Terapia del Dolore, l’esperienza di Cosenza illustrata a Roma

Convegno nell’Auditorium Ribotta. Presentata un’indagine conoscitiva condotta dall’Unical. Amato: «Cure palliative decisive sotto il profilo etico e sociale e anche in ragione della sostenibilità dei sistemi sanitari»

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ROMA Un’indagine conoscitiva sulle “Reti di Terapia del Dolore” che mette insieme le competenze dell’Unical e quelle dell’Azienda ospedaliera di Cosenza è stata presentata martedì nell’Auditorium Ribotta a Roma. All’appuntamento hanno partecipato Francesco Amato, direttore dell’Uoc di Terapia del Dolore dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza, e il Andrea Urbani, direttore generale della Programmazione sanitaria al ministero della Salute. La presentazione dell’indagine conoscitiva è stata affidata al professore Roberto Guarasci e alla ricercatrice Sara Laurita, entrambi dell’Università della Calabria.
A commentare l’appuntamento il professor Francesco Amato: «Con l’approvazione della legge n. 38, nel 2010, il nostro Paese si è indiscutibilmente qualificato in termini di modernità e umanità del suo sistema sanitario – ha spiegato –; quella norma, che è il nostro costante e quotidiano punto di riferimento, contiene principi ed indicazioni che stanno diventando, sempre di più, patrimonio e consapevolezza comune.  Oggi, a distanza di nove anni, gli aspetti più rilevanti della legge sono una consolidata e diffusa  realtà, penso alla rilevazione del dolore all’interno della cartella clinica, alla semplificazione delle procedure di accesso ai medicinali impiegati nella terapia del dolore, alla formazione del personale medico e sanitario».
L’incontro aveva la precisa prospettiva di approfondire «un altro dei contenuti di quella straordinaria norma e cioè le Reti di Terapia del Dolore». Per questo Amato ha ringraziato la ministra alla Sanità Giulia Grillo (assente per motivi istituzionali, ndr) «per la sensibilità dimostrata rispetto ad un tema che è e sarà sempre di più qualificante per il sistema sanitario nazionale e per quelli regionali».
«Nella nostra esperienza a Cosenza – ha aggiunto Amato – verifichiamo infatti ogni giorno quanto la terapia del dolore e le cure palliative siano decisive sotto il profilo etico e sociale ed anche in ragione della sostenibilità dei sistemi sanitari. Se pensiamo, infatti, che il 60% della spesa sanitaria è legato al tema della cronicità e che tutte le patologie che si caratterizzano in questo scenario hanno come comune denominatore proprio il dolore ben si comprende come l’appropriatezza delle cure, gli interventi mininvasivi e la  terapia del dolore rendano concreta la possibilità di incidere anche sui costi del sistema sanitario.
Metaforicamente amo ripetere spesso che la “cura del dolore” è anche, in definitiva, una cura per il sistema sanitario».

«Intendiamoci – conclude Amato – il percorso è ancora lungo, molto si è fatto ma tanto altro rimane da fare; penso, ad esempio, alla necessità di strutturare di più e meglio le reti di terapia del dolore, di condividere  l’esperienza  positiva del centro di riferimento regionale dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza, di promuovere una maggiore e più profonda consapevolezza dei medici di base. Curare un dolore, infatti, non è più un’azione metodica o generale ed indistinta, per avere ragione di un dolore è necessario innanzitutto comprenderne la o le cause, qualificarlo con precisione ed infine predisporre una terapia che non può che essere specifica e di dettaglio per quel singolo paziente, per quello specifico dolore».







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