L’exploit di Civica Popolare a Vibo e il “lavoro” (per i manifesti e non solo) politico del clan Lo Bianco

Il movimento della Lorenzin dallo “zerovirgola” al 7%. I contatti con il candidato alla Camera De Filippis per le affissioni e l’impegno per raccogliere voti. Il nervosismo per il ritardo nei pagamenti («i soldi me li devono dare Luciano e il professore»). Gli addentellati della ‘ndrina Cassarola in municipio e la minaccia dopo i controlli sui servizi cimiteriali. «Se prendono me faccio arrestare tutto il Comune»

di Pablo Petrasso
VIBO VALENTIA
Civica Popolare, il partito guidato dall’ex ministra Beatrice Lorenzin, è stata una meteora nella politica italiana. Schierata al fianco del Pd nelle Politiche del 2018, la formazione nata da Alternativa popolare (già Nuovo Centro Destra) si è sfaldata mese dopo mese. E poi è scomparsa. A riguardare i dati elettorali di quella competizione, si può ben dire che i “civici popolari” avevano una roccaforte calabrese. I numeri: il partito di Lorenzin ha ottenuto, alla Camera di deputati, lo 0,54% dei consensi su base nazionale e lo 0,82% in Calabria. Vibo Valentia è, in questo senso, un’enclave in cui il movimento lascia il fondo dello zerovirgola e sale addirittura al 7,12%. Con 1.126 voti, Civica Popolare è il quarto partito in città, grazie all’ottima performance del docente Vincenzo De Filippis e al sostegno di Stefano Luciano che, passato dal centrodestra al centrosinistra, finirà per essere candidato a sindaco (sconfitto da Maria Limardo) nel maggio 2019.
«FACCIO ARRESTARE TUTTO IL COMUNE» Al presunto scambio elettorale politico mafioso tra De Filippis (che è tra gli indagati nell’inchiesta Rinascita Scott) ed esponenti della cosca Lo Bianco, i magistrati della Dda di Catanzaro dedicano un approfondimento in cui traspare l’attivismo della ‘ndrina Cassarola in occasione della competizione elettorale. Lo scambio sarebbe legato al futuro scolastico del figlio di Orazio Lo Bianco. In cambio di rassicurazioni in questo senso, il padre si sarebbe impegnato a «procurare voti per conto del candidato». Il capo d’imputazione è condiviso anche da Alfredo Lo Bianco, politico di lungo corso, eletto in Comune nel 2019 nella lista del Pd (anche se nel 2015 aveva sostenuto il candidato di centrodestra Elio Costa) e oggi – dopo l’arresto e il ritorno in libertà – in procinto di iscriversi al Gruppo misto. Attorno al suo rientro in consiglio comunale si è scatenato un parapiglia: zoom24.it ha raccontato una vera e propria “fuga” dall’aula da parte dei consiglieri di maggioranza e opposizione per scansare una pratica considerata delicatissima. Per un ramo dei Lo Bianco la politica è una passione di famiglia (il giovane figlio di Alfredo è consigliere comunale a Ionadi) e anche una questione di affari. Secondo i magistrati antimafia di Catanzaro, gli interessi imprenditoriali della ‘ndrina si concentrano sui servizi cimiteriali e, in particolare, sull’accaparramento delle commesse indette dal Comune di Vibo Valentia per la sepoltura delle salme di cittadini extracomunitari. Il sistema è semplice: basta un’agenzia funebre e la «complicità del personale comunale addetto al controllo». Orazio Lo Bianco lo dice chiaramente subito dopo una serie di controlli nel cimitero della frazione Bivona. È al telefono con un dipendente comunale e non utilizza metafore: «Oh Sorrento… se prendono a me faccio arrestare tutto il Comune… compreso voi che avete gli atti… a me che cazzo mi devono fare… io sono a posto, non mi interessa niente mi arrestano… qual è il problema, non ho paura». Gli investigatori sono ancora più netti: «I custodi e i dipendenti comunali soggiacciono ai voleri della consorteria».
IL «BACINO ELETTORALE» SPOSTATO SU DE FILIPPIS Non è tutto: Orazio Lo Bianco sarebbe «un importante bacino elettorale per i propri congiunti attivi in politica». E, proprio per l’aiuto fornito, avanzerebbe «pretese verso i propri familiari eletti». Quel nocciolo di consensi, per i magistrati, sarebbe stato “spostato” su Vincenzo De Filippis. Un sostegno full optional, visto che Orazio chiama il fratello Alfredo «appena appreso della candidatura al Parlamento» del prof di Matematica e gli chiede di «riferire che dell’affissione del manifesti elettorali se ne sarebbe occupato Michele Lo Bianco, figlio di Orazio», visto che «era in procinto di conseguire la patente di guida e già in possesso dei necessari materiali». Alfredo, da navigato politico locale, è più cauto: «Statti calmo che è tutto in previsione. Non mettere il nome del professore ancora in giro».
