Terrorizzavano Filandari: sette condanne per il clan Soriano

Pene dai 18 ai cinque anni di reclusione e otto assoluzioni nel processo “Nemea”. Intimidazioni ed estorsioni dopo la scarcerazione del boss della cosca

VIBO VALENTIA Sette condanne dai 18 ai cinque anni di reclusione e otto assoluzioni. Questo il bilancio della sentenza emessa dal collegio del Tribunale di Vibo Valentia presieduto da Tiziana Macrì (Brigida Cavasino, Gilda Danila Romano a latere) nei confronti degli imputati coinvolti nel processo “Nemea” contro il clan Soriano di Filandari. Gli imputati sono ritenuti colpevoli di aver messo in atto una vera strategia del terrore per riacquisire il controllo criminale della zona di Filandari. Il clan Soriano di Filandari, dopo la scarcerazione del boss Leone Soriano, avvenuta a settembre 2018, aveva ripreso afflato ed energia. In sei mesi sono stati contati 14 episodi intimidatori a danni di commercianti e imprenditori. Ma non solo, si progettava un attentato alla caserma dei carabinieri di Filandari tramite l’esplosione di colpi d’arma da fuoco o il lancio di un ordigno esplosivo. Il sostituto della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci, aveva invocato condanne per 174 anni di reclusione.
Il collegio ha condannato Giacomo Chichello, 5 anni di reclusione e 5000 euro di multa; Luca Ciconte, 10 anni, 9 mesi; Francesco Parrotta, 13 anni; Graziella Sipigni, 12 anni; Caterina Soriano, 11 anni e 11 mesi; Leone Soriano, 18 anni e 11 mesi; Giuseppe Soriano, 13 anni e 8 mesi.
Il collegio assolve per non avere commesso il fatto Maria Grazia Soriano; Giuseppe Guerrera; Rosetta Lo Preiato; Domenico Nazionale; Luciano Marino Artusa; Domenico Soriano, Mirco Furchì, Alex Prestanicola. (ale.tru.)





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