“Rinascita”, Libera Vibo: «La bellezza non può più genuflettersi alla ‘ndrangheta»

Il coordinamento provinciale dell’associazione, dopo la conclusione delle indagini relative alla storica operazione della Dda di Catanzaro, ricorda la manifestazione dello scorso 24 dicembre e rinnova il proprio impegno. «Non ci sono più alibi: ognuno deva fare la propria parte»

VIBO VALENTIA «La conclusione delle indagini relative alla storica ed epocale operazione “Rinasciat-Scott”, ci riporta alla mente le forti emozioni scaturite dall’iniziativa dello scorso 24 dicembre, quando, giovani e meno giovani, uniti in un’alleanza intergenerazionale, ci siamo ritrovati tutti insieme, dietro lo striscione “Vibo Valentia finalmente Libera”, per esprimere vicinanza e gratitudine alle donne ed agli uomini dello Stato e per mostrare il volto di una terra che resiste al potere della ‘ndrangheta e che non vuole, non può e non deve perdere la speranza». È quanto si legge in una nota del Coordinamento provinciale di Vibo Valentia dell’associazione Libera diramata in seguito alla conclusione delle indagini relative alla maxi-inchiesta condotta dalla Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro, che porta al vaglio dei giudici un totale di 479 posizioni (qui l’approfodimento). Già in occasione dei primi arresti e conseguente terremoto giudiziario, Libera, accompagnata dalla società civile era scesa in piazza per «riempire gli spazi lasciati vuoti da quegli arresti sul territorio».
«Una grande partecipazione, quella del 24 dicembre, che ha mostrato a tutta Italia la bellezza di un’intera regione. – continua Libera Vibo Valentia – La bellezza di chi non si vuole più genuflettere al potere della ‘ndrangheta, la bellezza dei visi che non hanno paura di percorrere le vie della città mostrando da che parte stanno, la bellezza di chi vive animato dalla volontà di giustizia e dalla volontà di cambiamento. Non ci sono più alibi, è tempo che ognuno faccia la propria parte assumendosi la sua quota di responsabilità, senza remore o tentennamenti».
«Che cittadini, istituzioni e forze dell’ordine si riconoscano in un rapporto di reciprocità, insieme dalla stessa parte: quella della giustizia.
Che altre parti dello Stato siano altrettanto efficaci nel garantire il diritto al lavoro, alla salute all’istruzione ed alla casa per non vedere costretti i nostri giovani a dover emigrare, ma al contrario consentire a quelli già partiti di ritornare per investire la propria creatività ed intelligenza in questa meravigliosa terra.
Che i cittadini rivendichino diritti e non si pieghino alla logica del favore che li rende succubi.
Che gli amministratori svolgano il loro compito come vocazione e non come professione, che abbiano come faro il bene comune e non si pieghino a logiche di corruzione e collusione.
Che gli imprenditori difendano il loro lavoro e si liberino delle catene del racket e dell’usura attraverso la denuncia.
Che la rassegnazione lasci il posto alla fiducia, che il nichilismo e l’immobilismo diventino forze del fare e testimonianza di impegno concreto e fattivo».





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