De Filippis, in effetti, mostra interesse per la situazione scolastica del giovane Lo Bianco e cerca – come documentano i colloqui intercettati – di trovare una classe adatta alle sue esigenze. Tutta la famiglia appare schierata per il docente del liceo. Alfredo Lo Bianco, però, si raccomanda – appuntano i pm – «affinché dell’affissione dei manifesti risultasse esclusivamente il nominativo» di Michele Lo Bianco. Si tratterebbe di «una forma di cautela» per evitare «collegamenti tra il candidato politico e Orazio Lo Bianco», che il fratello «riteneva già eccessivamente esposto nella locale criminalità organizzata».
Alfredo, comunque, si rivolge al fratello: «Ma una mano d’aiuto ce la dai per il professore?». La risposta è affermativa: «Eh, sì. Gliel’ho detto pure al professore che sì».
«GLI HO TROVATO QUARANTA VOTI» L’impegno viene illustrato in maniera esplicita in una telefonata del 14 febbraio 2018: «Adesso ero dal professore De Filippis, adesso io là da Lo Bianco… glieli ho trovati altri quaranta voti (…). Quaranta voti glieli ho trovati alla Villa dei Gerani, un ragazzo che lavora a Serra, tutta la famiglia sono quaranta. Tutti quanti daranno il voto a lui, anzi adesso gli dico… mi faccio dire pure la sezione dove votano». Non dev’essere andata benissimo, visto che Civica Popolare a Serra San Bruno ha raccolto 21 voti (0,6%). Per i pm catanzaresi, pero, le parole di Lo Bianco «evidenziano la capacità di vantare un consistente bacino elettorale che potrebbe influenzare lo svolgimento delle elezioni». E anche che «la contropartita che avrebbe dovuto fornire al professor De Filippis – a fronte del conseguimento di ben due promozioni scolastiche del figlio di Orazio – era costituita per l’appunto dall’appoggio elettorale e quindi dal procacciamento di voti in favore dell’allora candidato alla Camera dei deputati». I contatti per l’affissione dei manifesti arrivano anche da altre forze politiche. Come Sinistra italiana, il cui coordinatore provinciale Gernando Marasco (che non è sfiorato dall’inchiesta), sente Orazio Lo Bianco: «Ho avuto il suo numero da suo fratello Alfredo e da Enzo De Filippis – dice –, sono i nostri punti di riferimento politici, è vero che siamo in un altro partito però… ci siamo rivolti a voi per affiggere dei manifesti».
Per quanti manifesti siano stati distribuiti in giro per la città – e per quanto il risultato di Civica Popolare a Vibo sia sorprendente – stando alle intercettazioni tra Domenico e Orazio Lo Bianco, il professore non è soddisfatto: «Dice che neanche… neanche per quanti manifesti avete attaccato ha preso voti», esordisce Domenico. Per gli inquirenti, «ne deriverebbe che Orazio Lo Bianco si sarebbe impegnato al procacciamento di voti in favore del candidato alla Camera dei deputati». Il rischio, a questo punto, è che l’insoddisfazione ritardi i pagamenti. Meglio evitare: «I soldi glieli deve dare al ragazzo – dice Orazio – sennò mi ‘nchiananu i cazzi».
«LUCIANO E DE FILIPPIS MI DEVONO DARE I SOLDI» Il tempo passa e la pazienza diminuisce: «Gliel’ho detto ad Antonio – è ancora Orazio Lo Bianco a parlare –, io ti do tempo fino a domani… domani gli ho detto all’una mi presento a casa di Luciano». Per gli inquirenti, il riferimento è a Stefano Luciano, all’epoca presidente del consiglio comunale di Vibo Valentia. Luciano, che non è indagato nell’inchiesta Rinascita Scott e difende sia Orazio che Alfredo Lo Bianco, dapprima sostenitore dell’ex sindaco di centrodestra Elio Costa, «aveva rilasciato dichiarazioni alla stampa in merito al proprio sostegno elettorale in favore di Vincenzo De Filippis». Una tappa del passaggio al centrosinistra che lo porterà a candidarsi a sindaco. Secondo quanto raccontato da Lo Bianco nella conversazione intercettata, «la commessa dell’affissione dei manifesti elettorali proveniva proprio da quest’ultimo (Luciano, ndr) e dal professor De Filippis, erano pertanto loro a dover remunerare Lo Bianco e non il fratello Alfredo Antonio». Al solito, le telefonate sono piuttosto esplicite: «Luciano e De Filippis… a me loro mi devono dare i soldi (…) in questo modo è bello fare campagna elettorale… con le spalle degli altri».
Le tensioni per il pagamento del servizio di affissione dei manifesti proseguono anche dopo il voto. È difficile, per Orazio Lo Bianco, trattenere il fastidio. «Devi aspettare che scende dal Tribunale – dice al figlio – perché te li deve dare adesso perché prima delle due e mezza dobbiamo versare alla banca, vai da Luciano e prenditeli da Luciano».
Poco più tardi, il figlio fa presente di aver «chiamato a Stefano. Ha detto che di pomeriggio ci dà i soldi», precisando che quest’ultimo gli avrebbe riferito «non ce li ho nella tasca, ho cento euro adesso». I soldi sarebbero in una cassaforte. «Gli devo dire se ci vuole il piccone per la cassaforte», chiosa Orazio Lo Bianco. Il figlio si fa addirittura minaccioso: «Mi stai portando che prendo a Luciano e lo picchio oggi perché è da oggi che mi prendono per il culo in faccia, tutti e due». (p.petrasso@corrierecal.it)





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