I rapporti con gli «imprenditori legati alla massoneria». Così il clan Anello è sbarcato in Svizzera

Dai verbali di Mantella la “scalata” della cosca di Filadelfia. «Oro rubato dai tossici trasformato in lingotti e depositato in cassette di sicurezza». Al di là delle Alpi il business delle finanziarie e dei “compro oro”. I legami con l’uomo finito nello scandalo politico-giudiziario in Piemonte

di Pablo Petrasso
LAMEZIA TERME Il pentito Andrea Mantella è a conoscenza degli investimenti della cosca Anello in Svizzera «fin dal 2003», anno in cui «si iniziava a programmare con i Bonavota e gli Anello l’omicidio Cracolici». Al solito, l’ex boss del Vibonese è prodigo di particolari sui rapporti tra cosche e sulle loro proiezioni extraterritoriali. Frasi da riscontrare, quelle che i magistrati della Dda di Catanzaro inseriscono nel capitolo dedicato all’espansione della cosca di Filadelfia al di là delle Alpi.
«Avevo cognizione del fatto che Rocco Anello investisse capitali in Svizzera – spiega il collaboratore di giustizia in un interrogatorio del 7 novembre 2018 –. Infatti in Svizzera dimorava stabilmente la di lui sorella e il di lui cognato che si chiama Franco Bartucca». Mantella cita fonti dirette – i vertici del clan colpito dall’inchiesta “Imponimento”: Rocco Anello e i fratelli Fruci – per spiegare che il boss (Rocco Anello, appunto) «soleva ricettare oro rubato dai tossico dipendenti, lo faceva fondere per il tramite di amici aretini di Francesco Mallamace, ne ricavava lingotti d’oro che faceva depositare in cassette di sicurezza in Svizzera».
Non sarebbe stato l’unico business, perché Anello, sempre a detta del pentito, «ricettava mobili d’antiquariato che sempre per il tramite della sorella e del cognato faceva rivendere in Svizzera».
Sarebbe soltanto la prima fase. Perché ci sarebbe un prima e un dopo il 2003. Sono sempre frasi del collaboratore di giustizia: «Quando, in epoca successiva al 2003, Rocco Anello ha stretto rapporti con i fratelli Stillitani piuttosto che con un altro importante che si chiama Galati, ha accresciuto i suoi interessi in Svizzera per il tramite delle entrature di questi imprenditori, che erano legati alla massoneria». La triangolazione è diventata un passaggio quasi obbligato per le inchieste antimafia: ‘ndrangheta-politica-massoneria. Un trittico che ritorna anche nella sintesi delle dichiarazioni del pentito e che prelude all’evoluzione degli affari per il clan che “governa” tra il Lametino e il Vibonese. La Calabria come base, la Svizzera come porto in cui espandere i propri affari. «Altre entrature – dice ancora Mantella – venivano assicurate a Rocco Anello in Svizzera da Francesco Mallamace imprenditore boschivo e dal di lui suocero Vincenzo Rubino, che in verità era più legato a Damiano Vallelunga».
Mantella non sa quali fossero i prestanome degli Anello, ma dice di sapere «per certo» che la cosca era attiva in Svizzera «in diversi settori: alberghiero, nel settore delle finanziarie, tramite una persona dimorante in Genova che si chiama Onofrio Garcea».
Gli investigatori non chiariscono l’identità dell’uomo. Ma un Onofrio Garcea appare spesso nelle inchieste sulle propaggini settentrionali dei clan calabresi. Anche di recente, quando la figura del 70enne originario di Pizzo Calabro e vicino ai Bonavota di Sant’Onofrio è finita al centro dell’operazione “Carminius” del marzo 2019. Garcea, che è considerato un esponento di spicco dei clan in Liguria, avrebbe avuto un ruolo nello scandalo giudiziario che ha scosso la politica piemontese. Perché, insieme a Francesco Viterbo, avrebbe stretto un accordo con il candidato di Fratelli d’Italia, Roberto Rosso. Rosso avrebbe versato denaro per ottenere, dai due intermediari, un pacchetto di voti attraverso due intermediari.
Mantella spiega che «le finanziarie funzionavano in modo assai semplice: bastava disporre di piccoli immobili sulla strada, tipo garage, per offrire denaro in prestito per importi modesti. Altri settori in cui gli Anello avevano investito in Svizzera erano quelli della ristorazione e delle attività di “compro-oro”». Diversificare, tenere rapporti con la politica, portare le proprie attività all’estero. C’è tutto quello di cui un clan ha bisogno per prosperare. (p.petrasso@corrierecal.it)





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