Pasqua: «Contro di me accuse infondate, mai subìto pressioni da nessuno»

Il padre dell’ex consigliere regionale contro i colleghi che lo accusano di rapporti con il boss Mancuso. «Ho denunciato il veterinario, mentre il secondo collega è stato condannato in virtù di una mia testimonianza»

Riceviamo e pubblichiamo:

Dall’articolo di stampa apparso sul vostro quotidiano on line dal titolo “Le accuse dei colleghi al padre dell’ex consigliere regionale: «Contattato dal boss Mancuso insabbiò un sequestro dei Nas»” apprendo, senza non poco stupore e con tanta rabbia, che due soggetti avrebbero calunniato la mia persona mediante accuse risibili, ridicole e del tutto infondate.
A dimostrazione di ciò, senza dilungarmi sul punto, basti considerare l’acredine che muove, con ogni evidenza, la provenienza delle stesse:
1) Il primo, è il veterinario, già dipendente del dipartimento che ho diretto per tantissimi anni e nei cui confronti ho già formalmente agito nelle sedi opportune in molteplici occasioni, non da ultimo, per l’infamante accusa riportata nei confronti miei e della Dott.ssa Velocci, con mio grande dispiacere, anche dal vostro giornale e rispetto alla quale, trepidante, attendo giustizia.
2) Il secondo è una persona che, in virtù della mia testimonianza resa nel noto processo per la morte della giovane Federica Monteleone, i cui genitori aspettano che sia fatta adeguata giustizia, ha subito, con sentenza passata in giudicato, una condanna definitiva per tentata concussione, e da quanto apprendo, a riprova dell’assoluta spontaneità e linearità della denuncia (il sarcasmo in alcuni casi è doveroso), peraltro avvenuta addirittura ad un anno di distanza dall’inesistente fatto (fine 2013 data del sequestro – fine 2014 data della denuncia), si sarebbe preoccupato finanche di registrare i colloqui con il proprio “ignaro” interlocutore.
Tanto basta per far comprendere alla opinione pubblica il risibile tenore delle accuse che mi vengono mosse e che, comunque, mediaticamente sono sufficienti a ledere la mia immagine. Ribadisco, tuttavia, con fermezza e sfidando chiunque a dimostrare il contrario che nell’arco della mia quarantennale carriera nella pubblica amministrazione non ho mai subito pressioni da alcuno.
Tuttavia, essendo stanco, di continui quanto ingiustificati attacchi mediatici rivolti alla mia persona ed alla mia famiglia ormai da mesi a questa parte, mi corre l’obbligo di precisare che ho già conferito ampio mandato ai miei legali per agire in ogni sede al fine di tutelare la mia onorabilità e la mia reputazione personale.
Allo stesso modo continuerò ad agire ininterrottamente in ogni competente sede fino al giorno in cui non otterrò assoluta giustizia rispetto a tutte le accuse calunniose ed infamanti mosse a me ed alla mia famiglia fino ad oggi.
Con riferimento, invece, alla parte dell’articolo in cui si ipotizza che il signor Pugliese avrebbe votato mio figlio, mi meraviglia molto possano essere sfuggiti, quanto meno, all’attenzione del giornalista redattore, alcuni atti di indagine riportati pedissequamente in alcuni articoli di giornale facilmente reperibili su internet (https://www.approdonews.it/giornale/operazione-robin-hood-ecco-lordinanza-che-inchioda-salerno/) dai quali emerge, in maniera oltremodo evidente, che il predetto signor Pugliese non avrebbe minimamente votato per mio figlio bensì per ben altri candidati.

Cesare Pasqua

Accogliamo le precisazioni del dottor Pasqua. Il nostro servizio è basato sugli atti di indagine depositati nell’ambito dell’inchiesta “Rinascita Scott”. Riguardo al sostegno elettorale di Pugliese, imprenditore ritenuto dalla Dda di Catanzaro un affiliato ai clan del Vibonese, tutto il materiale riferito è tratto da conversazioni, anch’esse agli atti, tra lo stesso Pugliese e Cesare Pasqua, nelle quali il primo garantiva di aver fatto il «proprio dovere». Ma, si sa, si vota nel segreto dell’urna. (ppp)





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