ha aggiunto il colonnello – il lavoro delle Stazioni che vivono e presidiano il territorio». Giovanissima, minuta e tenace il comandante della Stazione di Zungri, Vanessa Alfonso. Durante la conferenza stampa indossava ancora gli stivaloni e gli indumenti con i quali è stata condotta la cattura di Accorinti. L’arma l’ha premiata assegnandole in via definitiva il comando della Stazione di Zungri. (a.truzzolillo@corrierecal.it)







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