Nicotera, riapre la tabaccheria del testimone di giustizia Carmine Zappia

Il 4 settembre inizia la nuova sfida per l’imprenditore che aveva denunciato i suoi estorsori, appartenenti al clan Mancuso. Libera chiama a raccolta la comunità: «A supporto della sua scelta dovrà esserci il calore della gente»

NICOTERA Una nuova sfida per Carmine Zappia: la sua tabaccheria riaprirà il prossimo 4 settembre. Il “gigante buono” aveva detto no ai suoi estorsori rompendo così un muro di silenzio e condiscendenza al potere ‘ndranghetista che aveva pervaso tutta la provincia di Vibo Valentia. Quegli estorsori avevano un volto, un nome ed un cognome ed appartenevano alla “famiglia” Mancuso. Un dato irrilevante se confrontato al dovere avvertito da Carmine Zappia verso se stesso e la sua comunità.
«La ‘ndrangheta ha perso. Perché sì, bisogna gridarlo a gran voce che a Nicotera la ‘ndrangheta ha perso, ha perso la legge del silenzio, della rassegnazione e della paura. Abbiamo gioito alla notizia della riapertura dell’attività, sicuramente un importante nuovo inizio per Zappia, ma che ha un valore immenso per tutto il territorio vibonese perché alimenta ancora di più la speranza del riscatto per un’intera comunità, chiamata a mostrare senza tentennamenti da che parte sta». E’ quanto si legge in un comunicato del Coordinamento provinciale di Vibo Valentia dell’associazione Libera.
L’invito è quello di sostenere quanti fanno scelte come quelle di Zappia attraverso un consumo etico, critico e responsabile che sottende la volontà di schierarsi contro la ‘ndrangheta, al fianco di chi denuncia.
Non sempre questo collegamento è scontato. Accade spesso che proprio la scelta di denunciare il “pizzo” corrisponda al diffuso timore della comunità che a poco a poco si allontana provocando così una duplice sconfitta. Ecco perché «a supporto della scelta coraggiosa di Zappia – rimarca Libera – dovrà, infatti, esserci il calore ed il sostegno della gente». La notizia arriva qualche giorno dopo il ricordo della morte di Libero Grassi, il primo e tra i più noti imprenditori che decisero spezzare la catena di omertà denunciando i propri estorsori. Come lui, anche Carmine Zappia e quanti altri fanno queste scelte riscoprono – e fanno riscoprire – la libertà come bene primario per le loro comunità. Così scrisse proprio Libero Grassi in una lettera pubblicata sul Giornale di Sicilia il 10 gennaio 1991: «Ho costruito questa fabbrica con le mie mani, lavoro da una vita e non intendo chiudere. Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no al ‘Geometra Anzalone’ e diremo no a tutti quelli come lui». (f.d.)





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