I conti all’estero dei soci del boss e il bancario “portoghese” imparentato con il clan Gambazza

La corsa di due imprenditori che la Dda di Catanzaro considera in affari con Saverio Razionale per sottrarre una grossa somma a un pignoramento. Nelle intercettazioni di Rinascita Scott i contatti con un funzionario dalle parentele imbarazzanti. E la decisione finale di inviare il denaro in Romania

di Pablo Petrasso
CATANZARO Antonino Delfino ed Elisabetta Lo Iacono sono due imprenditori indagati nell’inchiesta Rinascita Scott. Con ruoli e accuse diverse, i magistrati della Dda di Catanzaro li considerano soggetti centrali nel mosaico giudiziario dell’inchiesta. Delfino, di recente passato agli arresti domiciliari, è accusato di associazione mafiosa (il Tribunale del riesame ha riqualificato il reato in concorso esterno): i suoi rapporti con Saverio Razionale, boss di San Gregorio d’Ippona con consistenti attività imprenditoriali a Roma, sarebbero strettissimi. Lo Iacono, invece, avrebbe avuto un ruolo nell’attribuzione fittizia al proprio compagno Delfino di 15 società dietro le quali, in realtà, si sarebbe celato il capoclan vibonese. Come commercialista, inoltre, avrebbe contribuito al trasferimento di 500mila euro per «ostacolarne l’identificazione» e impedire che risultassero riconducibili alle attività criminali della cosca Fiarè-Razionale-Gasparro. Accuse pesanti che, confermate nella chiusura delle indagini, passeranno al vaglio del giudice per l’udienza preliminare.

L’ossessione per i soldi

Delfino e Razionale in un’immagine catturata dagli investigatori

Sono i soldi l’argomento principe nelle conversazioni riportate in questo segmento della maxi inchiesta. Soldi dei quali il boss si preoccupa costantemente; non perché abbia paura di perderli ma per assicurarsi che siano schermati, protetti dalla sua stessa ingombrante presenza, che significherebbe la fine (cioè il sequestro) delle attività commerciali messe in piedi negli ultimi anni. Anche Elisabetta Lo Iacono ha una preoccupazione: la manifesta all’avvocato Francesco Stilo, indagato per il presunto «rapporto collusivo» instaurato con la ‘ndrangheta, nel corso di un incontro al quale partecipa assieme, tra gli altri, al boss Razionale al proprio compagno. Queste che gli inquirenti definiscono «cene/riunioni» si svolgono nell’abitazione di Razione, all’interno del “Residence Aurelia”, nella Capitale. Lo Iacono chiede al legale «una consulenza informale riguardo una vicenda giudiziaria nella quale risultava coinvolta unitamente a Delfino, poiché un suo cliente l’aveva denunciata per truffa». In quella stessa conversazione la donna, originaria di Siracusa fa «riferimento alla sorella indicandola come “magistrato”», elemento che gli investigatori avrebbe successivamente riscontrato.

Il conto da aprire in Portogallo

La vicenda si ripropone qualche tempo dopo. È l’11 aprile 2017; i telefoni di Delfino e Lo Iacono sono sempre sotto controllo e la donna chiede al compagno di «prendere contatti con un suo contatto in Portogallo». Questo perché «avrebbe voluto recarsi in quel Paese per aprire un conto corrente bancario presso un Istituto di credito locale».
La commercialista ha bisogno di spostare in fretta una gran quantità di denaro per sottrarla – è l’ipotesi degli inquirenti – a un pignoramento in arrivo dal Tribunale di Siracusa: «Entro domani mattina – spiega – vanno spostanti in un conto intestato a me (…) ho soltanto un giorno di libertà per riprendermeli (…) dopodomani è già di nuovo bloccato»). Sulla sponda italiana la donna ha già trovato una via preferenziale grazie a un direttore di banca compiacente, ora serve un posto sicuro dove spostare la somma. È per questo che chiede «al compagno di attivare la sua conoscenza in Portogallo», cioè «per poter preparare il terreno con la banca dove avrebbe dovuto aprire il conto corrente a tempo di record e operare il giroconto». Delfino si attiva e trova porte aperte.

Il funzionario imparentato con i Pelle

Antonino Delfino

Ciò che i magistrati della Dda di Catanzaro trovano interessante sono i legami dell’uomo in contatti con la Calabria. Il funzionario è, infatti, marito di una donna imparentata con Giuseppe Pelle, detto “Gambazza”, ritenuto il capo della ‘ndrina di San Luca, a lungo latitante prima dell’arresto a Condofuri nell’agosto 2018. La telefonata tra Antonino Delfino – che, secondo quanto risulta dalle indagini, avrebbe già un conto aperto nella filiale di Lisbona di quell’istituto di credito – e il bancario è cordiale. L’imprenditore si limita a dire che «dovrebbe arrivare la mia compagna …in Portogallo a Lisbona[…] che dovrebbe andare a Monte Pio[…] che deve fare l’apertura […] l’apertura di conto corrente». E l’amico conferma «la sua disponibilità aggiungendo che il successivo giovedì sarebbe rientrato in Italia», al che Delfino si offre di andare a prenderlo all’aeroporto di Roma Ciampino.

Lo Iacono sceglie la Romania

Non se ne farà nulla. Perché in poche ore Elisabetta Lo Iacono cambia idea. Non sul proposito di trasferire il denaro, ma sul posto in cui spostarlo. Comunica così a Delfino che dopo gli accordi presi «con un suo cugino, tale “Filippo”, avente un’attività commerciale a Praga da molto tempo, l’indomani sarebbe andata in Romania, e non più in Portogallo, ad aprire un conto corrente presso la “Raiffeisen Bank” di Bucarest».
Per i pm di Catanzaro si tratta di una operazione «ambigua» perché «il conto corrente in Romania, creato con la compiacenza di funzionari di banca locali (“hanno questo appoggio dentro la banca, mi risolvono un problema”), sarebbe servito solo due giorni (“mi serve solo per due giorni”), evidente indicazione che i soldi sarebbero poi stati dirottati, molto verosimilmente, su conti delle società intestate al Delfino come la stessa Lo Iacono lasciava intendere (“c’è un secondo pignoramento, hanno rinnovato l’atto di precetto… te l’ho spiegato , me li rilevano per un altro anno! […] io non posso perderli, ho bisogno!… io e hai bisogno tu!”)». Bastano un paio di contatti compiacenti, un informatore al posto giusto e i soldi spariscono. (p.petrasso@corrierecal.it)





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